Gino Finelli – C’ era una volta,  nell’ Italia del sud, un piccolo posto fatto da tante casette colorate con realtà diverse eppure molto simili tra loro, ciascuna con la sua scala, il suo piccolo terrazzino, tutte arroccate sulla roccia che guarda il mare. Immaginate il sole che copre tutte queste casette come un mantello che le illumina, le scalda e le preserva dal rigido inverno e, in queste casette, tante persone che occupano una parte della casa e spesso anche della strada e ciascuna di queste persone operose, dedite al loro lavoro  con amore, senza lamenti, vive il posto senza desiderare un luogo diverso, senza la spinta di voler abbandonare la magia di quel luogo.

Immaginate una sorta di fiaba dove vive il passato che si confonde con il presente e che, pur guardando al futuro, rimanga nella cornice di quella realtà, ricca di ricordi e di storia.

In questo luogo che si raggiunge a piedi, al termine di una scalinata, ci si sente immersi in una atmosfera antica rievocata dall’ architettura e dall’ infrangersi educato del mare sulla banchina. Piccole imbarcazioni e barche da pesca fanno da cornice completando un’opera di singolare eleganza e bellezza.

Volevo iniziare cosi questa mia riflessione, quasi raccontando una favola, come si fa con i bimbi per sollecitare la loro attenzione e sviluppare la fantasia perche ci sono storie che non debbono essere mai dimenticate e per ricordare, agli uomini che ci governano, che ci sono dei luoghi che rappresentano in modo assolutamente singolare l’identità  della gente e il percorso della storia.

Ma come tutte le favole accade che un brutto giorno, un mostro cattivo arriva nel paese e, guardando quella gente che vive in quel luogo incantato decide di stabilirsi a vivere e inizia a spadroneggiare, occupando le case, le strade e persino il mare finendo così per far sparire l’incanto.

La metafora che ho raccontato potrebbe essere applicata a qualsiasi luogo della nostra bella Italia come la Corricella e, di certo rappresenta a mio avviso bene, quanto sta accadendo in un sito che meriterebbe di essere inserito nei luoghi patrimonio dell’ umanità

Già mesi addietro avevo scritto e sollecitato i nostri amministratori di preservare la Corricella, divenuta una sorta di bistrot all’ aperto con una occupazione selvaggia ed indecorosa degli spazi che, oramai non lasciano più nessuna possibilità di passeggiare se non tra tavolini mal disposti. In un luogo, dove il mare fa da padrone, si sente nell’ aria il solo odore del fritto di mare. Lungo la banchina le reti di un tempo sostituite da cime di imbarcazioni da diporto e le case officine commerciali di ogni genere.

Certo i tempi l’economia,  la necessità di aprire al turismo e con esso alle sue inevitabili necessità, sono gli elementi di un sano sviluppo di quella combinata di fattori necessaria ad implementare e salvaguardare le necessità di lavoro e di sviluppo dell’Isola, ma tutto questo sempre in una armonia che rispetti il nostro passato e con esso i luoghi culturali e storici  e che garantisca, sia pur nell’ ottica di uno naturale sviluppo, quella sostenibilità tra le necessità dei nostri tempi ed il territorio.

L’ ultimo esempio di offesa, l’apertura di un distributore automatico di bibite in un locale che ancora custodisce la sua storia e le sue origini, oltre a ferire l’incanto del luogo, offende, ancora una volta, la sensibilità ed il rispetto di chi ha a cuore l’Isola, la sua storia, il suo passato e soprattutto il suo futuro.

Gilberto Gill in una dei suoi scritti descrive una storia singolare: su una spiaggia affollata si arena una sirena. Il bellissimo volto seducente e sensuale che esprime tutte le fantasie dei desideri profondi ammalia una larga parte di bagnanti che occupano il lato privato della spiaggia sotto a splendidi ombrelloni e comodi lettini. Questi innamorati di tanta bellezza vorrebbero rimettere in acqua la sirena e ridargli la vita, ma dall’altra parte una gran quantità di bagnanti senza sdraio o lettini e con una atavica fame della sopravvivenza vorrebbe invece prendere la sirena e utilizzarla come cibo. La dicotomia di chi ha fame e di chi non ne ha viene a galla in una sorta di scontro tra il mito della bellezza e la lotta della sopravvivenza. Una sorta di conflitto in cui le due parti contrapposte eccepiscono le loro ragioni: il bello da salvaguardare, le esigenze per vivere. Ma dice Gil, pur rispettando le esigenze di entrambi bisogna salvaguardare il più possibile il bello del creato perché esso appartiene a tutti e tutti ne possono usufruire e l’armonia del mondo vive proprio quando le esigenze vengono in un perfetto equilibrio soddisfatte.

Ci troviamo ogni volta a dover sollecitare il ricordo della nostra storia , a dover rincorrere di volta in volta, chi gestisce la cosa pubblica più nell’ interesse del consenso che nella conservazione e cura dei nostri patrimoni, a dover sempre insegnare, ed uso questo termine perché è opportuno che ciascuno di noi impari da chi ha maggiore cultura e d esperienza, che il rispetto del nostro passato, delle nostre tradizioni  e del nostro ambiente è la vera ed unica ricchezza e risorsa che abbiamo e che possiamo lasciare ai nostri figli.

Forse saremo ancora una volta inascoltati ma come diceva Dostoevskij  “Il segreto dell’ umanità non e vivere a  sapere per che cosa si vive e molti non lo sanno perche nessuna gli lo ha insegnato”.