L’editoriale di Sebastiano Cultrera: “Procida ai tempi del covid-19: i silenzi e l’anima”

Sebastiano Cultrera – “Procida è una isola meravigliosa, sono i procidani che la rovinano”. Chi di noi non ha mai ascoltato questa frase, se non l’abbiamo detta noi stessi o, per lo meno, non abbiamo annuito a chi la proponeva? Insomma, sembra un luogo comune conclamato.

Spesso i luoghi comuni, però, non reggono alla prova dei fatti. E i FATTI, per certi versi drammatici, di questi giorni SMENTISCONO, appunto, clamorosamente l’affermazione iniziale.

Procida rimane sempre bellissima, infatti, in questi giorni. Ma ho girato un poco ieri, nello spazio necessario per fare un poco di approvvigionamenti per la casa, e ho visto (e anche, poi, visionato con foto e video) una PROCIDA SPETTRALE: tanto silenzio, nessuna persona, tante saracinesche abbassate e negozi chiusi, pochissime macchine che giravano e, raramente, una persona che camminava velocemente e furtivamente, sfuggendo il contatto con altri possibili essere umani. Insomma nell’isola regna un senso di paura e angoscia palpabili. Soprattutto sono scomparsi i procidani e l’isola, SENZA I PROCIDANI è senza ANIMA. È bella architettonicamente, certo. La Corricella è sempre un paesaggio unico al mondo. Il Castello e la Terra Murata guardano sempre dall’alto un’isola geograficamente armonica che, con le sue marine, con le sue punte e insenature, si adagia armoniosamente nel SUO MARE.

In quel Mare che è senso e sostanza della Storia, del carattere e dell’esistenza stessa dei suoi abitanti.

Ecco Procida, il Mare e i suoi abitanti, SONO UNA COSA SOLA. Togli un elemento e hai rotto l’incantesimo. Procida, quindi, senza i “maledetti” (nel senso detto sopra) procidani, semplicemente non esiste. Non soltanto, ovviamente, perché l’isola, nella sua espressione fisica si presenta (oltre i rivolgimenti vulcanici) così come la gente di Procida l’ha voluta. Neanche perché i procidani sono un unicum antropologico, anche nel mondo delle genti di mare o degli isolani. Ma perché i procidani sono LO SPIRITO VERO della isola, altro che rovinarla! Con la loro taciturna caparbietà, con la sagacia e la laboriosità, con la passione e l’amore per la propria isola. Certo, a onore del vero, molto spesso capita anche che noi procidani stessi parliamo male della nostra isola. Ma GUAI SE LO FACESSE QUALCUN ALTRO! Insomma i procidani senza l’isola non possono stare e l’isola di Procida senza i procidani sembra un altro posto; che magari gli somiglia ma che non respira, non piange e ride, non gioisce e si dispera, come fa Procida gravida della presenza dei suoi abitanti.

Ieri SOLITARIO a Piazza Posta non sentivo pulsare il cuore dell’isola, come spesso mi capita; e sentivo una “Animula vagula blandula” (piccola anima smarrita e soave) che cercava dimora. Era l’anima dell’isola che vagava sperduta alla ricerca degli abitanti. E appena ne scorgeva uno si rallegrava, si rassicurava. E mi sembrava che ridesse.

Era quella stessa anima dell’isola che aveva affascinato artisti, scrittori, poeti e uomini illustri, che hanno cercato di coglierla quell’anima MA NON CI SONO RIUSCITI.

Non ci riuscì Lamartine che pure tentò un affresco dell’amore romantico carpendo i luoghi, i costumi e le bellezze dell’isola, prima di tutte quella di Graziella, protagonista e MITO della beltà femminile e del carattere delle donne mediterranee.

Non ci riuscì Massimo Troisi, che interpretò il Postino Mario, cercando di spiegare, con il regista e il resto del cast, come la POESIA possa nascondersi nei panorami, nei suoni e nei rumori dell’isola.

Non c’è riuscita Elsa Morante che cercò di entrare nel Mistero dell’isola, descritta come micro mondo e germoglio di vita. Ma “quella, che tu credevi un piccolo punto sulla terra, fu tutto” rimase inafferrabile e Arturo lascerà Procida sconfitto, perché “Fuori dal Limbo non v’è Eliso”.

Questi e tanti altri sono gli amori delusi per l’isola, che non ha voluto concedere la propria ANIMA a braccia “forestiere”. Essa è dei PROCIDANI, gli unici in grado di possederla.

Che però stanno perdendo, negli ultimi decenni, i codici per comprenderla. Sposando modelli di vita consumistici e distonici. I giovani e la nuova riscoperta (da parte di visitatori attenti) dell’isola fanno ben sperare nel recupero delle chiavi originali di accesso a quell’anima. Che, forse, è la chiave della felicità stessa per i procidani e per i visitatori incantati.

La Morante stessa ci ricorda che “Forse il primo segreto essenziale della felicità si potrebbe ancora ritrovare. L’importante è rimettersi a cercare”. Allora toccherà a tutti noi procidani, dopo la quarantena, di riappropriarci con delicatezza e con consapevolezza della nostra isola e, riprendere a cercare, qui, con amore, la felicità.

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