Riceviamo e pubblichiamo | Leggo, probabilmente in ritardo, dal Vostro bel sito l’editoriale del Sig. Sebastiano Cultrera sulla questione del traghetto Laziomar che collega Procida con Acquamorta. In veste di responsabile della petizione popolare insieme ad Antonio Passione, ideatore dell’iniziativa, vorrei fare qualche puntualizzazione e sullo scritto del Sig.Cultrera e, ancor più, sulla questione in se stessa.
La bella prosa del Sig.Cultrera, al netto di qualche volgarità gratuita, messa lì forse per non uscire dall’andazzo attuale di parlare prima al “basso” e poi alla testa del lettore (cito: “ […] Ciò a dimostrazione non solo del principio che vuole sempre incinta la mamma di certe particolari persone”…; e ancora: “ […] Si tratta, evidentemente di una alzata di testa conseguenza del caldo eccessivo di questa estate.”), la bella prosa, dicevo, ricostruisce speditamente la storia delle due Comunità nate da una sola, si allunga con leggerezza e, persino, una qualche eleganza tra le ombre antichissime e meno antiche di queste terre, cita dottamente l’Età svevo-federiciana, i fasti di G. Procida (che intesseva disegni universalistici con la “Grande Procida” all’orizzonte…), poi accenna ai diversi percorsi delle due realtà, coi Montesi superbi che considerano Procida solo passato, ed arriva a dirci a chiare lettere – e qui sono proprio chiare, senza possibilità di equivoci e/o incomprensioni) le sue idee: più collegamenti via mare e via terra, Acquamorta approdo naturale di sinergie tra i nuovi protagonisti di un rinnovato/rinato turismo flegreo, contro tutti i riottosi, i critici, gli scettici che vi si oppongono. Quest’ultima cosa, in verità, il Sig. Cultrera non la dice, la lascia come naturale risultato della sua scrittura bella e …logica.
Il fatto è, Egr. Sig.Cultrera, che i responsabili della petizione popolare e i tanti cittadini di Monte che vi hanno già con convinzione apposto la propria firma, non sono contro lo sviluppo. Come Lei sembra o fa finta di credere! La petizione sostiene e rivendica l’idea di un altro possibile modo, via, percorso, di far crescere economia, vivibilità, Bellezza – proprio Bellezza!- di Acquamorta. Rilegga bene, non pensi troppo alle sinergie retoricamente flegree -? – o a quelle che intravede tra noi cugini separati dal Canale, ma anche da una storia diversa e oppositiva in più passaggi! Vedrà che né il caldo fortissimo dell’estate, né la cretinaggine che Lei graziosamente ci attribuisce all’inizio del Suo editoriale c’entrano. Noi diciamo che il nostro porticciolo non deve e non può essere il passaggio di mezzi che, oggettivamente, ne modificano la natura di luogo in sé unico, di quiete e di silenzi… Proprio di quiete e silenzi che, se si studia la questione uscendo per un attimo dalla Sua “Grande Procida”, vedrà essere gli elementari prerequisiti di un turismo più equilibrato, sostenibile – come si dice, ma raramente si pratica dalle amministrazioni nostrane… E parlo di Italia, oltre le bagatelle locali! -, un turismo che non devasti per la sola gioia di chi non vede niente fuori dai personali interessi. Inoltre, cosa non meno importante nel discorso che mi sono permesso di riassumerLe, il tema della BALNEABILITA’, parola ormai estranea al lessico di chi governa Monte da qualche lustro e che a noi pare invece essenziale. Per non rassegnarci all’idea di essere diventati un paese senza mare, pure avendolo su tre lati per confine. A Procida una cosa così è, credo, inimmaginabile: vivete di turismo balneare, non solo di quello di un giorno, per i riti della Passione o la manifestazione della Graziella… Qui, ahimè, il discorso è diventato complicato e la rassegnazione civile non aiuta. La scelta scellerata di un mezzo antiquato e in pieno contrasto con l’ambiente di porticciolo turistico – dico: turistico – stride e allontana da qui ogni turista consapevole. Nessuno si oppone a mezzi di certificata idoneità ad un luogo come Acquamorta…E non mi venga a dire che crede nell’idoneità del mezzo attuale!

Giovanni Pugliese, co-responsabile della petizione sul traghetto LAZIOMAR ad Acquamorta.

RISPOSTA DI SEBASTIANO CULTRERA

Gentile sig Pugliese, non ho mai pensato che il fine ultimo della ” Grande Procida”, (del passato e del futuro) sia l’attuale traghetto della Laziomar. Tanto per sgombrare il campo a equivoci è malintesi. Se il fine è quello di migliorare il servizio esistente non posso che essere d’accordo. Ma temo che la questione ha diverse sfaccettature e nasconda qualche sottinteso tutto interno alle dinamiche locali. Che non conosco e non sono tenuto a conoscere. Se la classe dirigente locale , da decenni, non è riuscita o meno a rendere fruibili giusti spazi per la balneazione, non posso saperlo o giudicarlo. Non c’è dubbio che l’intera area dei campi Flegrei sia meritevole di uno sviluppo che veda la centralità della cultura e degli straordinari  giacimenti archeologici, ambientali e culturali che essa racchiude. La Grande Procida la immagino centrale in questo contesto. Certo è una suggestione da approfondire e da arricchire con proposte e idee, ove mai si fosse d’accordo a quel percorso di sinergia, che ripeto non deve concretizzarsi sul Teseo (che pure svolge, insieme con il servizio della società PROCIDANA Ippocampo, un servizio importante perché rappresenta una sorta di continuità territoriale) . Mi preme, però, chiedere scusa per l’implicita offesa  ad una, comunque, rispettabile iniziativa democratica, quale una sottoscrizione di firme. Pur rimanendo dell’idea che lo sviluppo dell’area si consegue con maggiori connessioni, anche di trasporti, e non con la chiusura a riccio. D’altronde, ripeto, il Mediterraneo è costellato di porti, che sono il fulcro stesso dello sviluppo turistico, e balneare, del territorio contiguo.