Il punto di Gino Finelli: “Il Sindaco che vorrei”

Gino Finelli – E se qualcuno si svegliasse la mattina e gli venisse in mente di candidarsi a Sindaco?

Ad esempio un signore di età compresa tra 40 e 50 anni, di bell’aspetto, con una famiglia alle spalle e con molta voglia di fare politica, quella naturalmente che lui conosce e pensa di saper fare. Questo signore scende in strada, attraverso i social e sui giornali e tv locali, annuncia la sua discesa in campo, dicendosi pronto ai confronti, ma soprattutto l’unico in grado di saper come si gestisce la cosa Pubblica e come ci si deve orientare per il futuro l’Isola.

Insomma una sorta di mago in grado di trasformare le problematiche in occasioni, le difficoltà economiche in risorse, la confusione delle strade e del traffico in una necessaria esigenza della popolazione, l’incuria del territorio e l’abuso di suoli, in un esempio di organizzazione spontanea del cittadino.

Inoltre potrebbe anche magnificare le sue capacità nell’accoglienza turistica che è cosa semplice e, già ampiamente a conoscenza degli imprenditori del settore, che, a dir suo, hanno fatto e continuano a fare una gestione di alta qualità

Il signore in questione, affabulatore e mistificatore, finirebbe con il conquistare un largo consenso attraverso proprio le fatue promesse, le insignificanti parole e l’arroganza di una competenza mai espressa e conosciuta in nessun altro luogo e attività

Una sorta dunque di autoesaltazione che è sempre pericola poiché trascina quella fetta della popolazione più debole e quella che ha maggiormente bisogno di sentirsi protetta.

Penso che questo surreale scenario potrebbe anche realizzarsi e credo che molti sarebbero lieti, se avessero il coraggio, di fare quanto ho descritto, per un personalismo esasperato, per ambizione e soprattutto per poter finalmente dire : “Sono Il Sindaco.”

La parola ha origini nobili da Greco antico, infatti “Syndicos” equivaleva al patrocinatore e “dike” alla giustizia. Dunque il sindaco è un patrocinatore di giustizia, un rappresentante di una comunità che opera nell’interesse della collettività e per la giustizia, che vuol dire rispetto delle regole e protezione del territorio.

Chi dunque non vorrebbe al potere un uomo giusto, coerente, capace di gestire anche le problematiche nel rispetto della collettività e salvaguardando gli interessi di tutti?

Sarebbe questo il nostro sindaco ideale e quindi all’imbonitore, che si è presentato una mattina proponendo, elargendo e convincendo, non dovremmo porgere alcuna attenzione.

Quando si governa, dal piccolo Comune alla Nazione, bisogna che ci si riconosca in un progetto e in delle idee; bisogna che questo e queste siano sostenibili nel tempo e non un mero sogno o addirittura una tragico bluff illusorio. Bisogna che si rispettino le Istituzioni e, attraverso esse, trovare la necessaria collegialità che consente la gestione della cosa pubblica aperta a un confronto di idee, di uomini per un progetto democratico di partecipazione.

Noi crediamo di essere uomini liberi, ma “libertà che il potere ci dà è misura della sua potenza” e ci lasciamo ingannare poiché possiamo alzare la voce, dire la nostra opinione, esprimere il nostro plauso o disappunto, perché possiamo girare liberamente per le strade con l’idea che abbiamo molti diritti e pochi doveri. E tutto questo ci viene concesso solo per poter continuare la gestione di quel potere con quel personalismi sfrenato e ambizioso e, spesso, per i propri tornaconti.

La libertà, quella vera, quella che dovremmo pretendere è solo quella partecipativa che non vuol dire populismo o controllo diretto del cittadino sulla politica, ma conoscenza delle persone che deleghiamo e fiducia nel loro operato perché li abbiamo conosciuti, capiti, valutati e apprezzati.

Esperienza, cultura, capacità dimostrate nel percorso della vita, intelligenza e propensione all’ascolto di tutti, sono le doti che dobbiamo pretendere e ricercare per eleggere il nuovo Sindaco con il quale dobbiamo convivere per cinque anni chiedendogli di far rinascere, da un periodo di oscurantismo, la nostra Isola

Ascoltiamo con attenzione, valutiamo e poi votiamo perché

“il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni” Sir Winston Churchill

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