FOCUS: di Pasquale Lubrano. «TRAFFICO: UN FAI DA TE SENZA VIA D’USCITA»

Pasquale Lubrano – Giorni or sono, successivamente al “grido di dolore” del sindaco sul traffico stradale nell’isola, un pauroso ingorgo per puro caso non ha provocato gravi conseguenze a seguito del blocco dell’autoambulanza e dell’automezzo della “Protezione civile” impegnate in un soccorso d’emergenza.
E’ stato il suggello alla più caotica estate che è dato ricordare, a cui hanno contribuito i provvedimenti a variazione quasi quotidiana del sindaco stesso, peraltro frutto della ormai acclarata improvvisazione.
Quel “grido di dolore” a sottolineare l’invivibilità nell’isola, a suo dire, è stato il riconoscimento di scelte inidonee, scelte difese un mese prima quando sosteneva che il coefficiente di motorizzazione nell’isola é tra i più bassi d’Italia.
Dell’allarme del tutto fuori tempo, ampliato dalla autorevole stampa cittadina e dai social tra “like” e condivisioni, lanciato nel bel mezzo dell’estate, non è dato conoscere quali e quanti benefici abbia arrecato all’immagine e alla economia turistica, anche in prospettiva.
L’impegno dell’Amministrazione Comunale è di “fare di più” nel rimanente scorcio di “consigliatura”.
Bisogna intendersi: se il criterio operativo che il sindaco si è dato continua ad essere quello “ufficialmente” proclamato fin dall’insediamento di non voler seguire né studi, né progetti frutto di approfondimenti e valutazioni ma di affidarsi a sensazioni momentanee, non ce ne voglia, verrebbe da sperare, visti i provvedimenti adottati in queste quattro estati, che “faccia di meno”.
Certo di non essere condiviso dai tanti che hanno parteggiato per l’una o l’altra tipologia di provvedimento ritenuta risolutiva, senza pormi a confronto con cerchiobottisti smemorati o negazionisti dell’inquinamento, pur se io non sono titolare di patente di guida né possessore di bicicletta o portatore di interessi economici, mi permetto sottoporre all’attenzione degli interessati, ancora una volta, un modo di procedere opposto a quello vigente, nel metodo e nella sostanza.
Il problema da affrontare non è il “traffico” ma la “mobilità” di cui il traffico è conseguenza. Modificando modalità ed esigenze di “mobilità” si decongestiona il traffico. Le misure da adottare non devono essere concepite, in ogni caso, come punitive verso una categoria di utenti.
In un tempo come il nostro, in cui tutto scorre con la velocità delle onde elettromagnetiche la “mobilità” non può essere compressa ed imposta da uno sbrigativo “fatevela a piedi”, imposizione che, peraltro, nemmeno i medici riescono a far rispettare dai propri assistiti.
D’altro canto, il problema “mobilità” coinvolge città grandi e piccole e c’è una vasta gamma di esperienze, soluzioni sperimentate, da adattare alle condizioni di vita, a quelle territoriali e alle disponibilità strutturali. Non esiste un toccasana universale. Ogni singola misura, buona che sia, avulsa da una visione generale e dal contesto, arrecherà vantaggi ma anche svantaggi.
Le scelte del cambiamento in un settore così complesso che condiziona la vita e l’economia di un paese vanno adottate dopo l’osservazione scientifica dei flussi e delle esigenze di mobilità, le strutture viarie e di sosta, l’ubicazione dei servizi, da quelli portuali a quelli scolastici, a quelli commerciali e produttivi e così via, programmando le integrazioni strutturali ed organizzative necessarie.  Fissati e concordati gli obiettivi a medio-lungo termine, le misure da adottare nell’immediato e nei tempi successivi vanno viste come momenti attuativi di una “mobilità” che soddisfi le esigenze di tutti, che salvaguardino la qualità della vita e producano risparmi alle famiglie rispetto ad un dover ricorrere all’uso e all’uso costante di mezzi di spostamento, con i disagi che ciò comporta. Certe abitudini potranno magari dover essere cambiate, ma cambiarle non produrrà danni.
In questa proposta non c’è nulla di nuovo né di originale.
Ebbi a sperimentare un simile modo di operare quando, a metà anni ’80, per un breve periodo ebbi a ricoprire la carica di assessore alla mobilità. Il primo atto fu il coinvolgimento dei cittadini attraverso un pubblico questionario. L’Amministrazione affidò lo studio della situazione a specialisti ed il primo provvedimento strutturale fu la trasformazione da privato a pubblico del servizio dei bus con ampliamento dei percorsi coperti, a parte le misure contingenti che poi hanno costituito le scelte nei decenni successivi. Variamente adottate, da contingenti sono diventate ripetitive, al di fuori di ogni progetto.
Altro tentativo di procedere con modalità progettuali complessive, come “Riformisti per Procida”, lo mettemmo in atto nel 2011, partendo da una “fotografia” delle criticità del tempo, elaborata dall’amico ing. Peppino Rosato per conto “Assoutenti”.  Ne scaturì una commissione di studio per le proposte da inserire in un piano operativo, di cui accettarono di farne parte l’Univ. Federico II con le sue strutture tecnico-scientifiche, la Regione Campania per le opere ed i servizi da finanziare, l’EAV per i servizi pubblici da effettuare, e vari tecnici di settore per gli approfondimenti, tutti a titolo gratuito.
Avviati i lavori, ci fu isolamento e mancanza di collaborazione, anzi avversione, sia da parte dell’Amministrazione in carica che delle forze politiche e sociali; ciò portò all’esaurimento dell’iniziativa.
Peraltro, veniva meno uno dei pilastri amministrativi fondamentali su cui si basava l’iniziativa che presupponeva, nel medio-lungo periodo, una condivisione del progetto da parte delle forze politiche al di là dei ruoli contingenti di maggioranza o minoranza, per un’azione coerente nel tempo.
Nel 2015 l’elaborato di Assoutenti venne sottoposto all’attenzione del sindaco attuale, appena eletto, ma respinto perché egli riteneva che non c’era bisogno di studi e progetti. E’ stato in questi anni coerente: non ha cercato di approfondire nulla. I risultati? Il “grido di dolore”!
Lo stesso cospicuo finanziamento regionale (Presidente Caldoro) di oltre 6,5 milioni di Euro era finalizzato a sistemare un’area fondamentale nella vita dell’isola al fine della mobilità, quale è quella portuale. La qualità dell’utilizzo di un tale cospicuo finanziamento non necessita di commenti.
Ritengo che non ci siano scorciatoie: il “fai da te”, l’improvvisazione, le continue modifiche, non possono che portare a peggiorare ancora lo stato attuale del “traffico” e delle altre problematiche socio-economiche dell’isola.
Senza una inversione di tendenza, ci troveremo sempre a discutere di sensi unici, di divieti elastici, di mezz’ora di spacco, targhe alterne, spostamento del volume di traffico da una strada all’altra, da un’ora all’altra, senza modificarne il complessivo e scontentando tutti.
Vogliamo insieme affrontare il problema? L’Amministrazione Comunale, se ha sinceramente riconosciuto gli errori commessi, abbandoni il suo modo di procedere e segua il percorso razionale di cui si è detto.  Altrimenti il “grido di dolore” resta solo un tentativo di sollecitazione di pietistica benevolenza ed il “traffico” continuerà a sconvolgere l’isola col suo vortice.

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  1. PIERA /

    Siccome di tale ” mobilità ” non si menzionano i dettagli non possiamo ” come non addetti ai lavori ” capirne gli estremi … e siamo in attesa di maggiori ragguagli . Message

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