Gino Finelli – Una sera di fine  aprile  mi sono recato a cena in una pizzeria storica: Vefio.  Poca gente seduta ai tavoli, una accoglienza cordiale e educata, un incontro con il maestro pizzaiolo gradevole e esplicativo in modo altamente professionale della sua arte. Nel mentre ci intrattenevamo in una piacevole conversazione, al tavolo vicino, una coppia di turisti non campani, attendeva la pizza margherita. Ascoltando la nostra conversazione, incuriositi dal sapere del padrone di casa sull’argomento, si sono inseriti nella nostra conversazione chiedendo ulteriori spiegazioni e, soprattutto, indicazioni sui luoghi ed informazioni sulla storia dell’Isola che erano venuti a conoscere, attratti dalla pubblicità letta e vista su rotocalchi ed in televisione. Immediatamente, in un contesto di assoluta familiarità e convivialità, sia il pizzaiolo che io abbiamo risposto alla richiesta ed è nata una conversazione gradevole.

Le argomentazioni dei nostri nuovi amici visitatori, provenienti dalla Svizzera, sono state come si può immaginare sempre le stesse: l’Isola è bella dal punto di vista naturalistico e storico, ma gli alberghi non sono in linea con la categoria assegnatagli, la ristorazione è buona, ma il servizio è improvvisato e non professionale, non vi sono aree pedonali, è difficile seguire a piedi un itinerario, le spiagge sono sporche e maltenute ecce cc. Certo per chi vive a Lugano, l’impatto con le realtà turistiche del nostro sud, ad eccezione forse solo di Capri e Positano, deve essere davvero traumatica   se solo si tiene solo conto dei mezzi di trasporto via mare e via terra, con tutta la loro vetustà, sporcizia e malfunzionamento, oltre naturalmente, a ritardi e spesso a modifica degli orari non previsti. Un trauma che il turista spesso supera, anche volentieri, trovandosi in quella condizione di fuga dall’ordine, dal rispetto delle regole e della pulizia a cui giornaliermente  è abituato. Ma la sua tolleranza e la novità affascinante nel modo di vivere, così spesso bohemien e alla giornata, dura solo il tempo della sua avventura turistica che, unica nel suo genere, si consuma una sola volta, lasciando un ricordo forse anche piacevole ma di certo non ripetibile.

I nostri amici, nonostante il fascino spesso misterioso e accattivante della nostra Isola, nonostante la conoscenza della sua immensa storia e delle sue tradizioni, nonostante il loro sguardo affascinato dai panorami e dai colori delle case della Corricella, nonostante il sapore e gli odori dei nostri limoneti, ci hanno salutato, contenti di aver conosciuto e vissuto il nostro territorio, felici di aver realizzata una esperienza di vita diversa da  quella delle loro abitudini, sorpresi della nostra disponibilità, ma alla nostra domanda, ritornate a trovarci a trascorrere una vacanza da noi, ci hanno risposto con garbo che questa esperienza,  nel complesso unica e affascinante, difficilmente si sarebbe potuta ripetere e non per la gente, per il luogo o per l’aspetto urbanistico, ma per quell’organizzazione che è da sempre il tallone di Achille della nostra immagine turistica e che trasforma la nostra Isola, che vorrei ricordare a tutti, è l’Isola con la più interessante storia marinara del Mediterraneo, in un luogo dove trascuratezza, mancato rispetto del territorio, e assenza di ordine e regole precise fanno da padrone e diventano così la nostra Immagine.

Siamo alle soglie della stagione estiva, fra poco una nuova ondata di turisti provenienti da tutto il mondo, attratti dalla pubblicità che ci è stata fatta gratuitamente, si riverserà sulle nostre spiagge e nelle nostre strade, riempirà ristoranti, alberghi, case vacanze e bed and breakfast e, vivendo il nostro territorio, avrà solo due possibilità: amarlo e pensare di ritornarci, o fuggire e non venire mai più. Non possiamo certo d‘improvviso divenire quelli che non siamo, ma di certo si può e si deve incrementare la disponibilità, i nostri servizi, l’accoglienza e soprattutto l’ordine e la pulizia delle spiagge, delle strade e di quello che è il biglietto da visita, il porto sia commerciale che turistico a cominciare dalla pulizia della stazione marittima che deve ritornare ad essere il luogo di accesso e di partenza del  territorio e non il ricettacolo di sporcizia disordine e degrado che è oggi. In un’epoca di immagine quello che conta e l’occhio di chi guarda. E oggi quell’occhio si chiude appena si sbarca.