Il punto di GINO FINELLI: “Verso il nuovo Consiglio Comunale”

Gino Finelli – E’ appena iniziato il nuovo anno, l’anno della scelta della nuova amministrazione. Infatti si dovrebbe votare nel mese di maggio per il rinnovo della Regione e del nostro Consiglio Comunale. Dovremo scegliere un candidato sindaco ed una lista fatta di uomini e donne che dovranno gestire la cosa pubblica per i prossimi 5 anni.

E’ evidente che il Sindaco uscente riproporrà la sua candidatura, come è oramai certo che Luigi Muro si riproporrà con una nuova coalizione al giudizio degli elettori.

Dunque, per così dire, si contrapporrà l’esperienza recente di Dino ambrosino e l’esperienza dei due mandati già effettuati da Luigi Muro.

Una contrapposizione di uomini, idee e capacità gestionali molto differenti tra loro con esperienze, conoscenze e senso della politica molto diversi. Sarà anche uno scontro tra diverse sensibilità, ma soprattutto sarà un modo per capire fino in fondo chi merita di gestire Procida.

Sono anni oramai che scrivo sulle misure da adottare per lo sviluppo sostenibile del territorio e, sono anni che mi scontro con chi intende e continua a mantenere uno status, fatto di approssimazione, di mancato rispetto della collettività e delle regole di salvaguardia del territorio. Ho lamentato più volte l’incuria del territorio, delle spiagge, del demanio pubblico, della perdita di identità di luoghi storici e rappresentativi per l’Isola, senza avere alcun riscontro e senza essere ascoltato, nell’indifferenza di chi crede che la gestione della cosa pubblica sia una sua specifica competenza in quanto eletto dal popolo, da quel popolo che in mancanza di un progetto politico, si sente in dovere di chiedere e di ottenere.

Ed ecco il disordine nelle strade, l’eccessiva occupazione del suolo pubblico in concessione, il traffico caotico e il posteggio selvaggio, l’assenza di un programma di sviluppo turistico, la scelta di considerare , come sempre, l’Isola dei Procidani, senza tenere in nessuna considerazione che, oramai, la porta turistica si è spalancata e non per merito delle amministrazioni, e che è necessario implementare sviluppare e salire su quel carro che rappresenta, anche per il futuro, una ulteriore, immensa risorsa economica per il territorio.

Chi come me conosce la splendida storia dell’Isola, sa bene che essa rappresenta il biglietto da visita più importante, una sorta di passaporto per la nostra immagine e per il nostro futuro. Sa bene che attraverso la sua storia Procida può progettare il suo futuro, quello sostenibile, immaginando quella coniugazione tra passato e presente, tra tradizione e storia che sono le risorse più grandi, patrimonio di poche isole del Mediterraneo.

Un esempio il vecchio carcere, obiettivo di numerosi progetti di riqualificazione tutti tendenti all’impossibile trasformazione in resort o in strutture residenziali ed alberghiere. Progetti senza senso sia per i necessari finanziamenti o finanziatori, sia perché non in linea con la nostra storia e la nostra cultura.

Un Isola di armatori prima e di marinai poi, può immaginare che sul suo territorio e quella struttura, che fu castello e carcere, diventi polo internazionale per le risorse del mare, porta del Mediterraneo per la salvaguardia del mare e del suo territorio. Può immaginare che Regione, Università, Comune e Istituzioni pubbliche e private possano cooperare per la realizzazione nel tempo di una piattaforma, forse ambiziosa, che veda la realizzazione di un centro di ricerca e studi internazionali sulle problematiche ambientali, sulle risorse del mare, geopolitiche e culturali del mediterraneo. Abbandonare, dunque quella logica del tutto in casa, per aprirsi al mondo in un’ottica di sviluppo sostenibile del territorio e di salvaguardia e implementazione della sua storia e delle sue tradizioni.

Per questo dobbiamo accingerci alla nuova scadenza elettorale con la consapevolezza che stavolta ci vuole una classe politica di esperienza, cultura, capacità e soprattutto che sappia governare sapendo delegare, utilizzando tutte le risorse disponibili per raggiungere gli scopi senza arroccarsi, in una sorta di limbo non creativo, che finisce con il determinare quella staticità che ha caratterizzato l’Isola nell’ultimo decennio.

E allora in sintesi un programma di sviluppo che attenzioni il mare come risorsa turistica, oltre che come fonte di lavoro diretto, la riqualificazione urbanistica, il controllo dell’edilizia, la portualità, la mobilità, il controllo del territorio e la cultura, deve essere la base di una ampia discussione tra i contendenti. La nuova dirigenza deve saper governare per tutti e non per pochi, deve saper accettare la collaborazione, utilizzare i talenti. Assicuriamoci che Procida riparta con una stagione di rinnovamento di fatti e di pensiero, dove a fare da protagonista sia la libertà partecipativa che è vera democrazia.

Tanti anni fa scrissi una frase che oggi più che mai è opportuno ripetere: Sull’esempio di San Michele, protettore dell’Isola e comandante supremo dell’esercito celeste, armiamoci metaforicamente contro il nichilismo e la decadenza di uomini, idee, contro il falso amore per questa terra. Tocca a noi immaginare il nostro domani.

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