Redazione | La pattuglia con al comando il Mar. Dario Di Meglio li aveva già individuati al mattino appena avevano messo piedi a Procida provenienti dalla terraferma.  Colpo di fortuna o bravura e l’occhio dei militari era andato, nei capillari controlli agli sbarchi, proprio su di loro. Due ragazzi di Scampia, uno da poco maggiorenne e l’altro minorenne giunti sull’isola con il traghetto. Dai controlli dei documenti e dall’informative, non risultava per loro nessun problema. Incensurati.

Così i due, scampato il “pericolo” del controllo e tirato un sospiro di sollievo, si sono subito messi all’opera. Sull’isola erano giunti non per godersi la giornata estiva, nè tanto meno ammirare  le bellezze del posto. Erano sbarcati per smerciare moneta falsa. La prima 50 euro falsa l’hanno rifilata ad un bar al porto acquistano una bottiglietta d’acqua di 0.80 centesimi. E poi continuando a camminare, acquistando un giornale, (1.20 euro), un caffè (1,00 euro) e un pacchetto di gomme (1,00 euro). Quattro pezzi da 50 euro falsi, in meno di mezz’ora avevano già fruttato circa  195 euro autentici.

La giornata prometteva bene, nessuno dei commercianti malcapitati si era accorto della truffa, anche perché ad essere contraffate e smerciate erano i pezzi da 50 euro “nuovi” (quelli da poco in uso), e così hanno continuato il loro giro per le strade dell’isola con l’intento di delinquere, scambiare più carta moneta possibile e tornare a Napoli.

Qualcosa però è andato storto. Un negoziante (truffato) accortosi di quegli strani colori del nuovo pezzo da 50 euro, ha chiamato i carabinieri e denunciato l’accaduto, fornendo ai militari  un identikit di chi potesse essere stato a rifilargli quella banconota.

La scaltrezza degli uomini della benemerita ha fatto tutto il resto. La pattuglia individuava uno dei due ragazzi, sbarcati al mattino ed identificati allo sbarco, a Piazza della Repubblica.  L’altro,  invece,  era in un bar della  zona,  Anch’egli veniva fermato e controllato. E qui la conferma dei sospetti. Nelle tasche di uno dei due venivano ritrovati i “soldi veri”, tutti dettagliatamente separati; in ogni tasca  – tra pantalone e giubbino – c’era il resto dei 50 euro. Nelle tasche dell’altro ragazzo  – invece – venivano ritrovate altri 16 pezzi da 50 euro falsi.

I due delinquenti venivano così portati in caserma e denunciati a piede libero a norma dell’art 455 del codice Penale.  Ai militari, i due dichiaravano di essere studenti e di aver acquistato i soldi falsi da un uomo a Napoli, senza però conoscerlo e non sapendo fornire altre notizie sulla provenienza della carta moneta falsa. Per il maggiorenne veniva anche richiesto l’arresto ma il magistrato, appurato che il ragazzo risultava incensurato, ha preferito non procedere nella erogazione della misura cautelare. Entrambi venivano quindi invitati a lasciare l’isola e a restituire ai quattro negozianti malcapitati i soldi (veri ) ricevuti come resto.

Unico neo della brillante operazione dei militari è quel velo di “paura” e “misericordia” che purtroppo cala inesorabilmente molto spesso sui procidani quando si tratta di denunciare, avendone diritto, un reato. Vogliamo credere più alla “misericordia”, al voler “essere “buoni” per non infierire contro ragazzi finanche minorenni, perché se fosse per “paura” , per omertà, la cosa sarebbe davvero sconfortante. Tanto è vero che nessuno dei quattro commercianti ha esposto denuncia per quanto accaduto.

Al di là di questo aspetto, va rimarcato ancora una volta il continuo ed incessante  lavoro di controllo del territorio isolano voluto dal Cap. Andrea Centrella e dagli uomini della locale stazione retta dal Mar. Dario Di Meglio, che nonostante questi steccati di omertà, riescono ad arginare e combattere questi tipi di reati non molto frequenti sui territori delle isole,  ma che invece, in altre località della provincia di Napoli, sono un elemento molto importante del “core business” della malavita organizzata.