Gino Finelli -Ogni giorno, consultando i social o sfogliando i giornali locali, si ripete costantemente una litania insopportabile: il divieto è sbagliato, penalizza i residenti, non è ben regolamentato e così via. Ancora una volta una larga fetta della popolazione, ma oserei dire la maggioranza, non ritiene non solo giustificato il divieto di circolazione, ma dannoso per le attività commerciali e turistiche e ancor di più fortemente penalizzante per i residenti stabili. E ci si prodiga in contestazioni e accuse all’Amministrazione che non ha saputo di fatto, a parere degli scriventi, fare niente altro che imporre limitazioni, peraltro senza neanche predisporre i dovuti e necessari controlli.

Per alcuni versi le critiche possono anche essere condivise, ma di certo non per quell’aspetto che riguarda la assoluta necessità di porre un freno al caos delle strade, all’enorme quantità di mezzi circolanti e soprattutto al mancato rispetto di regole e disciplina civica.

E allora a chi scrive e si lamenta bisogna   porre una domanda: cosa faresti se fossi incaricato di regolamentare il traffico e l’elevato livello di smog?

A questa semplice domanda nessuno vorrebbe rispondere poiché l’unica risposta plausibile sarebbe soltanto chiudere l’Isola alla circolazione dei veicoli, cosa che ovviamente tutti non solo non vorrebbero, ma soprattutto non accetterebbero mai.  È di fatto divenuta una consuetudine della popolazione recarsi dovunque con un mezzo di trasporto, anche a comprare vicino casa il giornale o fare la spesa e, per chi è libero da impegni, fare il classico giro Marina Grande- Marina Chiaiolella più volte al giorno, dimenticando che camminare fa bene ed allunga anche la vita.

Alla costante e crescente quantità di auto, moto e bicilette elettriche e quant’altro, non vi è alcun freno possibile se non la presa di coscienza da parte di tutti che si vive in un territorio con spazi limitatissimi e altamente popolato, sul quale è già difficile la convivenza proprio per l’assenza di spazi verdi e qualsiasi tipo di servizio diviene complesso nella sua organizzazione. Nessuna amministrazione ha mai potuto arginare il crescente uso di veicoli a motore, dal momento che nessuno ha mai avuto il coraggio di progettare e sviluppare una campagna di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali e di benessere della collettività.  Nessuno ha mia voluto divenire impopolare per essere stato il promotore di una limitazione della circolazione e, direi anche, di quel permissivismo che spesso è divenuto anarchia di comportamento.

Ci si è limitati sempre a contenere le limitazioni evitando il più possibile di incorrere nella impopolarità e nella conseguente vertiginosa caduta di consensi elettorali. Ed ecco i divieti che si sono succeduti nel tempo sempre parziali per l’elevato numero di permessi in deroga, la incapacità, ma direi la nolontà, di creare per davvero delle aree pedonali assolute e la scarsa presenza di controlli e di significative sanzioni.

E essendo pure a conoscenza di tutto questo, una larga parte della popolazione continua nelle sue lamentele nonostante  è di fatto complice e responsabile, come gli altri, di quei comportamenti criticabili e scorretti.

Non vi è soluzione a questo spinoso problema se non quella di iniziare un percorso educativo che partendo dalle scuole potrà produrre negli anni i suoi effetti, aiutati anche da quella transizione ecologica a cui noi tutti facciamo affidamento.  Ma questo forse varrà negli anni futuri per diminuire le polveri e lo smog, ma dicerto non l’ingorgo e il caos delle nostre strade. Non contribuirà al miglioramento della vivibilità se non ci porremo come obiettivo quello di volere un ambiente silenzioso e protetto nel quale far vivere, crescere   i nostri figli e magari passeggiare serenamente con loro.

Caro Sindaco, comprendo e capisco le difficoltà e sono consapevole della impossibilità ad attuare misure che possano essere tollerate dai cittadini e dunque della necessità di attuare un compromesso il più possibile accettabile e condiviso, anche se ci si troverà sempre, qualunque siano le decisioni adottate, ad avere quelle contestazioni che sono ipocrite poiché, non prospettando alcuna soluzione differente, servono solo a tentare di non perdere quelle malsane abitudini a cui oramai si è da decenni abituati.

Senza più una nuova sfida elettorale per il quinquennio 2025-2030 si è oggi nella possibilità di attuare una politica educativa fatta anche di ordinanze di difficile digeribilità da parte della popolazione. Si può oggi, più di ieri, costruire un percorso di educazione civica e rispetto delle regole che, purtroppo inevitabilmente, deve passare attraverso controlli rigorosi e presenza delle istituzioni sul territorio.  E’ questo, anche alla luce dell’anno in cui saremo la Capitale della cultura Italiana, il momento per porre definitivamente un freno a quel senso di permissivismo sfrenato e di incuranza delle regole che ci ha accompagnati, implementandosi negli anni, in questi ultimi tempi.

Un compito arduo e complesso, ma sono fiducioso che si possa costruire con le nuove generazioni, un percorso di rinnovamento della coscienza collettiva.

 

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