Giovanni Barblan |  breviario di ravasi. diseguali.

“ non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra diseguali “. “  aveva 44 anni quando un linfogranuloma suggellò la sua vita terrena singolare, irripetibile, misteriosa, fulminante “, come la definì il suo amico david maria turoldo. stiamo parlando di don lorenzo milani, il prete fiorentino dall’intelligenza, umanità e spiritualità assolutamente straordinarie, tant’è vero che ancor oggi la sua eredità è viva, come è attestato da molte riprese della sua figura. giustamente in un suo libro lo scrittore eraldo affinati l’ha definito ‘ uomo del futuro ‘ o, se si vuole, della verità temporale, come si ha nella frase che abbiamo citato. c’è, infatti,  una parzialità che è paradossalmente la pienezza dell’imparzialità e della giustizia, quando si esercita nei confronti dei deboli, degli indifesi, degli ultimi. l’aveva già intuito per certi versi cicerone quando aveva citato nel suo ‘ de officis ‘ il proverbio ‘ summum ius summa iniura ‘, un diritto troppo rigido e frigido può trasformarsi in clamorosa ingiustizia. sì, tra diseguali è immorale amministrare un’astratta uguaglianza di giudizio “. ho avuto il privilegio di incontrare, purtroppo una sola volta, don lorenzo, in occasione di un meeting molto circostanziato fra esponenti delle maggiori confessioni religiose : cattolici, protestanti, ebrei.  gli islamici ancora non c’erano, almeno a firenze. eravamo circa a metà degli anni ’60. come definire questo prete irascibile e contestatore se non una meteora senza estinzione ? parlare del suo impegno civile, religioso, etico in poche righe è impossibile. cerco di farlo per sommi capi. suo padre era agnostico e anticlericale. sua madre di religione ebraica, ma agnostica pure lei.  lorenzo studia pittura all’accademia di brera e il caso vuole che, nel 1942, all’età di 19 anni, affreschi una cappella a gigliola, dove la famiglia era in vacanza. lì trova un vecchio messale che lo porterà ad interessarsi di liturgia. in tempi brevissimi, appena un anno dopo, si converte, anche se in maniera confusa e frettolosa. entra in seminario e nel 1946   viene ordinato sacerdote, nel duomo di firenze, dal leggendario cardinale elia dalla costa. vari spostamenti di sedi parrocchiali si succedono finché, nel 1954,  viene ‘ confinato ‘ a barbiana,sperduta frazione di montagna nel mugello fiorentino, a causa di screzi con varie autorità ecclesiastiche. aveva un caratterino niente male ! il suo scopo principale è di educare i ragazzi del paesino, dove non ci sono scuole. dà tutto se stesso per i suoi giovani allievi entusiasti. il suo pragmatismo arriva al punto  di rifiutare grammatica e ortografia, pur di venire al sodo della conoscenza. in questa scuola, ristretta in due stanzette,si parla e si scrive a braccio, collettivamente. tutto questo verrà documentato in ‘ lettere a una professoressa ‘. altre vicende feriscono la fragilità di don lorenzo. nel 1958 pubblica ‘ esperienze pastorali ‘, con l’imprimatur di dalla costa, ma il famigerato sant’uffizio ( lotta continua ! ) ne ordina il ritiro giudicandolo ‘ inopportuno ‘. la chiesa, quando deve ferire qualcuno, usa sempre termini ambigui, come ‘ inopportuno ‘, il cui significato non è chiarissimo . il libro viene condannato anche da ‘ civiltà cattolica ‘. i tempi non sono cambiati, quando vediamo il nostro amato francesco doversi difendere dai ‘ curiali ‘! ma i guai non finiscono per il nostro confinato. nel 1965 a firenze arriva il reazionario cardinale florit che, nel corso di un’assemblea dei cappellani militari della toscana ( per inciso, lo sapete che bagnasco, per tre anni di cappellanato militare, riceve dallo stato italiano un vitalizio di 3.000 euro mensili ? ), considera l’obiezione di coscienza una  ‘ espressione di viltà ‘ ( il mio amico pietro pinna fu ritratto in manette sulle copertine delle riviste ). don lorenzo risponde  con una lettera, difendendo accanitamente il diritto all’obiezione di coscienza. sempre florit  minaccia di sospenderlo ‘ a divinis ‘. subirà un processo per apologia di reato, ma il 15 febbraio 1966 verrà assolto, insieme con luca pavolini, che aveva pubblicato il testo della lettera su ‘ rinascita ‘, perché il fatto non costituisce reato. molto malato, don milani muore a firenze. nella casa materna, dove risiedeva nell’ultimo periodo della sua vita, il 26 giugno 1967, all’età di soli 44 anni. poco dopo, nel processo di appello, la corte sentenzierà laconicamente che ‘ il reato è estinto per morte del reo ‘. pavolini verrà condannato a 5 mesi e 10 giorni di galera. a francuccio e michele gesualdi, due dei suoi ragazzi e alla perpetua eda pelagatti, don lorenzo lascerà scritto nel testamento : ‘ caro michele, caro francouccio, cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. verso l’eda, invece, ho solo debiti e nessun credito. traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico. non offendetevi se non ho rammentato tutti. questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa. ho voluto più bene a voi che a dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto ‘.

“ la vita è un’enorme tela : rovescia su di essa tutti i colori che puoi “ ( danny kaye )
“ la vita si restringe o si espande in proporzione al coraggio di ciascuno “ ( anaìs nin )