Sebastiano Cultrera  – Lo so, le “analisi del voto” possono fare venire l’orticaria anche ai lettori più pazienti. E non propongo, quindi, niente del genere. Bandiamo, quindi, i numeri, le percentuali e i flussi (ah, i flussi, che meravigliosa invenzione!), arriviamo subito al sodo. E, senza timore di evocare il compagno Ulianov, passiamo al nocciolo del problema: CHE FARE?

Dico subito che condivido buona parte delle cose scritte da Ezio Mauro e, in particolare la ricetta finale: “Ricostruire quel che si è perduto (ben più del voto), stando all’opposizione con la propria gente e con le proprie idee. Ritrovate” Questo è. La nostra riflessione potrebbe terminare qui: è già tutto un programma.

Ma quali sono le NOSTRE IDEE? E qual è la NOSTRA GENTE?

E, qui, le cose si complicano e bisogna prendere atto di una crisi più ampia: della sinistra, della socialdemocrazia e in definitiva della rappresentanza democratica come in Occidente si è espletata almeno in questi 70 anni e più di pace.

Ma non spaventatevi, non ci avventureremo in complesse analisi sociologiche e politiche. Anche perché non ci vuole molto a capire che dal tempo dei comizi in piazza (con partecipazione fisica e diretta dei cittadini) al tempo della politica sui social (con la partecipazione, al massimo, del dito indice, per un clic) qualcosa (TANTO) è cambiato! Passando, nel frattempo, dalle Tribune Politiche garbate e disciplinate ai Tribuni televisivi vocianti e sgarbati.

La “comunicazione” della politica è diventata “sostanza” della politica stessa (e chi di noi ha studiato un po’ di Teoria della Comunicazione aveva imparato la lezione: “il medium è il messaggio”, che ci ha spiegato Marshall McLuhan; ora il concetto si evolve).

 Ma prima ancora delle modalità di veicolazione della politica notiamo, però, una vera e propria crisi di rappresentanza, e, soprattutto una crisi di identità dei gruppi sociali da rappresentare.

La chiudo qui dicendo che una società complessa e già parcellizzata ha bisogno di risposte unificanti, semplici, efficaci e dirette. Non di esercizi post ideologici fumosi e contradditori.

La Lega e i 5stelle hanno vinto con messaggi chiari, semplici. Anzi essi SONO quei messaggi: sono dei MESSAGGI e null’altro, forse (soprattutto i 5stelle, ché la Lega un vero radicamento ce l’ha); ma sono passati nella testa (e nella pancia) degli elettori.

Il PD ha perso come perde la socialdemocrazia europea. Ed ha sbandato sui temi dell’immigrazione, delle tasse e del SUD.

Non ha colto per tempo il tema dell’immigrazione. Solo con Marco Minniti agli Interni ha dato segnali chiari, ma è stato fortemente contrastato da posizioni ideologiche (non scordiamolo: anche dentro al Governo e dentro il PD).

Ora, mi chiedo qual è la NOSTRA IDEA definitiva sull’argomento? Quella di Gino Strada o quella di Minniti? Io non ho dubbi: l’accoglienza deve essere sostenuta dalla LEGALITA’ e dalla SICUREZZA, ma il messaggio non è passato unanime (vero DEL RIO?).

La Lega ha parlato in maniera diretta e chiara a quel poco di borghesia superstite, nel NORD Italia. Ed ha parlato (meglio del PD e dello stesso Berlusconi) ai quei ceti produttivi entrando direttamente nei temi dei loro disagi, senza perbenismo fiscale e senza remore sulle priorità produttive.

E i 5stelle al SUD hanno trovato un’autostrada, spalancata da una classe dirigente e una classe politica arroccata su se stessa, senza idee (e SENZA STRUMENTI) per affrontare la più grande crisi che il SUD subisce dopo quella del dopoguerra, e senza la presenza di uno Stato generoso come, nel bene o nel male, è stato in passato (assistenza, Cassa del Mezzogiorno, assunzioni). Quali e dove sono le idee per il SUD? Un abbozzo, tardivo, è il provvedimento “Resto al Sud” varato dal governo Gentiloni per i giovani meridionali. Il fatto che sia stato affidato ad INVITALIA (e non alle Regioni) lascia perplessi.

Il governatore De Luca lanciò l’idea di un piano straordinario di 200mila assunzioni di giovani del Sud nella pubblica amministrazione (utile anche a svecchiare e modernizzare la stessa pubblica amministrazione). Si disse che era demagogico ed irrealizzabile (e non in linea con il modello di sviluppo auspicabile) e non si proseguì neanche nel dibattito. Ora ci si accorge che i 5stelle hanno stravinto al Sud con la proposta del REDDITO di CITTADINANZA.

Bisognava, quindi, inseguire la demagogia, soverchiare le proposte irrealizzabili con altre ancora più scriteriate? NO CERTO! Bisognava (e BISOGNA, per il futuro) focalizzare LE NOSTRE IDEE all’interno del metodo RIFORMISTA: la discriminante è la loro REALIZZABILITA’, il loro essere IDEE DI GOVERNO.

Ma la CONCRETEZZA non è sempre stata messa in discussione dalla demagogia populista, ma anche dalla chiacchierologia endemica della sinistra. I governi recenti hanno goduto di ministri determinati e capaci di RISOLVERE I PROBLEMI e non di sbandierarli, magari facendoci sopra demagogia. Carlo CALENDA ne è un esempio. Ma si è trovato, non a caso, più spesso a confrontarsi, per risolvere i problemi con una parte della sinistra che preferiva che le fabbriche si chiudessero al fine di salvaguardare una ideologia (Vedi Taranto). Calenda è riuscito a risolvere molte crisi aziendali, ma facciamo fatica a considerarlo uno dei nostri. Può essere un pezzo pregiato della NOSTRA GENTE? O vogliamo metterlo in condizione di scappare (subito dopo essere entrato) spiegandogli che noi scegliamo di ALLEARCI con chi ha fatto della IRREALIZZABILITA’ e della demagogia una bandiera?