Sebastiano Cultrera | “Non riesco a pensare a Waterloo come una sconfitta” diceva J. L. Borges.

Ed io, in parafrasi, NON RIESCO a pensare alle DEMOLIZIONI come una VITTORIA dello Stato né, tanto meno, della Giustizia.

Nelle vene del grande scrittore argentino, maestro delle iperboli letterarie, scorreva sangue britannico: un DNA predestinato alle più alte vette del paradosso, che frequentò e abilmente padroneggiò. Era cieco e vedeva e preveggeva meglio di tutti, raccontava di favole e di mondi immaginari, ma comprendeva benissimo il mondo fattuale e, infine, era argentino, ma faceva il tifo per gli inglesi, nonostante l’atavica rivalità tra le due Nazioni. E proponeva, con la sua autorevolezza, il capovolgimento di un luogo comune diffuso (almeno nella cultura continentale): Waterloo è sinonimo di sconfitta, un po’ dappertutto, anche nei paesi che contribuirono alla fazione opposta a Napoleone. Non per gli inglesi, perché, forse, sono abituati a pensare strano (vedi: la guida a destra e mantenendo la sinistra della carreggiata, il sistema metrico, etc.) ma, soprattutto, perché si sono trovati a condurre, in quel frangente, l’esercito della vittoria (capitanato dal Duca di Wellington).

Bisogna, quindi, sempre imparare a pensare (anche) controcorrente. Potrebbe servire, come nel nostro caso.

Le demolizioni delle costruzioni, pur abusive, pure illegali, NON POSSONO essere delle VITTORIE, per alcuni motivi che tenterò di spiegare, ma soprattutto, per un motivo fondamentale: la Legalità vestita di VIOLENZA assomiglia più al crimine che vuole combattere che agli interessi della convivenza civile, che dovrebbe salvaguardare. E l’impoverimento di una famiglia, ottenuto addirittura eliminando a tutti (adulti, bambini, vecchi e giovani) un TETTO sopra la testa col quale coprirsi, non è né un gesto pedagogico né risarcitorio: non può avere nessuna valenza utile alla società.

La Legge? Summum ius, summa iniuria! La Legge è (dovrebbe essere) uno strumento A SERVIZIO dell’Uomo, non un rito autocelebrativo, che rimanga valido, al massimo, per i suoi sacerdoti.

NON RIESCO a pensare alle DEMOLIZIONI come a una vittoria dello Stato: NO!

Perché lo Stato non può sottomettere al principio della Tutela del Paesaggio (definito e custodito da cangianti Funzionari della Bellezza!) degli altri principi ugualmente (se non più) sacri. Come il Diritto di Proprietà e il Diritto di Abitazione. So bene che il tema è controverso e dico subito che la mia è una valutazione di tipo politico, non leguleia. E per farmi capire meglio propongo una considerazione. Avete mai riflettuto che siano state proprio le ideologie totalitarie a sostenere più di tutti la necessità di una legiferazione (e sempre più severa) in materia? Il Fascismo prima (con le leggi del 1939, lo stesso tempo delle leggi razziali) e stuoli di intellettuali e di movimenti marxisti poi (nel dopoguerra, organizzatisi anche in lobbies del settore) hanno concordemente sostenuto la necessità dell’intervento di uno Stato eticamente custode dei feticci ambientalisti, anche di quelli poco definibili. Vi sembra un caso che, nel diritto ambientale i diritti individuali (penali e civili) siano costantemente sottoposti (cioè posti SOTTO) ad un (mai bene individuato) interesse collettivo? La demolizione non alla fine di un procedimento amministrativo, ma come sanzione aggiuntiva di un provvedimento penale è una figura eccezionale, giustificata solo da principi da Stato Etico.

NON RIESCO a pensare alle DEMOLIZIONI come ad una vittoria della Giustizia: NO!

Perché non è giustizia dosare le demolizioni secondo l’alea dell’esito e della velocità dei vari singoli procedimenti penali, trascurando criteri di vera giustizia, come la dimensione, l’utilità, la condizione economica, lo stato di famiglia e le condizioni di salute dei soggetti che il Magistrato decide di PUNIRE.

Eppure ogni tentativo regolatore del fenomeno, che servisse almeno ad arginare false uguaglianze (come lo è quella fra un grande abuso speculativo e un piccolo abuso di necessità) è sempre stato bloccato.

In Parlamento e nelle Regioni la politica è sempre più sotto ricatto; dai media e dalla “società incivile”: pronti a sbraitare ad ogni tentativo di razionalizzare (almeno!) lo scempio degli abbattimenti.

La Regione Campania ha recentemente legiferato in materia (tentando di riparare ai danni del passato) ma il governo ha inopinatamente impugnato quelle norme.

Il Parlamento non è stato capace di risolvere il problema, finora. E adesso si profila una maggioranza giustizialista che, in questo ed altri campi, annuncia solo le abolizioni delle residue garanzie degli imputati, come la sciagura annunciata dell’abolizione (o della seria diluizione) del diritto alla giusta durata del processo e della prescrizione (in caso di durata eccessiva).

La Giustizia è moribonda in Italia, e non da oggi. La Giustizia spettacolo le sta dando il colpo mortale.

La persecuzione degli UNTORI DELLA BRUTTEZZA (nello Stato di UTOPIA della Bellezza Collettiva) con l’uso militare degli ABBATTIMENTI (usando la stessa crudeltà della TORTURA e dei ROGHI) ci riporta indietro nel MEDIOEVO del DIRITTO.

E lontano dall’UOMO.