Don Lello Ponticelli: « La gentilezza per diventare stelle in mezzo all’oscurità»

Don Lello Ponticelli: « La gentilezza per diventare stelle in mezzo all’oscurità»

Procida – Giorni fa si è festeggiata in tutto il mondo la giornata mondiale della gentilezza. L’ insolita ricorrenza è stata istituita nel 1998 dal World Kindness Movement, un’organizzazione che promuove il potere positivo della gentilezza e si propone di ispirare gesti di generosità e altruismo «per creare un mondo più gentile.

A tal proposito raccogliamo la testimonianza di don Lello Ponticelli

«Le parole di Papa Francesco nella “Fratelli tutti”: un piccolo spunto per riflettere nella Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Qualche giorno fa è stata la giornata della gentilezza: che bello, mi viene da dire! Anche solo sentirne la parola – la gentilezza- mi pare che nell’animo scenda un po’ di balsamo per curare il grigiore di queste giornate e l’infinita tristezza dopo aver letto l’editoriale di Marina Corradi su “Avvenire” qualche giorno fa sulla tragedia del bambino di sei mesi morto naufrago a pochi passi dalle nostre coste. Una tragedia che ricorda le tante, troppe tragedie che riguardano un numero esagerato di bambini e adolescenti nel mondo.

E così ho preso tra le mani la recente Enciclica di Papa Francesco: ricordavo che aveva delle pagine dedicate proprio alla gentilezza. Vorrei che dessimo tutti un’eco alla speranza che lì traspare: “…è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all’oscurità” (Fratelli tutti, n.222).

Tutti assistiamo, e non solo in questi giorni, ad un inasprimento della vita, soprattutto nelle relazioni interpersonali, ma anche nel dibattito pubblico, sui ‘social’, fino alle ‘sacre’ – dissacrate aule del Parlamento o all’interno della Comunità Ecclesiale, anche ad altissimi livelli di responsabilità. In più,  come ricorda Papa Francesco “ciò si accentua e arriva a livelli esasperanti nei periodi di crisi, in situazioni catastrofiche, in momenti difficili, quando emerge lo spirito del “si salvi chi può”. E questo lo è!

Chi è gentile e si educa ad uno stile di gentilezza, invece, offre il giusto ‘antidoto’ a questo clima avvelenato perché  “aiuta gli altri affinchè la loro esistenza sia più sopportabile, soprattutto quando portano il peso dei loro problemi, delle urgenze e delle angosce” (223).

Se potessi, mi metterei quasi in ginocchio per supplicare tutti, ma proprio tutti, a partire da chi ha  maggiori responsabilità educative, ecclesiali, istituzionali e pubbliche, ma anche ogni singolo cittadino,  a trattare gli altri con gentilezza, a non ferire con le parole o i gesti, come tentativo di alleviare il peso degli altri. E ciascuno di noi può ed è chiamato a dare l’esempio in prima persona, nella propria quotidianità,  senza aspettare che siano gli altri a cominciare o a ricominciare.

Il Papa , come suo solito, scende nella concretezza e ci invita ad esprimere la gentilezza pronunciando parole di incoraggiamento che confortano, che danno forza, che consolano e stimolano , anziché parole che umiliano, irritano , disprezzano (FT n.223). Riecheggia qui l’esortazione accorata di S. Paolo agli Efesini  : “Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano” (Ef 4,29)

La gentilezza, continua il Santo Padre, ci libera da quella crudeltà e durezza che tanto spesso penetra le relazioni umane, anche nelle famiglie; ci fa superare anche l’ansia che non ci lascia pensare agli altri e quell’urgenza distratta, che ci fa dimenticare che anche gli altri hanno diritto ad essere felici.

In mezzo ad una costante e pericolosa recrudescenza dell’aggressività, per cui sono tornate purtroppo attuali le parole di Hobbes “homo homini lupus”, “ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile”, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per dare ascolto disinteressato e calmo a chi ha bisogno, rompendo un muro di indifferenza e superficialità.

La gentilezza non è solo un tocco di galateo, magari un po’ ipocritamente espressione di una cultura perbenista e borghese, ma quando si fa cultura trasforma lo stile di vita, i rapporti, il modo di confrontarsi e di affrontare i conflitti e apre strade là dove si tenderebbe a costruire muri e a distruggere ponti (FT n.224).

Grazie, Papa Francesco: tu scrivi e testimoni uno dei più begli “elogi” della gentilezza, anche quando in questi anni ci hai dimostrato di sapere dire “grazie” ma anche chiedere scusa e “permesso”.

Redazione Procida

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