LA “ANTONELLA LEMBO” ANCORA BLOCCATA IN CINA

LA “ANTONELLA LEMBO” ANCORA BLOCCATA IN CINA

Tommaso Scotto di Perrotolo: «Chiediamo scusa non succederà più»

Il mare attorno alla Cina è sempre lo stesso. Di tanto in tanto quando la nebbia mattutina lo permette si riesce a scorgere finanche l’alba di un nuovo giorno. L’ennesimo e sempre lo stesso per l’equipaggio della bulk carrier Antonella Lembo che sono alla fonda da diversi mesi senza sapere cosa fare. 

A bordo la vita continua. Turni H 24, manutenzione ordinaria, messa a punto di ogni strumentazione nella eventualità di dover attraccare. Sullo sfondo di ogni giorno – quando cala la sera  – i soliti dinieghi, leggi, competenze varie, aggravate dalla pesantezza già dei mesi trascorsi e dal duro sacrificio. Nonostante tutto ciò  sembra comunque dominare un senso almeno di autoironia. E’ il procidano e primo Ufficiale di Coperta Tommaso Scotto a rappresentare al meglio la situazione: 

«Abbiamo saputo che le nostre scellerate richieste di poterci ricongiungere ai nostri familiari hanno arrecato disagi e turbamenti nei nostri  uffici di Napoli e financo nei nostri  Armatori.

Pare che, in ufficio, gli addetti all’equipaggio siano costretti a lavorare indossando fastidiose ed insalubri  mascherine, cosa che puo’ causare danni al sistema cerebro spinale ,  e che, con nostra profonda costernazione, gli armatori stanno passando notti insonni, alla ricerca di una soluzione che ci soddisfi nelle nostre malaugurate richieste, con momenti di profonda commozione. Ebbene, a tutto questo noi, equipaggio dell’ANTONELLA LEMBO diciamo BASTA!!!

Non ci aveva sfiorato l’idea di poter causare questi profondi danni nella psyche e nel morale dei nostri superiori e datori di lavoro; giammai avremmo voluto turbare  I loro sonni con queste scellerate richieste. Pertanto promettiamo solennemente di non avanzare vieppiu’ pretese talmente esose e fuorvianti! Ci impegniamo ad essere sempre allegri, spensierati e soddisfatti di tutto cio’ che I nostri benevoli padroni vorranno elargirci e dichiariamo di essere soddisfatti del trattamento ricevuto e financo della possibilita’ che ci viene data di nutrirci e guadagnare dei soldi ! E possiamo garantire che anche le nostre famiglie non avanzeranno nessuna ulteriore  pretesa nei vostri riguardi!!

Nell’augurarvi notti serene e scevre da ambasce nei confronti dei vostri sottoposti noi tutti e le nostre famiglie vi auguriamo di poter ricevere  DECUPLICATE  le gioie che ci state facendo provare! Sentitamente ed umilmente vostro. Tommaso Scotto

P.S. E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re; fa male al ricco ed all’armatore, diventan tristi se noi piangiam!!!»

 

LA LETTERA DI CONFITARMA

«In qualità di Direttore Generale della Confederazione Italiana Armatori, da sempre attenta alla salute e alla sicurezza in mare degli equipaggi, ritengo doveroso ed opportuno fornire alcuni chiarimenti. Innanzitutto, desidero mettere in evidenza che, sin dal mese di marzo 2020, Confitarma ha costituito al suo interno un gruppo di lavoro dedicato all’individuazione di concrete soluzioni alla problematica degli avvicendamenti degli equipaggi, evidenziando da subito la necessità di istituire a livello internazionale “corridoi di transito sicuro” per i marittimi, quali lavoratori essenziali per la catena logistica globale. Insieme alle Amministrazioni competenti ci siamo concretamente adoperati per consentire gli avvicendamenti in numerosi Paesi del mondo, riuscendo in alcuni casi a risolvere situazioni anche molto complesse. 

Venendo al caso specifico della nave “Antonella Lembo”, è importante sottolineare che la compagnia armatoriale è costantemente impegnata nel tentativo di addivenire alla definizione della vicenda, complicata dalla difficile gestione della burocrazia cinese relativa alle pratiche di sbarco/imbarco e di scarico di merci in tempo di pandemia. Infatti, i marittimi a bordo della suddetta nave, lungi dall’essere stati dimenticati come indicato nell’articolo, sono in contatto continuo con la Società, che sta facendo il possibile, anche attraverso l’agenzia locale, per sollecitare le autorità doganali e gli uffici di immigrazione cinesi al fine di ottenere l’autorizzazione a procedere agli avvicendamenti nel rispetto dei protocolli internazionali che prevedono la massima facilitazione delle procedure riguardanti l’imbarco e lo sbarco dei marittimi in tutto il mondo.

Purtroppo, la Cina ha stabilito regole e condizioni rigidissime che non permettono all’armatore di procedere all’avvicendamento dei marittimi perché il porto di Huanghua, dove si trova ancorata la nave, non è tra i dieci scali nei quali, dal 10 ottobre scorso, le autorità cinesi consentono i crew changes. In particolare, è opportuno ricordare che la nave “Antonella Lembo” è arrivata il 29 luglio scorso con un carico di 91.200 tonnellate di carbone proveniente dall’Australia. 

Solo alla fine del mese di agosto l’armatore ha appreso che la lunga attesa per completare le operazioni di discarica della nave è causata dalle restrizioni imposte dal Governo cinese per le quote del carbone proveniente dall’Australia, in base alle quali alla nave non è ancora stata concessa l’autorizzazione per ormeggiare. 

Il porto di Huangua si trova a circa 10 miglia nautiche di distanza dal porto di Tianjin, dove sarebbe possibile effettuare gli avvicendamenti secondo le regole dello Stato cinese, ma l’imbarco del personale marittimo in partenza dall’Italia in sostituzione di quello attualmente a bordo risulta, al momento, impossibile a causa della complessa burocrazia cinese, e richiede tempi che vanno dai due ai tre mesi e comunque non danno garanzia di successo. 

Pertanto, ad oggi l’armatore non può essere in grado di sapere con certezza i tempi di rimpatrio dei marittimi, ai quali va la più sincera gratitudine per il grande sacrificio e il senso di responsabilità con il quale stanno affrontando questa complessa vicenda. Il desiderio più grande dell’armatore è quello di poter rassicurare l’equipaggio e le rispettive famiglie nella consapevolezza che sia le Istituzioni che l’armamento nazionale sono impegnati in prima linea per risolvere la drammatica problematica».

Redazione Procida

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