L’EDITORIALE DI SEBASTIANO CULTRERA «Ragione o Ipocrisia?»

Sebastiano Cultrera – Dalla parte della ragione ci sono, oramai, solo posti in piedi. Assessori di ieri e di oggi si sono saldati in una guerra (santa?) a difesa del popolo procidano e dei suoi (presunti) interessi. E, dalle reazioni sbrindellate, si mostrano infastiditi dai miei scritti. Non ho nessun interesse di parte e non voglio difendere, a tutti i costi, le mie tesi. Se servisse a qualcosa, sarei pronto ad abiurare di fronte alle censure di cotanti personaggi. Preferirei, tuttavia, essere convinto. Ma non lo sono.

Quel che mi spiace è che essi, nella foga polemica, abbiano trascinato quel galantuomo del dott. Finelli, reo di due gravi colpe. La prima è, evidentemente, quella di beneficiarmi della sua amicizia: in virtù di quella mi ha gratificato di complimenti superiori ai miei meriti. La seconda è quella di non avere, neanche lui, un pensiero omologato; in particolare sui temi dove meglio, e di più, si sono esercitate ipocrisie e demagogie della politica isolana.

A Carnevale, tra le varie cianfrusaglie (che pure maneggio), non cercherò quelle adatte a travestirmi da opinionista. E vorrei, una volta per tutte, cercare di precisare i propositi, e i confini, della mia modesta attività di narratore delle cose isolane, chiarendo che non ho la pretesa di rubare il ruolo a chicchessia. È solo l’affetto dell’amico Leo Pugliese e quello del direttore del Dispari, Gaetano Di Meglio che mi gratifica dello scrivere qualche riga sulle loro preziose testate.  

Credo che chi ha contratto, come mi è successo, il virus della politica, non riesca a farne a meno. Io l’ho contratto da piccolo e sono portato, naturalmente, ad inquadrare gli accadimenti (quindi anche ciò che succede nella nostra isola) nello scenario ampio dell’interesse pubblico e della dinamica dei percorsi politici.

Al di là del ruolo che ciascuno di noi possa avere, credo che il comandamento del buon cittadino dovrebbe essere “I CARE”, come dicono gli anglosassoni. Il contrario, cioè, del “che m’importa?”; l’esatto opposto di girarsi dall’altra parte ignorando i problemi della nostra comunità. Il nostro dovere civico ritengo debba essere questo. Ed ho interpretato questo compito SEMPRE A SUPPORTO delle istituzioni, indipendentemente dalle posizioni politiche, anche quando ho rivestito ruoli diretti di responsabilità. Credo che ciascun cittadino debba avere sempre un ruolo ATTIVO e PROPOSITIVO nella società e che le critiche siano utili allo scopo, se si ha ben chiaro l’utilità collettiva.

In breve, quindi, ritengo che “temprare lo scettro a’ regnatori” sia azione utile anche nella nostra isola. E, quando su alcuni temi si riscontra un UNANIMISMO PELOSO è compito di una mente attenta cercare di andare più a fondo.

Un assessore in carica ha spiegato, che con il supporto di valenti consulenti (un ex Sindaco e un ex assessore alla Sanità) si è sulla strada giusta per risolvere definitivamente i problemi della Sanità a Procida. Un ex potente della sanità flegrea (e quindi procidana), travestito da opinionista (così è se vi pare) ha, con altre parole, confermato il dato. Questo unanimismo di amministratori DI PRIMA E DI DOPO mi ha chiarito poco sui modi e sui tempi (ma è un limite mio), ma mi ha CONFERMATO che si continua a fare demagogia sulla pelle dei procidani. Sembra, però, che un mio errore sia chiaro: infatti i posti letto dell’Ospedale sono 9 (nove) solo SULLA CARTA, perché il Piano Ospedaliero ne conferma 20 (venti) e tanti saranno al termine di “lavori di edilizia ospedaliera già programmati”. PEGGIO MI SENTO! E a costo di ulteriori sgarbati improperi e nuove scomuniche chiedo: A CHE SERVONO?

Il disservizio, quotidiano, costante, della nostra Sanità non viene da una mancanza di posti letto. Al cittadino che va, disgraziatamente, al Pronto Soccorso può succedere più facilmente che manchi della garza che un letto, che manchi una diagnosi corretta (o la Tac, o altre indagini o analisi di laboratorio affidabili) piuttosto che un posto e un ricovero.  E vorrei su questo tema, essere chiaro fino in fondo: se la battaglia si fa su questo vuol dire che SI STA MOLLANDO SUL RESTO: SU CIO’ CHE CONTA. Perché i soldi non sono infiniti e la dizione RIQUALIFICAZIONE DELLA SPESA dovrebbe significare questo: scegliere ciò che è più utile.

In ogni caso, sono pronto in ogni sede, in ogni situazione, in pubblico e in privato, a confrontarmi e a spiegare meglio il mio punto di vista propositivo anche in questo campo; continuando, nel mio piccolo, a sostenere ogni azione PROPOSITIVA E MIRATA per la nostra comunità (come ho continuato a fare anche in questi anni, pur con le mie modeste risorse).

Solo un breve chiosa dedicata a chi, invece, ha modulato il proprio impegno secondo una politica di convenienza, quindi talvolta distruttiva e vendicativa.

Nel 1996 nacque la possibilità di aprire a Procida l’Ospedale: c’erano i fondi. Ma, per rendere l’opera realizzabile in tempi certi e brevi, bisognava riconvertire la struttura dell’ex Orfanotrofio in via De Gasperi (ex via Mozzo).

