Redazione | La corricella è in pericolo?. A metà ( o quasi ) di questa estate non sappiamo rispondere. Il colorato borgo dei pescatori della corricella,  incorniciato nei colori pastello delle case assiepate come su un presepe è a rischio? Di sicuro della marina dei pescatori è rimasto ben poco. Giusto o sbagliato che sia, proviamo  ad aprire una discussione dalle pagine di questo giornale partendo da una considerazione di Pasquale Lubrano, che circa un mese fa dalle pagine del Procida Oggi, ha ripercorso la storia degli ultimi anni di mancata valorizzazione dell’isola e di marina Corricella.

«Se ricordiamo l’appello che lanciammo nel 2001  – dice Pasquale Lubrano – per far riconoscere la Corricella “Patrimonio dell’Umanità”, lasciato cadere dalle autorità interpellate, e ce ne doliamo perché non fu percepito ciò che stava accadendo, ancora più amarezza ci procura ciò che fu sul punto di concretizzarsi e fu lasciato perdersi. Nel breve tempo che ebbi l’opportunità di ricoprire l’incarico di assessore allo sviluppo e ai LL.PP. sul finire degli anni ’80, ebbi ad interessarmi, tra altro, anche di problematiche di tutela e sviluppo della Corricella.

Come è stato ricordato in altre circostanze, nel giugno dell’87 nel corso di un convegno organizzato ad Ibiza in Spagna, dalla Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime del Medi- terraneo, fu rivolto molto interesse verso le isole del Golfo di Napoli. Nell’ottobre dello stesso anno il Coordinatore della Conferenza e Vicepresidente della CEE, il francese Jean Portier, visitò le tre isole.

Procida lo colpì per la sua bellezza e per le concrete prospettive di valorizzazione, molto più di Ischia e Capri. Assicurò i finanziamenti necessari nell’ambito di un Piano Integrato Mediterraneo (PIM) riguardante Ibiza, Cipro, Rodi e Procida.Era il primo esperimento del genere in Italia. Il progetto non riguardava singole opere ma tutto l’insieme di interventi, opere pubbliche e servizi compresi, che serviva a procurare un forte sviluppo sociale ed economico. Realizzammo rapidamente, in pochi giorni, un progetto di massima completo di tutto, sulla base di idee e risorse contenute nel programma amministrativo e progetti già impostati. Comprendeva ogni aspetto socio-economico, restauro delle abitazioni del centro storico, i costoni, la viabilità, la mobilità, la sanità, ecc. Nella scala delle priorità al primo posto ritenemmo di porre la Corricella e tutta l’area a monte. Il progetto, tradotto in più lingue e corredato da belle immagini dell’isola riscosse unanime consenso durante i lavori del Convegno CEE tenutosi a Kil larny in Irlanda il 27 ottobre. Venivano deliberati i finanziamenti necessari ed invitato il Comune a procedere. Addirittura la DC Nazionale cercò, senza successo, di inserirsi nell’iniziativa per allargarla alla città di Napoli. Nell’agosto ’89 l’Amministrazione del Comune passò alla DC e a nuovi alleati, formando coalizione con tutti gli altri partiti di centro destra e di sinistra presenti in consiglio (quella Amministrazione è meglio nota per la dichiarazione di dissesto finanziario, peraltro progenitrice di quella attuale) e pose termine alla presenza in Giunta dei Socialisti.

Il Progetto si arenò, forse per compiacere la DC napoletana, anche se la CEE sollecitava l’utilizzo dei finanziamenti  Nelle more dell’arrivo dei finanziamenti europei, ebbi modo di avviare un ulteriore progetto di restauro dell’abitato di tutta la Corricella con recupero anche degli immobili diruti nel tempo. Punto di partenza fu l’ottenimento di un finanziamento di due miliardi e ottocento in base alla Legge 64/86, con cui iniziare, partendo dalla costruzione di otto case parcheggio in cui trasferire le famiglie mentre i loro immobili venivano risanati e restaurati, recuperando anche l’architettura originaria, ove manomessa. Nello stesso periodo fu sollecitato ed avviato con la Soprintendenza ai BB: AA. il primo parziale recupero del Cenobio di Santa Margherita. Di questo progetto l’anzidetta successiva giunta tra DC ed altri decise di utilizzare i fondi per realizzare case popolari in quella zona. Fu in ogni caso una scelta limitativa perché se ci fosse stato l’impegno a proseguire il progetto avviato, alla sua conclusione gli otto appartamenti potevano essere ugualmente destinate a case popolari. Fatto sta che, per le note traversie, il progetto a circa trent’anni dall’avvio è ancora fermo ad un cumulo di cemento e mattoni, peraltro ufficialmente venduto a privati e con incerto futuro. Nell’ottobre ’92 ebbi a ricoprire per qualche mese di nuovo l’incarico di assessore e riallacciai

contatti con la CEE per riavviare il Progetto Integrato Mediterraneo. Erano trascorsi pochi mesi oltre i cinque anni senza che il Comune rispondesse alle continue sollecitazione per utilizzare i finanziamenti e la CEE li aveva revocati. Fine di due grandi opportunità per Procida e per la Corricella, in campo economico, in campo

sociale, in campo di tutela architettonica. Spero possano essercene altre, anche se facendo parte di “quelli di prima” (ma di molto “prima”), non riesco a comprendere come i grandi problemi di sviluppo possano risolversi con“selfie”, vanterie sui social, bollettini e giochini dei bambini, buoni per passatempi contro la noia. Dev’essere che sono “vecchio” e non comprendo i metodi dei “nuovi” basati sulla forza del nulla. Spero di restar piacevolmente sorpreso, ma continuo a pensare che se non si hanno idee chiare, progettualità, operatività concreta non solo non si va da nessuna parte ma il vuoto e il lasciare tutto al caso arrecano solo danni.