Sebastiano Cultrera | Tutto è bene ciò che finisce bene. Quindi Procida ha visto sancito il diritto, nel Piano Ospedaliero Regionale, ad avere il proprio pronto soccorso. Di ciò se ne rallegra, in primis, il Sindaco che, giustamente, a nome della comunità, ringrazia tutti coloro che si sono adoperati per il buon esito della vicenda.

E fa bene, perché sono stati tutti utili, in questa vicenda. Ma gli unici passaggi indispensabili sono stati quelli politici. La pubblica amministrazione è lenta e farraginosa, anche, e soprattutto, quella regionale; quindi senza una forte volontà politica la questione si sarebbe persa tra i meandri delle carte, dei corsi e ricorsi delle scartoffie. La volontà politica, in verità, si è palesata fin dal primo momento. Il presidente De Luca diede da subito segnali di disponibilità, che, all’inizio, non furono ben colti. Ricordiamo tutti un suo invito a considerare da cosa dal punto di vista sostanziale e non formale, con la famosa frase “Chiamiamolo come volete, anche POLICLINICO PROCIDA, ma fatemi capire cosa serve veramente”. Quella frase fu vista, dai diffidenti, come un imbroglio, come un modo di volere sfuggire alla necessità di mettere “nero su bianco” gli impegni. Alla fine non abbiamo avuto il “Policlinico Procida” ma abbiamo visto scritto sul Piano la parola Pronto Soccorso, che dovrebbe tranquillizzarci tutti. E’ persa, tuttavia, la battaglia (impossibile) per la parola “Attivo” che è relativa ad un modello organizzativo previsto dallo Statuto Albertino, credo, e che qualche “esperto” spacciava come la soluzione dei problemi, tanto da farla inserire nelle richieste del Consiglio Comunale.

Ripetiamo, tutti gli sforzi profusi sono stati utili. Il ricorso al Tar è stato sicuramente utile, ed è servito come grimaldello anche nei confronti del Ministero. Anche se va riconosciuto che la nomina di De Luca a Commissario ha accelerato, come era prevedibile, la buona soluzione del problema. Ci risulta che la struttura regionale era ben disponibile e pronta alla modifica da tempo. La firma restituita nelle mani del Governatore ha fatto il resto.

Il Sindaco sarebbe stato il responsabile principale di un fallimento, ed è quindi, giusto, riconoscere soprattutto a lui i meriti di un successo: conseguito, per la verità, più nelle stanze della politica, che nell’agone della protesta. Ma parliamo solo di parole, certo importanti, certo scritte in un contesto importante come il Piano Ospedaliero; per modificarle c’è voluto tempo e sforzi congiunti, ma sono solo parole.

Per quelle poche parole si è fatto un gran casino. In parte giustificato e in parte controproducente. Ma l’esito è stato, finalmente, positivo.

Speriamo che adesso, che è arrivato il momento dei fatti, si tenga alta l’attenzione e si riesca a fare proposte concrete.

Noi l’abbiamo sempre pensata come De Luca: non è il nome che conta ma i contenuti, cioè i servizi sanitari effettivamente erogati. E in effetti, per il cittadino questo è ciò che conta! E il cittadino deve essere considerato al centro del sistema sanitario, non come ospite (talora fastidioso, ahimè!) di una struttura autoreferenziale.

Continuiamo, per ciò, a registrare l’incapacità della classe dirigente locale (classe politica, classe medica e addetti ai lavori vari) di fare proposte concrete ed organiche. Speriamo in una nuova consapevolezza, a partire da questo successo. Che tutti si impegnino a disegnare un modello di Rete della Salute efficiente e su misura per l’isola. Inseguire formulette e leggine non serve a nulla. Non serviva prima e, a maggior ragione adesso. Il “modello Procida” della Sanità è (riconosciuto) in deroga agli standard nazionali, anche nel quadro dell’accordo che le Isole Minori hanno sottoscritto sull’argomento. Smettiamo di protestare e siamo, per una volta, propositivi. Abbiamo interlocutori, oggi, più attenti e recettivi. Se siamo capaci di uscire dalle logiche delle microconfittualità, dei piccoli interessi e delle facili speculazioni possiamo fare un passo avanti. Alla politica (che su questo tema dovrebbe abbandonare ogni differenza) spetta certamente il compito di fare sintesi delle esigenze, ma anche, concordemente, di stoppare i tanti e troppi interessi corporativi che ronzano attorno alla Sanità procidana.

E basta, ora, con lo slogan “L’Ospedale non si tocca”, anche perché nessuno lo voleva toccare, ma solo rifunzionalizzare (bene o male). Anzi è arrivato il momento di affrontare anche i problemi e le disfunzioni; chiediamo, quindi, con forza, che l’Ospedale SI TOCCHI: per farlo funzionare meglio e in maniera più moderna!