Sebastiano Cultrera |

“Ma io vi dico: amate i vostri nemici” Matteo 5:39.  Gesù ci ha insegnato questo precetto fondamentale dell’amore e della convivenza tra uomini. Capisco che sia un insegnamento difficile da seguire. Ma è ancora peggio quando lo si segue in maniera sbagliata, magari per un fine distorto o una convenienza del momento, e non per un vero sentimento cristiano.

Vengo al dunque: in politica è lecito lasciarsi prendere dalle passioni, ma bisognerebbe, tuttavia, conservare sempre una lucidità e una coerenza con le proprie idee (a patto di averne, naturalmente…). Il rischio, altrimenti, è quello di essere solo dei tifosi acritici che dicono e fanno ogni cosa per “sostenere” le ragioni (e spesso anche i torti) contingenti della parte politica che sostengono. L’irruzione, poi, della politica nei social media ha amplificato il fenomeno e fatto credere che la strategia dei “like” o delle frasi a effetto (magari false) sia un metodo immediato ed efficace di affermazione dei propri “beniamini”.

Certo, questa “politica delle istantanee” ha funzionato o funziona così, per certi versi: e di fatto premia i peggiori sentimenti (odio, rivalsa, rancore), piuttosto che proposte razionali o ipotesi reali di governo delle società complesse nelle quali viviamo. So bene come funziona, e molti amici mi rimproverano, anzi, di essere sempre “buonista”, sforzandomi ad entrare nei dettagli delle cose e nelle motivazioni di alcune scelte; e, per farlo, di essere lungo, poco immediato, poco competitivo rispetto ad una bella foto con uno scandalo (più o meno vero) in primo piano.

Perché penso sempre che le idee devono invece farci da guida. E confesso diffido dei rapidi innamoramenti politici. I peggiori sono quegli “amorazzi” che vedono riempire di complimenti un avversario storico se solo questo comincia a parlare male dei “nemici” più cogenti nel momento. Il nemico del nemico diventa un amico, o perlomeno, un compagno di percorso. E’ un percorso sempre sbagliato, e porta a veloci disillusioni. Cito ad esempio i ”casi” di Cosenza e di Borrelli. Cosenza, nume storico della sinistra procidana prese a criticare pubblicamente l’attuale amministrazione. Questo fuoco amico solleticò Procida Prima che lo elesse prontamente nel proprio “Pantheon”, salvo pentirsi quando Cosenza corresse il tiro. Stessa vicenda, ma sul versante opposto, con il consigliere regionale Borrelli, eretto prima a paladino di Procida sulla vicenda Ospedale (solo perché capace di urlare ogni genere di nefandezza contro De Luca e contro la Sanità regionale), poi prontamente derubricato a provocatore perché si è permesso una accelerazione individuale sulla vicenda Vivara, mostrando alcune criticità della questione.

Abbiamo visto e vediamo, soprattutto per la vicenda ospedale, bivaccare sull’isola ogni genere di contestatore, insorgente, arruffapopolo, nella illusione che è “la somma che fa il totale”, che tutto fa brodo nella logica di “fare ammuina” e tenere alta la pressione sulla Regione. Non si capiscono, però (o meglio non le capisco io) quali siano le coordinate della trattativa reale in corso e dove (e se) si sta svolgendo. Ma sull’ospedale approfondiremo a breve.

Adesso mi premeva sottolineare come l’attuale quadro politico procidano sia particolarmente sfilacciato. L’amministrazione fa quello che può e l’opposizione insegue. Ma le grandi questioni (Sanità, Trasporti, Sviluppo, Vivibilità) non possiamo affrontarle da soli. Manca una strategia chiara e mancano interlocutori chiari e qualificati. Vanno bene le interrogazioni dei Verdi e dei 5stelle, come il sostegno del consigliere Maria Di Scala. Se continueremo ad aprire le porte verrà pure qualche rapper e qualche esponente orfano del popolo viola; e non ho dubbi che alla Sagra del Mare avremo solidarietà a bizzeffe, tra cantanti e giocolieri. Ma vedo, in ogni dossier aperto, i decisori veri lontani, e la “scalata” che i nostri amministratori (di maggioranza e di opposizione) fanno ai problemi la vedo sempre più ripida. Sarà forse il caso che cambino strada?

La città di Napoli rischia di impantanarsi con la strategia “autarchica” di De Magistris: smettiamola di imitarlo! La calda estate ha bruciato anche il più fulgido esempio della “primavera flegrea” (portando il commissario a Bacoli), ma sarebbe da sciocchi non accorgersi che la vicina Pozzuoli (che ha ben altro spessore) sta facendo passi avanti in termini di investimenti e di progettualità. Forse è giunto il momento di sedersi un attimo e cominciare a ragionare sul futuro di Procida in una dimensione più ampia.