{"id":21753,"date":"2022-09-04T12:44:57","date_gmt":"2022-09-04T10:44:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=21753"},"modified":"2022-09-04T12:44:57","modified_gmt":"2022-09-04T10:44:57","slug":"procida-e-il-monte-dei-marinai-a-proposito-di-alcuni-libri-recenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=21753","title":{"rendered":"Procida e il Monte dei marinai: a proposito di alcuni libri recenti"},"content":{"rendered":"\n<p>Giovanni Romeo &#8211; A poche decine di metri dal mare, lungo il porto di Procida, c\u2019\u00e8 una chiesa, dedicata alla Madonna della Piet\u00e0, a S. Giovanni Battista e a S. Leonardo, che a prima vista pu\u00f2 sembrare un luogo sacro come tanti. Non \u00e8 cos\u00ec. Sia per la sua costruzione, autorizzata nel 1617, sia per la sua tormentata storia, si rispecchia in quella chiesa tanta parte delle vicende civili e religiose dell\u2019isola in et\u00e0 moderna. A chiedere al solo vicer\u00e9 il permesso di costruirla, senza coinvolgere la Curia arcivescovile di Napoli, fu il Monte dei marinai, un istituto di assistenza per gli uomini di mare dell\u2019isola e le loro famiglie costituito nello stesso anno.<\/p>\n<p>Era l\u2019ennesima sfida agli arcivescovi di Napoli lanciata da una comunit\u00e0 privata della sua autonomia dalla Curia romana quando, agli inizi del secolo, quest\u2019ultima aveva deciso di incardinare Procida nella arcidiocesi di Napoli. In quella Chiesa di Stato il Monte avrebbe fatto il bello e il cattivo tempo almeno sino alla fine dell\u2019Ottocento, forte delle consistenti rimesse dei marinai associati. Da allora, inoltre, degno corollario dell\u2019iniziativa fu la celebrazione al suo interno e nel mare contiguo di feste di schietta ascendenza pagana, come quelle della vigilia di S. Giovanni.<\/p>\n<p>Si cercherebbero invano cenni a questi aspetti dell\u2019identit\u00e0 isolana nelle iniziative in corso, che hanno ignorato e ignorano la storia dell\u2019isola, a meno che non si voglia ricordare un incontro surreale del giugno scorso, severamente stigmatizzato sulle colonne de \u201cIl Dispari\u201d. N\u00e9 \u00e8 meno discutibile la ricca produzione editoriale stimolata dalla decisione di istituire Procida come capitale italiana della cultura per l\u2019anno in corso. Al di l\u00e0 delle guide turistiche, dei testi letterari e dei libri di stampo autobiografico, non mancano i lavori dedicati ai rapporti degli isolani con il mare e la religione, nel solco di una ricca tradizione. Si pensi solo allo spazio che la questione occupava gi\u00e0 nel 1893 nel libro pi\u00f9 importante dedicato finora alla storia di Procida, quello scritto da Michele Parascandola, un valente professore di liceo.<\/p>\n<p>Dispiace invece di osservare la scarsa consistenza di questi nuovi testi. Vi si discute con leggerezza sorprendente di questioni storiche complesse, che richiederebbero studio, riflessione e confronti attenti con altri contesti. Il dato \u00e8 particolarmente significativo quando gli autori appartengono al variegato universo dei ricercatori. La severa stroncatura di uno di questi volumi, un lavoro collettivo davvero modesto, intitolato \u2018Procida sacra\u2019 e curato da un docente della Universit\u00e0 Federico II, \u00e8 stata deplorevolmente ignorata dall\u2019interessato (l\u2019ha scritta una giovane e attenta studiosa e chiunque la pu\u00f2 leggere al link <a href=\"https:\/\/www.cantierestoricofilologico.it\/2022\/05\/a-proposito-di-un-libro-sulla-vita_01364765039.html\">https:\/\/www.cantierestoricofilologico.it\/2022\/05\/a-proposito-di-un-libro-sulla-vita_01364765039.html<\/a><\/p>\n<p>Uno dei particolari pi\u00f9 assurdi del libro in questione \u00e8 che in esso non si rispetta neppure il nome del Monte dei marinai, l\u2019istituto che espresse al meglio, almeno fino alla fine dell\u2019Ottocento, i rapporti dei procidani col mare e con la Chiesa. Vi si adotta invece la terminologia posticcia di \u2018Pio Monte dei marinai\u2019, affibbiata ad esso nel corso del Novecento dalla Curia arcivescovile di Napoli, nel solco del tenace lavorio avviato nel cuore del Seicento per infiltrarsi nella potente istituzione isolana.<\/p>\n<p>Tuttavia il lavoro pi\u00f9 sconcertante \u00e8 senza ombra di dubbio un testo recente (\u2018Procida orizzonte mare\u2019), in cui si raccolgono, insieme a un numero spropositato di foto, otto saggi. Se si esclude un contributo ineccepibile, ma limitato al vulcanismo di Procida e ai risultati delle ricerche archeologiche condotte a Vivara, si tratta di interventi modesti, schiacciati oltre tutto sull\u2019Ottocento isolano. Vi si ripetono luoghi comuni, integrati di tanto in tanto da occasionali citazioni di singoli manoscritti, e si ignorano aspetti cruciali della storia dell\u2019isola. Fa sorridere ad esempio il disinvolto cenno al Monte dei marinai, \u2018sistemato\u2019 a p. 48 con un breve riassunto del suo statuto\u2026<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, anche per il secolo pi\u00f9 \u2018battuto\u2019 nell\u2019insipido volume, sarebbe bastato studiare un po\u2019 per rendersi conto della combattivit\u00e0 con cui i marinai isolani difesero la propria identit\u00e0 e la propria chiesa dalle manovre della Curia arcivescovile. Per tutto l\u2019Ottocento i rapporti dei governatori del Monte con il clero abbaziale, periodicamente chiamato a dire messa in una chiesa \u2018eretica\u2019 e periodicamente \u2018cacciato\u2019 dal luogo sacro, furono faticosi e fragili. Persisteva nella potente istituzione isolana una diffidenza atavica nei confronti delle autorit\u00e0 diocesane, che ovviamente manovravano a proprio piacimento la stragrande maggioranza dei sacerdoti locali, ma non i padroni dei bastimenti.<\/p>\n<p>\u00c8 indicativo che cosa successe a seguito dei moti rivoluzionari del 1848. Siccome svariati esponenti del Monte \u201cavevan figli preti del clero regio, si fece altra ribellione, fu allontanato il clero, e i preti regii con altri preti figli di patroni, cio\u00e8 proprietari di bastimenti, si posero a servire e funzionare in quella chiesa\u2026\u201d. A quei rilievi, dovuti alla penna del curato dell\u2019abbazia di S. Michele Arcangelo e trasmessi nel febbraio del 1900 ai superiori, seguiva l\u2019amaro commento finale: quella Chiesa era stata ed era il termometro delle rivoluzioni.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; A poche decine di metri dal mare, lungo il porto di Procida, c\u2019\u00e8 una chiesa, dedicata alla Madonna della Piet\u00e0, a S. Giovanni Battista e a S. Leonardo, che a prima vista pu\u00f2 sembrare un luogo sacro come tanti. Non \u00e8 cos\u00ec. 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