Sebastiano Cultrera | “Ama il prossimo tuo come te stesso” non è il riferimento ideologico, e un po’ utopistico, delle anime belle. Quel comandamento di Gesù (che è sintesi e superamento di tutti i comandamenti) è l’architrave attorno al quale si è costruita la nostra civiltà. Sì, anche quella di oggi! Fatta di relativa agiatezza, cultura e umanità.

Quelle società umane che si sono organizzate, nei secoli, attorno ai principi di rispetto dell’ALTRO, sono quindi sopravvissute e progredite meglio. L’organizzazione politica e sociale di una comunità non può prescindere da principi morali forti che la uniscono, al di là della contingenza. Ma la morale tende, talvolta a diventare ideologia o comunque ad essere autoreferenziale; determinando scompensi che portano a conflitti.

L’amministrazione dell’isola di Procida ha fatto una scelta giusta nell’accogliere 34 migranti, accettando la logica del governo di ospitalità diffusa nel territorio nazionale delle persone richiedenti asilo.

Il fatto ha però provocato reazioni discordanti nell’opinione pubblica e qualcuno ha richiesto un referendum popolare per dare alla cittadinanza la facoltà di esprimersi. Ma, soprattutto, ha acceso, nella comunità isolana, dispute di varia natura, non escluse reciproche accuse, tra le due fazioni, di non essere buoni cristiani.

L’approccio iniziale, non lucidissimo, dell’amministrazione comunale, che ha esordito con messaggi tipo “Ce li hanno mandati e siamo stati quasi costretti ad accettarli”, non ha contribuito a chiarire, da subito, i temi della questione. Solo da poche ore comincia ad essere attivo, sui social, un punto informativo più ampio sull’argomento. Invece, tra i vari percorsi di accoglienza possibili, mi sembra di capire che l’Amministrazione comunale abbia attivato quello con maggiore capacità di controllo locale, e con il miglior rapporto costi/benefici in termini di impatto sociale. D’altro canto la richiesta di referendum consultivo mi sembra legittima, ma nasconde, evidentemente, l’intenzione di dare nobiltà democratica ad una battaglia dal sapore populistico e speculativo sulle paure di molti.

Ma viviamo una stagione politica, a livello planetario, dove le Paure diventano soggetti politici, dati i temi sul tappeto: la Sicurezza, l’Incertezza economica, la Precarietà, la mancanza di Valori positivi condivisi. La Lega e i 5stelle, in Italia, stanno giocando una sporca partita mischiando il loro sovranismo economico con la paura del diverso, fino a fare l’occhiolino a posizioni estreme autenticamente razziste. Chi, a Procida, ha perso le scorse elezioni trova, evidentemente, più semplice rilanciarsi abbracciando questi temi, senza doversi interrogare sugli errori politici ed amministrativi che hanno determinato quella sconfitta.

Purtroppo il ministro Minniti, con il suo lucido pragmatismo, non riesce a fare scuola nelle piccole realtà.

La fermezza riformista del nostro Ministro degl’Interni ha tolto argomenti ai populisti ed ha confermato che l’Italia può rimanere il paese dell’ACCOGLIENZA di chi proviene da situazioni di effettivo bisogno, smettendo di essere APPRODO INDISCRIMINATO preferito dalla malavita della migrazione clandestina.

Nell’isola di Procida, invece, stanno passando in secondo piano, finora, i problemi concreti relativi all’accoglienza e rimbalzano, sui social e nei bar, tra le due fazioni (pro e contro i migranti) accuse di sapore moralistico, coinvolgendo le Chiese e, soprattutto, le sacrestie locali.

Il vuoto informativo iniziale e la poca attitudine riformista di chi ha portato avanti il progetto ha dato spazio a supporters che si distinguono per particolare violenza verbale; ciò non risolve il requisito fondamentale che ogni azione efficace necessita: il consenso.

Sono inconcepibili i tentativi di collegare le storie e le immagini di violenza e degrado degli extracomunitari, in Italia ed Europa, con la futura situazione dei 34 prossimi ospiti procidani, dei quali sappiamo poco. Ma sono altrettanto controproducenti le accuse indiscriminate di razzismo contro chiunque abbia qualche dubbio; contro chi, magari legittimamente, manifesta delle paure.

Il Presbiterio locale ha alzato una voce giusta, alta e netta a favore dell’accoglienza; ma qualche manipolo di militanti (tra fede e ideologia) si arroga il diritto alla scomunica morale per alcuni settori della cittadinanza che mostra paura, anche perché ignora alcune dinamiche. La CARITA’ è una virtù fondamentale, è l’amore che muove il mondo e, come dicevamo all’inizio, è l’elemento fondante della nostra civiltà, ma non può essere brandita come una clava né diventare vanto individuale o caratteristica ideologica di gruppo: la CARITA’ si esercita con modestia e a bassa voce. Il lavoro di un buon cristiano mi sembra, quindi, un altro: con modestia, e a bassa voce bisognerebbe invece spiegare che la grande generosità che il cittadino procidano ha sempre avuto nei confronti dei deboli (soprattutto lontani) deve confermarsi e rifiorire (al netto delle paure) per accogliere questi sfortunati fratelli che bussano alla nostra porta. L’urgenza delle cose ci propone il fatto che sono LORO il PROSSIMO da AMARE. Adesso!