A bordo della Samar in CINA . Gennaro Cibelli: “Non possiamo mettere piede a terra ne essere in contatto con nessuno, praticamente siamo prigionieri a bordo”

A bordo della Samar in CINA . Gennaro Cibelli: “Non possiamo mettere piede a terra ne essere in contatto con nessuno, praticamente siamo prigionieri a bordo”

Procida – Se la storia dell’isolamento del coronavirus ha portato sotto i riflettori una scienziata procidana, Maria Capobianchi, che partendo dall’isola di Arturo si è fatta largo nel mondo della ricerca, la storia che stiamo per raccontare parla di gente di mare. Di marittimi, di marinai con la valigia sempre pronta e il libretto di navigazione nel primo cassetto. Di quelli che se guardi bene ci trovi un po di salsedine nelle tasche e che con il loro lavoro hanno scritto pagine di storia della marina mercantile italiana.

Gennaro Cibelli, è il direttore di macchine sulla SAMAR della MSC. Un nome non nuovo per i nostri lettori che ricorderanno quando ad ottobre dello scorso anno scrivemmo di lui, nel momento che assunse proprio il comando della macchine di quella che è considerata la più grande porta container del mondo.

Gennaro da diversi giorni, è in Cina. Più precisamente a Tijanginxingang che è il porto di Pechino. La nave è già stata a Shanghai e la prossima tappa sarà a Quingdao Ningbo’ per poi nuovamente fare tappa a Shanghai ed in fine a Yantian il prossimo 19 febbraio, quando dovrebbe poi lasciare la Cina per far ritorno in Europa.

Ogni porto è sotto il più stretto protocollo sanitario.

“All’arrivo – ci dice Gennaro – vengono le autorità sanitarie per i dovuti controlli di rito: temperatura’ scanning etc. Se i risultati di questi controlli risultano negativi ci danno la cosiddetta libera pratica e possono cominciare le operazioni commerciali”.

“Indossiamo tute, maschere, guanti occhiali protettivi, usiamo per lavarci oltre ai normali bagnoschiuma e alcool, amuchina e disinfettanti specifici – e continua – per pranzare ovviamente usiamo piatti e stoviglie monouso, e possiamo solo usare prodotti imbustati o in scatola che siano stati confezionati non oltre la data del 01/11/19 ovviamente non cinesi”.

“Non possiamo mettere piede a terra ne essere in contatto con nessuno, praticamente siamo prigionieri a bordo ed è giusto cosi per ridurre al minimo ed evitare appunto il rischio di un potenziale contagio. La situazione qui è molto critica, spettrale oserei direi.

Il traffico crocieristico è sospeso ovviamente fino a data da destinarsi mentre, per quel che riguarda invece l’ import export delle merci in generale e soprattutto quelle trasportate nei container, è un calo un po’ per via del capodanno cinese che ricorre in questi giorni, sia un po’ per la chiusura di molte fabbriche soprattutto straniere che hanno deciso al momento di sospendere la produzione”.

“Stiamo vivendo momenti di timore e preoccupazione sia per noi che per le nostre famiglie che sono a casa. Purtroppo come spesso accade ci si ritrova involontariamente coinvolti in delle spiacevoli situazioni solo perché si va a lavorare ma, forse questa è la vita”.

Ieri intanto sono giunti i primi italiani di whuan:

“Di italiani ovviamente ce ne sono ancora tanti qui e tanti sono marittimi e non credo che sono l’ unico procidano ad essermi trovato in questa assurda situazione. Ovviamente pur volendo rientrare, non è semplice per nulla: in primis perché non ci sono più voli aerei diretti e quelle poche compagnie che ancora effettuano voli per emettere biglietto vogliono la certificazione della negatività da affezione da coronavirus cosa qui molto difficile quasi impossibile da fare sia per la scarsità dei centri sia per le decine se non centinaia di migliaia di persone che quotidianamente si recano per richiedere i dovuti accertamenti mentre, per altre compagnie i paesi di appartenenza delle stesse una volta atterrati è prevista la quarantena di 10 giorni prima di poter riprendere il viaggio per le varie destinazioni finali.

Siamo costantemente in contatto sia con le autorità cinesi locali per i vari aggiornamenti, sia con la società ovviamente con le autorità di bandiera e sia da ieri con l’unità di crisi presso la nostra ambasciata qui in Cina”.

E conclude: “Anche il sindaco è in stretto contatto con me ed è costantemente in contatto con l’unità di crisi della farnesina. Mi ha anche fornito un collegamento telefonico diretto con una funzionaria della Farnesina con la quale posso mettermi in contatto 24 su 24. Insomma nonostante la situazione è molto critica stiamo cercando di gestirla al meglio per il resto è importantissimo non farsi prendere dal panico ne dalla psicosi”

tgprocida

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