Gino Finelli – Col cappello e col fischietto lui è un vigile perfetto. Quando all’Olmo c’è Pierino di sicuro non vi è casino.

Così scrivevo moltissimi anni fa, parlando di un personaggio storico procidano che, con la sua intransigenza, riusciva a tenere a freno il disordine di uno dei posti più invivibili dell’Isola: piazza Olmo.

Allora il Comune per la stagione estiva assumeva dei vigili stagionali che integravano quelli in servizio permanente e aveva fatto anche di più. Aveva, infatti, stabilito una sorta di convenzione per l’estate con i vigli di altre regioni del nord che erano ospitati con le loro famiglie gratuitamente.  Svolgevano in cambio un servizio di vigilanza urbana integrativo molto utile, poiché questi tutori dell’ordine non conoscevano la popolazione e dunque non vi era alcun favoritismo.

Fu quello un periodo di rispetto delle regole che trovò il suo culmine con l’arrivo alla caserma dei carabinieri del maresciallo Doretto, che divenne in breve tempo il supremo tutore dell’ordine e dell’applicazione delle regole. Ma tutto questo è parte di un passato che ricordo solo per fare le dovute differenze.

Allora come oggi il traffico era insostenibile e la circolazione disordinata, ma almeno vi era qualcuno che controllava il territorio e, sia pur con mille difficoltà, tentava di far rispettare le ordinanze comunali e le leggi dello stato.

Oggi di mattina e nel tardo pomeriggio, prendendo sempre come esempio la famigerata piazza Olmo, si assiste alla totale assenza di controlli e alla assoluta indisciplina degli automobilisti a cui si aggiunge una vergognosa presenza di mezzi a due ruote che sfrecciano a velocità elevata, incuranti dei pedoni e dell’alto rischio di incidenti. Si aggiunge a questo fenomeno quello delle biciclette elettriche che divengono un pericolo concreto per chi ha la necessità di camminare a piedi anche con un bimbo alla mano.  Non rispettano, inoltre, alcuna segnaletica transitando in modo indisturbato in contro senso e fuori dalle normative di legge.

E allora, chi per sventura si inoltra a piedi per le stradine del paese, che sono quasi tutte prive di marciapiede, deve attraversare un percorso ad ostacoli estremamente rischioso, spesso dovendosi in fretta rifugiare in un portone o in un negozio per evitare di essere investito o addirittura per rappresentare lui stesso un ostacolo al transito di pullman, auto e moto.

E difronte a questo scempio, non basta di certo la norma delle targhe alterne, né una chiusura parziale di alcuni tratti di strada. Non è sufficiente il divieto dalle 20,30 alle 02,00 che peraltro spesso è stato disatteso anche per la concessione di permessi dati a svariato titolo, a mia memoria, da tutte le amministrazioni. Non basta il tentativo superficiale e maldestro di istituire delle finte ZTL, poiché anche queste sono puntualmente violate in assenza di dovuti e costanti controlli.

Bisogna che si progetti una collettiva presa di coscienza su una problematica che oramai non investe solo la collettività locale o i turisti per l’aspetto del caos e della sostenibilità delle strade, ma che interessa soprattutto tutti per il grado elevato di inquinamento, per la presenza delle polveri sottili, poiché le strade sono di fatto dei lunghi canali infossati chiuse da palazzi che lasciano poca ventilazione e dunque divengono un serbatoio di concentrazione di gas e polveri. A questo si aggiungono i negozi, in particolari quelli ortofrutticoli, che espongono all’aperto la merce sulla quale si depositano proprio i residui di polveri della combustione difficilmente rimovibili anche con più lavaggi.

Quando si parla di cultura bisogna capire innanzitutto che per cultura si intende la conoscenza che di certo non può essere universale e per questo richiede specifiche competenze che vanno utilizzate di volta in volta per contribuire al miglioramento nel sociale delle condizioni di vita, ma anche per insegnare comportamenti e modi di vivere; per determinare una corretta educazione civica e un percorso di sviluppo che tenga conto delle variabili legate ai tempi, alla modernizzazione tecnologica, nel rispetto del territorio, della salute e della sostenibilità.

Ci accingiamo a divenire per un anno l’immagine Italiana della cultura e provate a pensare che chi verrà a Procida e per caso a piedi si troverà nella famigerata piazza Olmo o in tanti altri posti, sarà costretto a guardarsi le spalle, a entrare nei portoni, a respirare lo smog e, per dirla in breve, ad evitare alla fine di camminare. Si rinchiuderà nella sua casa o nel suo albergo e, quando lascerà l’isola, dirà: “E’ bella, ha un suo fascino naturale, ma mi basta averla vista una sola volta”.

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