Redazione | E’ da oltre cinquant’anni che la categoria dei “Marittimi” chiede a gran voce di poter votare. Un diritto sacrosanto che purtroppo la costituzione non garantisce a chi non può essere in “terra ferma” durante le operazioni di voto. Già in occasione della legge che istituì il voto agli Italiani all’estero, il Comune di Procida, oltre dieci anni fa con nota del 4 settembre 2006 prot n. 11760, ne interessava il Presidente della 1a Commissione Riforme Istituzionale, a cui chiedeva di istituire il Voto anche per i Marittimi ponendo a supporto della richiesta valide e minuziose motivazioni.

Ciò in quanto esiste una carenza normativa che si protrae da oltre mezzo secolo e dare effettività all’esercizio di voto anche ai cittadini temporaneamente all’estero, in quanto imbarcati in ragione dello svolgimento della propria attività lavorativa, attraverso la previsione di semplificate metodologie di voto per corrispondenza, e della possibilità per i naviganti(marittimi ed aviatori), fuori residenza per motivi d’imbarco di votare sulla nave sulla quale si trovano, o di utilizzare gli uffici consolari legittimati

Successivamente altre associazioni, unitamente ai sindacati di categoria, interessavano le più alte cariche dello stato al fine di sanare una situazione di ingiustizia sociale. A Giugno del 2010 fu addirittura istituito a Genova un “Comitato nell’anno internazionale del Lavoro Marittimo” all’uopo, e il Comune di Procida, insieme ad altri Comuni, decise di aderire per portare avanti questa battaglia volta a garantire una soluzione condivisa da tutte le parti politiche e sociali per il diritto di voto, finora negato, ai marittimi italiani imbarcati. In Italia il diritto di voto è negato ai marittimi in navigazione e nei porti stranieri dalla mancanza di una legge che, come avviene per i residenti all’estero e per i militari in missione, assicuri l’esercizio di questo fondamentale diritto. Il fine ultimo è quello di rendere finalmente effettivo l’esercizio del diritto di voto alle decine di migliaia di nostri connazionali che navigano in tutto il mondo con bandiera italiana ed estera.

Successivamente, su proposta dell’On. Luigi Muro, fu approvato dalla Camera dei Deputati il 31.05.2011, un ordine del giorno che impegnava il governo ad innovare tempestivamente la legislazione vigente in materia.

Dopo di ciò tutto fini in un cassetto o su qualche scrivania,  rispolverato di tanto in tanto e sempre in vista delle elezioni politiche.  Anche oggi è più o meno così e considerato che l’importante questione è particolarmente sentita dalla cittadinanza procidana che da sempre conta un numero elevato di Marittimi, si torna di nuovo a parlare di possibilità di far votare i marittimi.

Chi più di tutto ha da sempre creduto in questa battaglia di civiltà e che, per quanto di sua competenza, prima da delegato ai trasporti e vicepresidente del Consiglio Comunale, e ora a capo dell’associazione Capitani Procida, Pasqualino Sabia  tenta di sollecitare le istituzioni nazionali per modificare le attuali norme e consentire, anche ai marittimi che si trovano fuori dalla propria Nazione per motivi di lavoro, di poter esercitare il sacrosanto diritto al voto, diritto sacrosanto per ogni cittadino

Cap. Pasqualino Sabia: “Ad oggi c’è una grande amarezza per chi come me ha creduto e crede in questa battaglia. Vogliamo che siano finalmente riconosciuti pari diritti nell’esercizio democratico ai marittimi che, a prezzo di grandi sacrifici personali, offrono un contributo fondamentale all’economia nazionale»

Ricordiamo che ad oggi le leggi in vigore che regolano l’esercizio di voto prevedono che i naviganti fuori residenza per motivi d’imbarco, sono ammessi a votare, previa esibizione della tessera elettorale, in qualsiasi sezione del comune in cui si trovano, seguendo una determinata procedura; questo, però, solo se essi si trovano sul territorio nazionale e in prossimità di sbarco sulla terraferma. Nessuna possibilità, invece, è data se essi si trovano lontano dall’Italia.  Ma le moderne tecnologie permettono, ormai, di garantire questo diritto alla base del nostro ordinamento, con un minimo o nullo sforzo economico e amministrativo; si può provvedere a regolare tale possibilità per i lavoratori marittimi imbarcati all’estero consentendogli di votare sulla nave sulla quale si trovano, che diviene un «comune» seggio speciale, o di utilizzare gli uffici consolari legittimati, dunque «territorio italiano». Si possono, dunque, all’occorrenza, sperimentare anche altri strumenti purché si garantisca, nel rispetto della Costituzione, il dovere-diritto della partecipazione al voto,