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Undici anni di governo: il Sindaco Dino Ambrosino racconta il cambiamento di Procida

DiRedazione Procida

Dic 31, 2025

Procida – Alla fine del 2025, con le elezioni comunali ormai alle porte, il Sindaco Dino Ambrosino traccia un bilancio degli  undici anni alla guida dell’amministrazione isolana. In questa lunga intervista, affronta i risultati raggiunti, le sfide superate, i cambiamenti sociali e amministrativi che hanno trasformato il volto dell’isola — dalla consacrazione turistica ai grandi cantieri pubblici, dal ruolo centrale della digitalizzazione all’eredità della Capitale Italiana della Cultura 2022.

Con uno sguardo al futuro, il Sindaco annuncia la sua scelta di non ricandidarsi alla guida dell’amministrazione, ma di continuare a dare il proprio contributo come consigliere comunale. Un racconto lucido e appassionato di un’esperienza amministrativa che ha segnato profondamente la storia recente di Procida.

Sindaco, siamo arrivati alla fine del 2025: che bilancio traccia di questo anno per Procida?

Procida si consacra meta turistica di rilevanza regionale con 400.000 sbarchi all’anno, diventati oramai strutturali. Il settore è cresciuto anche grazie ai maggiori servizi che offrono i privati: oltre alla ristorazione, ci sono le piccole strutture alberghiere, gli affitti brevi, il diportismo nautico, il polo culturale di Terra Murata, le visite a Vivara, il pescaturismo, i giri dell’isola in barca.

I servizi di gestione comunale sono migliorati e rendono l’isola più accogliente: la pulizia delle strade, il diserbo, le manutenzioni, il decoro. Poi ci sono gli eventi del calendario culturale e turistico che fanno da attrattori. Quest’anno per esempio il concerto dei Kolors ha coinvolto 7.000 persone, un record. Infine i grandi investimenti dei lavori pubblici: Corricella, Santa Margherita, l’Ospedaletto, le scuole, il Centro Polifunzionale, San Giacomo, il Faro di Punta Pioppeto, il Depuratore. Opere realizzate nel 2025, che si concluderanno entro la primavera del 2026. 

 In primavera si tornerà alle urne come abbiamo anticipato non si ricandida alla guida dell’amministrazione.

Lo scoop lo avete già lanciato infatti. Confermo che non mi ripropongo per la carica di Sindaco, ma mi candido consigliere comunale. Nei piccoli paesi questo ruolo ha una grande importanza e i cittadini partecipano numerosi alle elezioni comunali proprio perché c’è un rapporto diretto con gli eletti. Quindi continuerò a dare il mio contributo e a mettere a disposizione della squadra tutto quanto ho imparato in questi anni. L’amministrazione è molto cambiata, si è informatizzata, ha profondamente modificato le procedure, è molto differente da quella degli anni ’90 del secolo scorso. I nostri amministratori sono persone che in questi 10 anni si sono formate e oggi offrono un contributo determinante nella gestione della cosa pubblica. Donne e giovani sono una delle eredità più preziose di questa stagione politica, sono la classe dirigente che in ogni caso segnerà il futuro di Procida nei prossimi anni. 

 Undici anni al timone dell’isola. Un primato.

 Con 11 anni di amministrazione sono già  il Sindaco più longevo della storia di Procida. Nel senso che, Guido Cennamo senza dubbio è stato il Sindaco punto di riferimento per oltre 25 anni, ma i miei mandati non si sono mai interrotti, mettendo a disposizione di Procida una stagione politica di grande stabilità. Grazie a questo, abbiamo risanato finanziariamente il Comune senza dichiarare dissesto e contemporaneamente abbiamo migliorato tutti i servizi di gestione comunale. Tutti. Abbiamo sciolto contenziosi che duravano da una vita, spendendo per i legali meno della metà dei soldi che si spendevano prima. L’efficienza e la produttività del Comune sono aumentate esponenzialmente. Sotto questo profilo va valutata la straordinarietà della nostra esperienza amministrativa, e sono pronto a qualsiasi confronto pubblico per mettere in evidenza com’era profondamente diverso 11 anni fa.   

 Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 è stata una tappa fondamentale del suo mandato. Ritiene che quell’esperienza abbia cambiato definitivamente l’identità dell’isola?

 L’identità di un posto non si cambia, neanche con un evento così straordinario come la Capitale della Cultura. Continuiamo a essere un porto di mare dove il mestiere prevalente è quello del navigante, siamo un luogo con una storia peculiare di grande rilevanza, rispetto al fazzoletto di terra che rappresentiamo. Viceversa possiamo dire senz’altro che un settore di nicchia come quello del turismo è cresciuto molto, dando più lavoro e per più stagioni rispetto al passato.  Quello che è cambiato definitivamente è la notorietà dell’isola, ci siamo ritagliati il nostro posto al sole tra i luoghi più noti d’Italia. Non dimentichiamo che con la proclamazione a Capitale della Cultura la parola “Procida” ha raggiunto 1 miliardo di persone nel mondo: nei prossimi anni continueranno ad accorrere numerosi turisti che prima ignoravano l’esistenza dell’isola. Insomma non ci chiamano più la Cenerentola del golfo di Napoli, un’espressione che francamente mi è sempre stata antipatica. Procida è Regina del mare e come tale ci devono trattare. Poi in questi anni, in coincidenza con la Capitale della Cultura, i proprietari privati ci hanno messo la loro parte con i numerosi interventi sulle facciate che rendono Procida davvero bella. Credo che un’opera così capillare di rigenerazione urbana con la partecipazione del pubblico e del privato non si sia mai vista in Italia. 

 Amministrare per oltre un decennio comporta inevitabilmente tensioni e cambiamenti nei rapporti interni alla squadra. Anche la vostra esperienza è stata segnata da momenti di logoramento?

