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Raccontare il presente, capire il futuro

Per sempre Capitale

DiRedazione Procida

Apr 20, 2022

Sebastiano Cultrera – Procida è l’isola del Postino di Neruda e Troisi. Procida è l’isola di Arturo di Elsa Morante.  Ed è anche l’isola di Graziella di Alphonse de Lamartine.

Procida era già, prima della proclamazione, una delle Capitali della Cultura italiana, e continuerà ad esserlo, dopo quest’anno. È l’isola prediletta di Cesare Brandi, di Luigi Cosenza, amata da Moravia e Pasolini.

È stato il luogo delle origini di Toti Scialoja e il luogo di elezione di Vera Vergani. E il colpo di fulmine per una miriade di artisti, registi, scrittori e uomini di cultura. 

Ma soprattutto è un’isola di scienza e sapienza antiche, venute dal mare e al mare restituite. 

L’isola risulta vivace dai tempi dei Micenei, che sono quelli dell’epoca di Ulisse; nell’epoca Romana, e nel Medioevo. Compreso i rapporti, spesso cruenti, ma spesso profittevoli, con la civiltà araba. 

È un luogo dalla forte identità. Non è un’isola turistica, ma (come riconosciuto da molti) un luogo dell’anima.  La sua anima è il MARE. E il mare circonda e contiene un’isola.

Nel caso di Procida è diverso: è l’isola che contiene il mare. Che scorre nelle vene dei suoi abitanti ed è stato, attraverso la sua marineria, uno strumento di contaminazione e di scambio culturale.

Le navi degli armatori procidani hanno solcato i mari del mondo.  E i marittimi procidani lo fanno fino ad oggi. Dal tempo dell’insediamento dell’ultimo gruppo di abitanti di Miseno che sfuggì alla sua distruzione, rifugiandosi (nella seconda metà del nono secolo), sulla Terra di Procida, in poi, ci sono tracce decise di come Procida incida (in maniera importante) nella storia del Mediterraneo, che è storia dell’umanità. 

Giovanni da Procida, dopo Federico II (di cui fu medico e consigliere), è stato uno dei personaggi più importanti del tredicesimo secolo.  La famiglia Cossa (che ha tenuto la Signoria di Procida in età angioina) ha avuto anche un papa (Baldassarre Cossa), poi retrocesso ad antipapa: ma ciò dimostra come fosse tra le più importanti famiglie italiane.

I D’Avalos hanno abbellito e rafforzato Procida favorendo la marineria e i commerci nel Mediterraneo e oltre.  I Borbone hanno ristrutturato il Palazzo come Reggia e hanno dato ulteriore impulso alla navigazione, anche con la istituzione della Scuola Nautica più antica d’Italia. 

Marcello Scotti prima, e subito dopo Michele de Jorio, ed infine Antonio Scialoja sono i padri delle leggi sulla navigazione e, soprattutto l’ultimo, che è il padre del Diritto della Navigazione attuale. 

La famiglia Scialoja ha avuto importanti ruoli di governo fino a dopo il fascismo. 

E ancora oggi i comandanti e i direttori procidani costituiscono l’élite della navigazione italiana e mondiale. 

E tantissimi altri personaggi procidani, o afferenti a Procida, hanno rivestito (o rivestono) ruoli di eccellenza e direzione nel mondo delle istituzioni civili, militari e religiose; nel mondo dell’Arte, della comunicazione, del Cinema; dell’impresa, del volontariato e delle professioni.

Procida è Capitale, quindi, da sempre. La giornata inaugurale del 9 aprile ha sancito questo dato. Ed oggi Procida è ufficialmente la Capitale italiana della Cultura, mostrandosi col suo abito migliore. 

Si è partiti col piede giusto ed ora c’è qualche legittimo timore, in tutti, per la tenuta lungo l’anno di un livello così alto. E, soprattutto, per ciò che accadrà dall’anno prossimo in poi.

La scommessa, vedrete, sarà vinta. Perché Procida nei secoli è abituata a primeggiare.

Rimarrà, quindi, PER SEMPRE CAPITALE!

(in maniera più sintetica ho cercato di spiegare lo stesso concetto, in apertura della giornata del 9, su Agorà, trasmissione del mattino di RAI3. Mi ha fatto piacere condividere la stessa riflessione con tutti voi: grazie della solita attenzione)

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