Plastica, al via la crociata per salvare il mare. I Verdi chiedono divieto assoluto di usare stoviglie plastica in comuni costieri. La risposta di Dino Ambrosino

Redazione | Qualcuno ha definito il XX° secolo come «il secolo della plastica». Un materiale dalle proprietà eccezionali, che permette usi infiniti; un prodotto leggero, durevole, poco costoso. Ma i suoi punti di forza, a cominciare dalla virtuale indistruttibilità, oggi sono diventati insostenibili per il pianeta, per l’ambiente e per la stessa umanità. Certamente la plastica non va demonizzata. È chiaro che la nostra civiltà non potrebbe fare a meno dei centinaia di materiali polimerici che ci accompagnano in ogni momento. Ma è anche vero che non è possibile più chiudere gli occhi di fronte al devastante impatto della plastica sull’ambiente e sugli equilibri ecosistemici. Si stima che nel mondo siano state prodotte 8 miliardi di tonnellate di plastica; solo il 9 per cento è stato riciclato, un po’ meno dell’80 per cento mandato in discarica o gettato direttamente in mare. Dell’attuale produzione annua mondiale – circa 300 milioni di tonnellate – ogni anno ben 8 milioni finiscono in mare. Un rapporto di Ocean Conservancy dice che cinque paesi asiatici – Cina, Indonesia, Filippine, Thailandia e Vietnam – totalizzano il 60 per cento della plastica che finisce negli oceani.

Plastica che ritroviamo sulle coste, e che per effetto del sole e delle onde si frantuma in frammenti di tutte le dimensioni, anche piccolissime. Secondo una ricerca del 2017 della Clean Seas Campaign delle Nazioni Unite, oggi negli oceani ci sono 51 miliardi di frammenti di microplastica, 500 volte il numero delle stelle nella nostra galassia. Microplastica che naturalmente finisce nella catena alimentare marina, e per questa via nei nostri piatti.

Si può e si deve agire per contenere questo scempio. Recente è la decisione della Cina di bandire a partire da quest’anno le importazioni di rifiuti plastici , che solo in parte venivano correttamente riciclati, e che invece spesso invadevano i fiumi dell’Impero di Mezzo. Soltanto l’immenso Yangtze trasporta ogni anno in mare ben 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici.

“I comuni campani a ridosso del mare adottino la stessa ordinanza emessa dal Sindaco delle Isole Tremiti che ha deciso di bandire l’uso delle stoviglie di plastica dopo la pubblicazione dei dati dello studio del Consiglio nazionale delle ricerche che ha denunciato la presenza di un’enorme quantità di microplastiche nel mare italiano”.

A chiederlo qualche giorno fa i Verdi, con il portavoce regionale Vincenzo Peretti e il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che ha anche deciso di inviare una nota ai Sindaci dei comuni costieri “per invitarli ad adottare lo stesso provvedimento, sanzioni comprese”.

“E’ necessario intervenire in maniera decisa contro l’uso delle stoviglie di plastica non biodegradabile perché, come ha dimostrato anche la pulizia dei fondali e della spiaggia della Gaiola fatta domenica scorsa, il mare ormai è pieno di questo materiale che inquina l’acqua e ammazza i pesci e le altre specie viventi presenti” hanno aggiunto i Verdi per i quali “dopo un primo periodo di adattamento, grazie anche a opere di sensibilizzazione, oltre che a quelle repressive, residenti e turisti capiranno l’importanza di ridurre, fino a eliminare, l’uso della plastica per consumare bevande e cibi”.

La risposta del primo cittadino isolano non si è fatta attendere. Il Sindaco Dino Ambrosino  – infatti – ha risposto nel merito sulla sua bacheca facebook:

«Oggi ci è giunta l’ennesima richiesta, anche da parte di un consigliere regionale, di emettere un’ordinanza per “bandire l’uso di stoviglie di plastica nei comuni costieri, per arginare il problema delle microplastiche nel mare italiano” Ci chiede di fare come per le Tremiti insomma….
Volendo tralasciare la circostanza che lì i residenti sono 520 e qui da noi 10.500, devo mettere in evidenza che fortunatamente la gran parte dei nostri rifiuti vengono avviati a riciclo, grazie ad una raccolta differenziata che supera il 70%.  E la plastica che finisce in mare senz’altro non è la nostra….
Piuttosto occorrerebbe finalmente intervenire sull’alveo dei Camaldoli. Come documentano le foto del giornale “Cronaca Flegrea”, anche dopo la pioggia di ieri sulla spiaggia di Licola è arrivato di tutto: plastiche, elettrodomestici, carcasse di animali morti. Tutta questa roba che arriva come un fiume in mare, nel giro di qualche giorno sarà portata dalle correnti sulle nostre spiagge, e noi saremo ancora rimproverati per i ritardi nella pulizia degli arenili.  Se durante questa primavera ci sarà qualche pioggia in più, noi subiremo mare sporco e spiagge di nuovo piene di rifiuti, dopo gli sforzi che stiamo facendo con azienda e cittadini volontari. Va bene quindi pensare a politiche virtuose per ridurre la nostra impronta ecologica, ma, insieme, puntiamo ad affrontare uno scandalo che al giorno d’oggi risulta intollerabile».

 

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  1. pasquale /

    Classico italiano: la colpa è sempre degli altri,le microplastiche che sono nel mare mostrum finiscono sulle nostre tavole e a nostra insaputa…..proprio una brutta faccenda….alla faccia del pesce che fa bene e apporta omega 3….o mega plastic…..saludos

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