Redazione | Riceviamo e Pubblichiamo | “Siamo un piccolo gruppo di sostenitori della lista La Procida che vorrei e, come una larga parte degli elettori procidani che hanno creduto in essa, siamo molto delusi. Abbiamo contribuito in vario modo, nella primavera del 2015, al suo successo elettorale, fiduciosi in una svolta a lungo attesa. Sapevamo che sarebbe stato un impegno gravoso e che l’inesperienza e la giovane età di quasi tutti i nuovi amministratori avrebbero potuto inizialmente rallentare e complicare l’avvio delle riforme incisive e coraggiose di cui l’isola ha bisogno. Abbiamo perciò pazientato, aspettando in silenzio che qualcosa col tempo cambiasse, che studio, dialogo, scambi di esperienze, confronti con altre amministrazioni aiutassero a voltare pagina.

Non è stato così. Finora, mentre la Giunta si avvia a chiudere il secondo anno di lavoro, non si vedono segni di cambiamento. Né è possibile ascoltare sempre la stessa solfa degli spaventosi buchi di bilancio ereditati. Malgrado l’impegno e la serietà di singoli consiglieri di maggioranza, Procida è in condizioni non dissimili da quelle in cui era nel maggio del 2015. Sindaco e assessori dicano alla cittadinanza se intendono continuare a perdere tempo nelle autocelebrazioni e nelle esibizioni in rete, anziché rimboccarsi le maniche e dare almeno i primi segni autentici di svolta. Qualche esempio.

È troppo chiedere di combattere sul serio il disordine e la pericolosità del traffico?

È troppo chiedere che i lavori relativi alla metanizzazione siano svolti a regola d’arte?

È troppo chiedere chiarezza sulle tariffe astronomiche del servizio di rimozione dei rifiuti, visto che da tempo, a quanto si racconta, la raccolta differenziata pare funzionare bene?

È troppo chiedere di rinunciare alla difesa caparbia delle proprie clientele?

È troppo esigere reale trasparenza dell’operato amministrativo, sapientemente nascosto quando non conviene (cioè quasi sempre)?

E’ troppo chiedere che incarichi professionali di progettazione siano attribuiti per concorso e non direttamente a tecnici “ereditati ” dalle vecchie amministrazioni?

È troppo chiedere, infine, cosa impedisce, per Palazzo d’Avalos, di bandire un concorso internazionale di idee e di cercare fondi, per evitare che un bene così importante resti solo occasione di parate, di chiacchiere e di inesistenti visite guidate?

 

Enrico Anastasio – via Libertà, 8

Ciro De Candia – via Libertà, 36

Vincenzo Muro – via Fontana, 10

Gioacchino Romeo – Via Scotti, 18

Giovanni Romeo – Via Battisti, 11

Vincenzo Muro – Via F. Gioia, 13