Gino Finelli | Il natale è la festa di tutti. Vecchi adulti e bambini la aspettano per festeggiare, sotto il tradizionale albero ed alla luce del presepe, oramai meccanizzato e tecnologico, l’atteso istante della nascita del bambino Gesù e con essa la grande kermesse di regali.

In tutte le case la frenesia degli acquisti, sia alimentari che di ogni altro genere, riempie le giornate e le strade offuscando del tutto la mistica atmosfera e con essa il significato profondo non solo religioso del natale.

Per noi cristiani è il momento in cui il Redentore con la sua nascita pone all’attenzione di tutti le nostre colpe, le responsabilità, le scelte effettuate nel percorso di vita terrena. Focalizza la sua attenzione sul nostro libero arbitrio che avrebbe potuto e dovuto costruire una società di giusti.

Quel libero arbitrio così ben descritto da Pico della Mirandola quando fa parlare Dio ad Adamo: “ Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua perché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli astri è contenuta entro le leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà io ti consegnai.  T

i posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo.
Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché da te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.
Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.

Questa descrizione alla base delle numerose giustificazioni che la chiesa cattolica ha avanzato in ragione della nostra libertà dal Divino e della possibilità di scegliere la via del bene o del male, è stata la ragione che ha portato l’uomo ad evolvere il proprio pensiero e le proprie azioni a difesa della persona fisica e psichica.

Spiega cioè come la volontà del “Signore” sia stata delegata all’uomo che può liberamente scegliere il percorso della sua esistenza terrena e progettare la sua vita nella assoluta libertà dal Divino che, guarda senza imporre la sua volontà ed il suo potere.

E l’uomo ha scelto spesso, troppo speso, la strada del l’egoismo, dell’indifferenza, dell’arroganza, allontanandosi dalla solidarietà e dall’amore tra i popoli, finendo così per interessarsi al proprio personale a svantaggio di quanti hanno bisogno di quanti non avendo nulla chiedono almeno di essere ascoltati.

E così anche noi emigranti economici da sempre, presenti in tutti i paesi del mondo, abbiamo dimenticato il nostro passato e con esso quell’aspetto di accoglienza e di solidarietà che è alla base del nostro sentirci umani.

Ho ospitato alcuni giorni fa a cena il dott. Pietro Bartolo, medico di Lampedusa che ha aiutato e soccorso migliaia di povera gente in fuga dalla guerra e dalla fame e lui mi ha fatto riflettere che non esiste differenza tra chi fugge dalla guerra e da chi fugge dalla fame.

Entrambi fuggono per sopravvivere e forse ancor di più quelli che fuggono per fame hanno bisogno del nostro aiuto e della nostra profonda umanità

Per questo non ci sono critiche per l’accoglienza che il Sindaco ha avuto nei confronti di quelle poche persone che verranno sulla nostra Isola. A loro dobbiamo amicizia, solidarietà e soprattutto accoglienza, quell’accoglienza che ci rende cristiani che ci fa vivere in Natale dando finalmente a questa festa il suo reale valore e significato.

Diceva J. P. Sartre: “Razzismo, classismo e colonialismo sono i mali della società contemporanea che non solo ci alienano ma ci distruggono ed un solo momento di distrazione è un momento di complicità”

Un popolo di marinai che conosce ed ha visto il mondo non può e non deve essere complice dell’indifferenza del mondo.