Giovanni Barblan |

“ ho fatto un pensiero così difficile che nemmeno io l’ho capito “ . “ lingua tagliente e intelligenza sferzante, leo longanesi ( 1905 – 57 ), giornalista, non era tenero neppure coi suoi colleghi. ‘ un vero giornalista – scriveva in uno dei suoi aforismi folgoranti – spiega benissimo le cose che non sa “.  non esitava, però, ad imbracciare anche l’arma dell’autocritica, come accade nella battuta sopracitata. capita a tutti di avviarsi in un ragionamento complesso e di accorgersi progressivamente di essersi avviluppati in un ginepraio dal quale non si è più in grado di uscire decorosamente. di certi oratori che non vengono a capo di un discorso e allungano il brodo delle parole si suol dire che ‘ sono incartati ‘, come avviene appunto al conferenziere che ha confuso i fogli della sua relazione. in ogni riflessione e scelta è, invece, sempre necessaria la conquista del rigore metodologico, della chiarezza tematica e della chiarità espositiva. e questa dote si ottiene con un umile e costante studio e controllo di sé, della mente e del cuore “.  ‘ il contrario di quel che penso mi seduce come un mondo favoloso ‘: questa frase  sintetizza totalmente la personalità del grande giornalista. cercare di dire tutto su leo è impossibile data la sua varopinta e incommensurabile curiosità sui fatti del mondo che osserverà sempre con occhio pungente e penna caustica, ma anche con pennello sarcastco, provocante  e mordace. protagonista scomodo che si rritirerà sempre dalla  parte sbagliata. fascista prima, a modo suo, antifascista dopo, a modo suo, sempre insoddisfatto , sia prima che dopo. del fascismo aborriva le parate, gli archi di trionfo, i fasci con i festoni, le abilità ginniche dei caporioni. dell’antifascismo non sopporterà la disinvoltura di quanti vi aderivano dimenticando di quello che erano stati prima. ” ma dove ci siamo già incontrati ? “. fioccano le mille e una collaborazioni, soprattutto con ‘ il selvaggio ‘ di mino maccari. tralasciando altri titoli di libri e riviste, il suo capolavoronasce nel 1950 quando fonda ‘ il borghese ‘, che si occupa prevalentemente del costume dell’italia intellettuale, con collaboratori  come giovanni ansaldo, indro montanelli, giuseppe prezzolini, giovanni  spadolini, mario tedeschi, alberto savinio, ennio flaiano, goffredo parise, mario missiroli. unico, poi, l’uso delle fotografie che completano l’articolo. il grande leo ci lascia nel 1957 a soli 52 anni.prima di morire, colpito da infarto su un lettino di ospedale, sussurra a chi gli sta accanto con ormai soffocata ironia : “ è un peccato vivere, quando tanti elogi funebri attendono. ecco proprio come avevo  sempre sperato : alla svelta e fra i miei aggeggi ”. scriveva di lui arrigo benedetti : “ non ho mai conosciuto altro uomo il cui occhio cogliesse    con tanta rapidità i particolsri sconcertanti della realtà contenuti in una fotografia dell’italia ufficiale di allora. egli con l’ingrandimento di un particolare dava immediatamente una figurazione storica. gli accadeva quasi inavvertitamente come se non se ne rendesse conto “. devo a longanesi, pannunzio e montanelli la mia formazione liberale e la mia crescita culturale. cari amici, è inutile andare dal giornalaio il giovedì : ‘ il borghese non c’è più “.
 “ non datemi consigli, so sbagliare da solo “ ( leo longanesi ).
“ un uomo di genio non commette errori: i suoi errori sono l’anticamera della scoperta “ ( james joyce ).
“ un dotto è colui che ha molto imparato. un genio, colui dal quale l’umanità jmpara ciò che il genio stesso non ha imparato da nessuno ( shopenhauer ).