Franco Cerase | Cari concittadini,

non è mia abitudine indirizzare ai giornali lettere per esprimere il mio pensiero, che considero molto modesto, ritengo però in questo momento opportuno se non necessario farlo. Ho sempre fatto politica, ritengo che sia una nobile attività mettere a confronto con gli altri le proprie idee e visioni relative al bene comune. Non ho mai condiviso le idee e la visione di quanti nei passati cinquanta e più anni hanno gestito a Procida la cosa pubblica, e l’ho sempre manifestato apertamente e nel rispetto delle persone seppure senza condividerne la visione e le azioni. La situazione però e degenerata in condizioni tali per cui ritengo che il paese sia ridotto molto male. Con solo riferimento agli ultimi anni, per intenderci alle amministrazioni Muro e derivati, mi risulta che il comune di Procida sia passato da un più circa 3 miliardi di lire di attivo a circa 30 milioni di euro ( 60 miliardi ) di passivo, avendo nel frattempo venduto tutto ciò che si poteva a Procida e Monte di Procida, porti compresi ( quello di Marina Grande , regalato ). Pur in presenza di consistenti finanziamenti pubblici frutto delle passate gestioni allegre sia sul piano nazionale che europeo. Un disastro simile non sarebbe stato possibile nemmeno se i precedenti  amministratori avessero speso il loro tempo a tagliuzzare banconote per farne coriandoli. Ma il disastro peggiore in cui è  stato ridotto il paese è di ordine sociale , morale, ed economico dell’intero paese oltre che  per le casse comunali. I nostri concittadini hanno perso la capacità di civile confronto, il senso del dovere e del sacrificio, la voglia e la possibilità di lavorare ; ciò che era struttura portante dei progenitori e quindi del paese. Abbiamo abbassato o siamo stati costretti ad abbassare le aspirazioni, ci siamo rivolti ad affabulatori , i nostri giovani si sono ridotti ad elemosinare posticini nel settore pubblico ( magari pagati dalle loro stesse famiglie ) o andare fuori dall’isola. La marineria andava perdendo il proprio ruolo, l’agricoltura veniva abbandonata, la pesca estinta, il turismo mai nato, il tutto senza che gli amministratori dessero quanto meno segnali di  percezione delle problematiche. Si è solo consentito la diffusione di una mobilità privata motorizzata inutile, costosa, lenta, inquinante fino a portare i casi di tumore dell’isola ai livelli superiori a quelli nazionali. Se  questo è lo stato delle cose, e ritengo che lo sia, gli amministratori precedenti, loro sostenitori e collaboratori, credo non abbiano il diritto di parlare.  Mi costa molto questa affermazione. Ritengo di essere un sincero democratico non mi sarei mai sognato di fare una simile affermazione. Ma i diritti si conquistano e si conservano e ciò comporta non pochi sacrifici. Ignavia, incapacità, o peggio l’aver lucrato succhiando alla zizza dei soldi pubblici, non costituiscono il substrato giusto per la conquista e la conservazione di diritti. La mia pur grave affermazione troverebbe quindi giustificazione. Oggi la situazione è cambiata;  finalmente. Una nuova ( quanto meno per età, cognomi  e ritengo anche  metodi ) amministrazione sta operando nella situazione di disastro descritta.

Si potrà dire tutto di questi ragazzi. Giovani, inesperti, e quanto altro. Ma si abbia l’onestà di riconoscere che i disastri passati non possono averli ancora determinati, non fosse altro per motivi cronologico: non ne  hanno avuto ancora il tempo. Si dovrebbe dire “lasciamoli lavorare”. Sono stato un sostenitore di questa amministratore e mi ritengo insoddisfatto del loro iniziale operare. Ma rimprovero loro il non aver affrontato la situazione con il coraggio e la determinazione necessaria;  ed ho più volte manifestato  questa mia posizione.  Altri la condividono. Ma questo non significa che queste critiche debbano consentire di ridare fiato a vecchi tromboni o più giovani trombettelle della stessa caratura. Semmai si deve tener conto delle difficoltà o  che,  come diceva don Abbondio, “ il coraggio se non c’è non lo si può dare “ , o di entrambe le circostanze e contribuire a superare le difficoltà e supportare il carente coraggio. Se ci stanno a cuore le sorti del paese, se si condivide questa mia sommaria analisi ci si accorci le maniche ; c’è molto da fare. Diamo sostegno e coraggio a questi ragazzi, non frettolose critiche.