Il giovane Sindaco dell’epoca (Luigi Muro) mi convinse della bontà di quel suo progetto, e del fatto che si trattasse dell’unica possibilità concreta di realizzarlo davvero, il tanto agognato ospedale isolano. In quel periodo avevo un ruolo politico di una certa rilevanza e diedi un supporto importante (forse fondamentale, considerate le dinamiche politiche regionali di quel periodo), a quel progetto. Non l’ho mai sbandierato, perché credo si sia trattato solo di un dovere verso la mia isola. Ed ora lo dico solo per evidenziare che, in quel percorso, trovammo tanti ostacoli (anche in sede napoletana: mi consta direttamente) disseminati da alcuni profeti procidani del NULLA, che magari adesso vanno in giro ad impartire lezioni. Erano (sono?) politici poco lungimiranti che speravano in uno STOP di un Sindaco e di una amministrazione (perché incapaci di spendere un finanziamento per l’Ospedale, che sarebbe stato, quindi, revocato) senza curarsi che ciò significava lo STOP per la nostra isola. Non sono io che ho dimestichezza col NULLA. Non ho mai abbracciato la logica del tanto peggio tanto meglio. Mai, e a maggior ragione mai su temi sensibili come la salute dei procidani.

Il mio stimolo, quindi, continuerà, anche in senso critico. Al pari con l’impegno per l’isola. So che gli amministratori, di ieri, di oggi, e temo, di domani, non amano, di norma, le critiche, anche se con finalità costruttive. So che c’è sempre qualche “ruffiano” che indossa (per cinismo o per inanità) l’abito di avvocato difensore, magari più realista del re. So che alcuni spiritelli “maligni” meditano piccole vendette e cattiverie trasversali. Me ne farò una ragione.

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  1. Sandrino /

    Su una sola cosa dissento. La rievocazione nostalgica del mancato varo dell’Ospedale a Procida negli anni ’80. Anche allora non c’erano i presupposti per una “mega” struttura, figuriamoci ora. L’ Ospedale era, e forse lo è ancora, una polpetta troppo ghiotta per i politici, ma indigesta per i cittadini. Ora, non ha alcun senso. L’amministrazione comunale e i cittadini dovrebbero unire i loro sforzi nel chiedere una gestione efficiente dei 9 posti letto, e non sono certo pochi, che sia eminentemente finalizzata alla salvaguardia della vita in caso di emergenze indifferibili. Esistono numerosi esempi cui far riferimento, basati essenzialmente sulla telemedicina. Avere un carrozzone vuoto, dispendioso e inefficiente (tre parti all’anno, per esempio) non garantisce affatto la salute dei procidani. Perchè non si indice una conferenza sul tema, nella quale si dibatta tra esperti e pubblico? O il Comune serve solo per discutere dei sacri testi del Pio Monte ?

  2. luigi finelli /

    Caro Sebastiano, io me ne sono già fatta una ragione della incapacità, o più spesso volontà, ad interpretare e identificare in modo malevolo e senza senso politico le parole di chi solleva problematiche finalizzate ad una discussione produttiva. Sono quei molti che osservano e, solo quello sanno fare, senza mai esporsi e senza progettare o produrre idee. In un tempo di assoluta mancanza di identità, nel quale prevale la necessità di aprirsi dei varchi, le ragioni dei dissensi sono infinite e si trovano anche quando non ci sono. Ti ringrazio comunque delle parole espresse sul mio conto e continuerò ad agire secondo scienza e coscienza per tentare di sollevare quelle coscienze addormentate e che respirano oggi il pulviscolo della indifferenza
    Un abbraccio Gino Finelli

  3. Sebastiano /

    Caro Sandino, credo anche io che la Telemedicina (oggi si chiama e health) sia il terreno di lavoro giusto e che, in genere, in luoghi disagiati come il nostro le.nuove tecnologie possono contribuire molto a diminuire il gap. L’Ospedale si realizzò ( a coronamento dell’impegno raccontato nel mio scritto), com’è noto, a cavallo del lmillennio; e non negli anni 80 quando l’isola invece inizio’ la battaglia (anche a seguito di fatti luttuosi) con lo sprone di molti cittadini “attivi”, con in testa Domenico Ambrosino e Massimo Noviello. È una bellissima struttura, nata per essere un gioiello. Dobbiamo difenderla,a, d’altronde nessuno ha mai voluto chiudere. C’è bisogno, tuttavia, di TOCCARE e ritoccare la sua organizzazione, che non è MAI decollata in maniera soddisfacente.

  4. Sandrino /

    Caro Sebastiano, l’Ospedale non mai funzionato e le manovre erano già cominciate qualche decennio prima. Fare una TAC ogni 3 mesi e fare festa, anche sul giornale, o perchè è nato un (1) bimbo, non significa avere un ospedale. Anzi, queste sono le vere ragioni per cui bisogna non averlo. Esistono dei limiti minimi di numero di prestazioni per avere garantita la salute in una struttura, altrimenti la struttura è pericolosa, non solo inutile. Poi, uno può chiamare un gozzo che fa acqua scalcagnato petroliera, o portaerei, sempre natanti sono…Ora io ti ribadisco l’ivito a promuovere un dibattito tecnico-politico-pubblico allo scopo di investire le risorse per garantire ai procidani una struttura efficiente per le emergenze, dirottando a tal scopo le risorse “eventualmente” destinate al casermone. E’ l’unico modo, a mio modesto parere, per non trovarsi il fiammifero, questa volta spento, tra le dita.

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