Redazione – Un vecchio slogan diceva, moriremo democristiani. Noi possiamo dire che moriremo di “traffico”, a Procida. Non è questa sede per scomodare professori di Pneuomologia o chimici nucleari esperti di fumi di particelle dei tubi di scarico. Né tanto meno questa la sede per scomodare urbanisti “de n’oartri” o esperti di traffico veicolare che nel loro blaterare si inerpicano in discussioni tipo,  Marciapiedi si marciapiedi no. Vietato si, vietato no. Carrabile non carrabile. H24 divieto, zone pedonali, orari e fascie orarie. Bus, bus elettrici, ciucciarielli, scarpe kangoo e chi più ne ha più ne metta. Un arcobaleno di sciocchezze da far paura.

Bastano quelli che armati di macchina – veicolare e fotografica –  ( più due scooter, una bici elettrica, un velocipede e due targhe alterne ) inveiscono contro le disposizioni sindacali e poi  sono i primi che hanno acceleratore sulla bici, fanno controsensi, vanno contromano, non hanno assicurazione, non pagano il bollo e potremmo continuare all’infinito.

Lo sfogo del Sindaco Dino Ambrosino, sul traffico che avvolge ( e stravolge) l’isola, è un grido di disperazione di una intera comunità ( il Sindaco secondo la tanto decantata Costituzione Italiana rappresenta l’intera comunità) che bisogna leggere con attenzione per poi cercare  – ognuno per quanto di competenza   – provare a  dare risposte. Concrete. Non boiate come quelle lette sui social o su qualche sito da qualche ex amministratore o scienziato in quiescenza nell’ultim’ora.

Dice il Sindaco: «La mia isola muore di traffico. Non mi riferisco ai gravi ingorghi capitati due giorni fa, che sono stati eccezionali, con dei responsabili che chiaramente ho redarguito. Mi riferisco alla nostra quotidianità, alla circostanza che i veicoli sono troppo invasivi rispetto alle possibilità delle nostre strade.
Non è questione di zone turistiche da dedicare ai pedoni: se il pomeriggio percorro via Libertà in bicicletta sento la puzza di smog, non dovuta al mezzo specifico appena passato, ma all’accumulo di gas scaricato in tutta la giornata.
Se merito una critica, è che non ho fatto abbastanza per ridurre il traffico su tutta l’isola. Porto la responsabilità di esporre la comunità a questa giostra infernale che ci fa perdere la salute, e spesso anche i lumi.
Nel mediare tra le legittime esigenze di tutti, trascuro i nostri obiettivi fondamentali.
Per questo non le capisco proprio le polemiche contro i divieti, mi aspetterei le contestazioni per non aver fatto abbastanza.
Dittatore, arrogante, insensibile, incostituzionale…. Pensa piuttosto a far rispettare il Codice della Strada. E poi becchi chi te lo dice in contromano tra San Giacomo e l’Olmo. E non è un episodio isolato: ognuno di noi, a bordo del suo veicolo, si concentra sulle infrazioni e sul traffico che producono gli altri.
Il senso di cominciare le fasce orarie pedonali alle 19.00 sta proprio nel cercare di sottrarre l’isola a questo traffico invasivo anche nelle ore di giorno. Se fosse per me, lo anticiperei addirittura il divieto. E non ci sono altri rimedi se non è questo: siamo 10.500 residenti in poco spazio, l’unico compromesso ragionevole è dire, in alcuni momenti, stop ai veicoli privati.
Non ho il Vangelo, leggo le critiche e mi metto in discussione. Farò a breve il Comandante dei Vigili anche per avere un’esperienza e un’opinione qualificata che vada oltre le nostre certezze. Ma per favore, per amore di questa terra, diamo il nostro contributo di idee e testimonianze per ridurla la nostra impronta ecologica e per sostenere soluzioni nell’interesse di chi verrà dopo di noi.