 Logoramento è una parola troppo esagerata. Perché ognuno è rimasto al suo posto di combattimento, nonostante le difficoltà. E nonostante siamo tanti amministratori con caratteri diversi, che devono limitare la propria libertà di azione per fare il gioco di squadra. Ognuno legittimamente vorrebbe poter avere tanti strumenti a disposizione, ma le risorse sono sempre limitate: quelle economiche, ed anche i ruoli amministrativi a disposizione. Poi, voglio mettere in evidenza che siamo la prima amministrazione della storia di Procida che è sotto il costante giudizio dei social 24 ore al giorno e per 365 all’anno. Questo è uno stress continuo che abbiamo gestito senza scivoloni e proponendoci sempre con buona volontà e con sobrietà. Non è un atteggiamento scontato e non è valido per tutti: c’è chi invece è permaloso e non è più abituato alla tensione delle critiche. Sotto stress potrebbe farci conoscere di nuovo una stagione di dura contrapposizione che in questi anni noi abbiamo archiviato. 

 Cinque anni fa si votava dopo il primo anno di pandemia. Guardando oggi a quel periodo, cosa pensa sia cambiato nella società procidana e nel modo di amministrare?

 La rivoluzione dell’informatizzazione nella Pubblica Amministrazione, senza dubbio. Oggi si lavora a distanza anche senza essere fisicamente presenti in un luogo, potendo controllare tutte le procedure del Comune attraverso un computer.  Oggi per chiedere qualcosa, per segnalare un problema o fare una proposta basta un whatsapp, mentre nel 2015 c’erano file di persone fuori all’ufficio del Sindaco. Riusciamo a raggiungere molte più persone attraverso i social. E molte più persone raggiungono noi: è istantaneo il giudizio del cittadino, la stroncatura, la critica, con un controllo dal basso che non c’è stato mai nella storia dell’amministrazione. Tutto è on line, immediatamente disponibile, con la massima tempestività, al punto che neanche la famigerata Commissione Trasparenza ha sentito il bisogno di fare alcuna riunione in questi ultimi anni. 

La sfida per gli anni a venire, nel caso di una nuova vittoria elettorale?

 Ora la sfida è Terra Murata. Con il blasone di Capitale della Cultura possiamo portare avanti la più importante opera di ristrutturazione pubblica della storia di Procida, mettendo insieme le iniziative di calibro internazionale e le peculiarità dell’isola. Amalgamando le grandi mostre artistiche con la cittadella dei “Misteri”. Abbiamo avviato il lavoro recuperando Santa Margherita e l’Ospedaletto. Abbiamo riempito gli spazi di contenuti con la valorizzazione di Palazzo d’Avalos e la Cittadella dei Misteri. Ora devono venire altre risorse economiche: abbiamo candidato tutto il complesso dell’ex carcere per un finanziamento di 8 milioni di euro e altri finanziamenti verranno ancora. 

 Che ruolo crede debba avere oggi un’amministrazione comunale in una piccola isola come Procida, tra turismo, sostenibilità e qualità della vita?

 Noi siamo sempre rimasti concentrati sui servizi da offrire ai cittadini, anche nei momenti in cui abbiamo avuto la grande visibilità mediatica della Capitale della Cultura. Non ci siamo mai distratti e siamo rimasti con i piedi per terra facendo fare bella figura all’Italia. Questo perché nessuno di noi ha mai pensato alla propria carriera fuori dall’isola. Sarebbe stato semplice girare tutto a circo equestre per guadagnarsi il credito di qualche interlocutore napoletano. Invece abbiamo lavorato per la comunità, affrontando per esempio nel corso del 2022 la più grande emergenza della gestione rifiuti degli ultimi 20 anni. Cercando di limitare i danni che ci ha procurato un’azienda dei rifiuti che è venuta a Procida in forza di una sentenza amministrativa, ma ha clamorosamente toppato finendo in fallimento. Nessuno sa di tanti di questi problemi, perché negli ultimi 10 anni abbiamo avuto la responsabilità di una classe dirigente che silenziosamente si è adoperata per risolverli. 

Come si immagina Procida nel 2030? Quali sono criticità  più urgenti da affrontare nei prossimi anni?

 Potrei dire sanità e trasporti, per ingraziarmi le simpatie dei lettori. Ma sarei falso, perché queste materie sono gestite dalla Regione Campania con i soldi che il Governo Nazionale mette a disposizione. Potrei dire condono edilizio, visto che in ogni campagna elettorale da 23 anni a questa parte si promette la sanatoria. Sanatoria che non si realizza mai, proprio per prometterla alla campagna successiva, speculando sulle sofferenze e sui bisogni dei cittadini.  Rispondo dicendo che mi immagino la Procida del 2030 dove i giovani e le donne sono veramente protagonisti, avendo il potere di determinare le scelte. Francamente non si può immaginare diversamente. 

 Un pensiero e un augurio alla comunità procidana in vista del nuovo anno.

 Auguro di costruire tante nuove famiglie, con la gioia di avere dei bambini, che sono la ricchezza delle nostre comunità.  Su questo tema siamo in grave difficoltà, perché anche da noi si fa sentire il calo demografico. So bene che per favorire l’auspicio di avere più figli sono importanti anche i servizi che offre il Comune, come stiamo provando a fare con la sezione primavera, il sostegno alla mensa scolastica, gli investimenti sulle strutture scolastiche. Eppure ci va riconosciuto il merito di aver favorito l’immigrazione accogliendo le famiglie del progetto SPRAR-SAI. Com’è stato bello aver visto a Natale gli eventi per i bambini festeggiati da tante etnie, proprio com’è sempre stato nella storia di Procida: la Cultura non isola. 

 

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