Sebastiano Cultrera – Chi, come noi, cerca di dare informazioni e fare analisi sulla realtà della nostra isola deve avere delle cautele, soprattutto quando si parla dei nostri ragazzi. E cerchiamo di averle tutte. Ma anche di sapere cogliere i campanelli d’allarme prima che l’incendio deflagri.

Mi ha fatto impressione, nel corso di questo agosto che volge al termine, l’episodio, segnalato dai media locali, di un gruppo di ragazzi che hanno “pestato” un coetaneo.

E non solo per la inusitata violenza, che nella nostra isola, fortunatamente fatti del genere accadono raramente, e segnatamente nel periodo estivo, ma per la dinamica stessa dell’incidente.

Si è trattato di un gruppo di amici procidani che avrebbe seguito, appostato ed atteso un loro coetaneo (da loro ritenuto “forestiero”) per dargli una lezione. Visto che precedentemente questi aveva difeso un amico in una contesa in cui sembra entrarci un corteggiamento di troppo ad una ragazza.

Ragazzate, diremmo solitamente, derubricando la responsabilità al caldo d’agosto.

Le condizioni del ragazzo (che risulta essere procidano di famiglia e di residenza, pur studiando a Napoli) salvo ulteriori accertamenti specifici, sembrano tornate buone e l’estate continua.

Ma la famiglia lamenta una assistenza sanitaria non adeguata e soprattutto la poco tempestività del soccorso. Sarebbero intercorsi più di 50 minuti dalla chiamata dei soccorsi, fatta dai carabinieri tempestivamente giunti in loco. Continuo a pensare (e questi frangenti rafforzano la mia convinzione) che dovremmo focalizzare le nostre battaglie sanitarie sull’emergenza e urgenza, lasciando perdere inutili pretese di piccoli “policlinici” locali che non servono a nulla, se non a sprecare fondi pubblici.

Ma torniamo all’episodio.

Ciò che mi ha stupito è la dinamica di branco, che in una isola “tranquilla” come Procida è un fenomeno inaspettato. Sì, è vero che il “branco” annulla le individualità e fa emergere i peggiori istinti anche in ragazzi timidi o, comunque, mai dediti alla violenza, ma presuppone una gerarchia di potenza e violenza inusuale per i canoni etici della nostra comunità.

Per spiegarmi meglio: nelle dinamiche di gruppo c’è sempre una parte sana o più riflessiva che normalmente emerge frenando le “fantasie” o i reali propositi di qualche membro incavolato o su di giri che vuole compiere vendette o atti scellerati. Di norma la “frenata” dei “saggi” funziona. A Procida funziona quasi sempre, perché il quieto vivere è una necessità, in uno spazio geografico delimitato come è l’isola.

E non esistono consolidate “gerarchie” di cultura criminale che determinano i codici “d’onore” nell’universo giovanile.

Deve essere scattato qualcos’altro. Ma soprattutto, ed è ciò che mi preoccupa, non è scattato l’antidoto: cioè la “frenata” da parte dei membri più ragionevoli del gruppo. Che è subito divenuto branco, annebbiando la ragione e perseguendo la stupidità della vendetta! Ciò deve farci pensare.

Certo Procida, soprattutto d’agosto, non è più un’oasi felice. Fenomeni di disagio giovanile sono presenti da tempo e, con il contributo di qualche esperto, cercheremo di approfondire, anche dopo la stagione estiva, temi per i quali la comunità procidana farebbe bene ad interrogarsi meglio, facendo le giuste autocritiche.

Ma, nel frattempo è bene non tacere. Perché lo “stupido branco” corre un duplice rischio: essere minimizzato dagli adulti e dalla collettività (derubricando, appunto, il fatto ad una ragazzata agostana), oppure essere portato ad esempio da altri stupidi e deboli ragazzi come mito di forza “che si fa rispettare”; e in tempi in cui il mito di “battere i pugni sul tavolo” viene considerato un valore, ciò può sembrare addirittura normale.

A noi piace, invece, quel modello di società in cui la tavola ha una sua sacralità e dove non si sbattono né pugni né piatti; ma rimane il luogo in cui si raccoglie la famiglia, si celebrano le amicizie, si stringono rapporti e si discute. Le parole, al di là delle pretese dei praticoni di turno, risolvono tante controversie.

Meglio di certi fatti e, di certo, meglio di taluni fattacci