{"id":21965,"date":"2022-11-29T14:50:54","date_gmt":"2022-11-29T12:50:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=21965"},"modified":"2022-11-29T14:57:14","modified_gmt":"2022-11-29T12:57:14","slug":"e-il-tempo-della-pieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=21965","title":{"rendered":"E&#8217; il tempo della Piet\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Ischia\u00a0 &#8211; L\u2019orrore, la paura, la morte che incombe e sovrasta ogni ragionamento imporrebbero pi\u00f9 silenzio o, almeno voci pi\u00f9 basse. Invece prevale la rabbia e prevale il vociare di coloro che la rabbia sanno attizzarla. Il dito puntato vince in queste ore sulle mani giunte. Nonostante il Papa inviti alla preghiera, nonostante lo sforzo e l\u2019impegno di volontari e professionisti dei soccorsi e dei ristori immediati; che continua senza sosta: concentrandosi sul momento drammatico, sull\u2019ora e subito. E senza pensare alle cause di ieri o ai discorsi del giorno dopo.<\/p>\n<p>Certo, la magistratura far\u00e0 il suo corso, e gi\u00e0 lo sta facendo dimostrando il solito tempismo nell\u2019apertura delle indagini: giuste, ma, come di consueto, colorate da voglia di protagonismo. La politica sta gi\u00e0 facendo il suo mestiere, cio\u00e8 litigare, ch\u00e9 la fase della riflessione \u00e8 stata abrogata da tempo nella politica italiana. I media sono quasi tutti scatenati e non riescono ad uscire dal solito gillettismo italico, presi dalla necessit\u00e0 di trovare una soluzione, un perch\u00e9, una responsabilit\u00e0. Ma siamo sicuri che se non si punta<br \/>il dito scende l\u2019audience? L\u2019Italia, in questi frangenti, riesce a dare il peggio di s\u00e9.<br \/>Poi ci sono quelli che scavano ancora, quelli che organizzano soccorsi e assistenza, i ligi e, spesso, anonimi funzionari dello Stato (nelle sue varie articolazioni) e tutti quelli che devono agire: e che stanno agendo, ancora una volta, puntualmente e correttamente. L\u2019Italia ha un sistema di Protezione Civile invidiabile ed invidiato nel mondo. Questa Italia, in questi frangenti, riesce a dare il meglio di s\u00e9.<br \/>Ma fermiamoci un attimo, perch\u00e9 \u00e8 il Tempo della Piet\u00e0, amici. Non saltiamo questo sentimento, questa fase necessaria che deve servire a catalizzare e a prendere consapevolezza del dolore, riportandoci tutti in una dimensione umana; e per questo fragile, incerta, precaria. Non lasciamo che il dolore svapori nella bolla rossa della rabbia. Questa impostora che vuole, appunto, sequestrarci il dolore proponendoci la facile soluzione di trasfigurarlo in odio verso qualcuno: il colpevole di turno. Che magari c\u2019\u00e8, perch\u00e9 ci sono responsabilit\u00e0 che andranno accertate sia giudiziariamente sia storicamente sia politicamente. Ma non possiamo consentire alla rabbia di sottrarci quel dolore necessario ad alimentare la PIETA\u2019, che \u00e8 il sentimento necessario dell\u2019oggi.<br \/>La Piet\u00e0, plasticamente, \u00e8 stata mirabilmente, pi\u00f9 di tutti, rappresentata da Michelangelo Buonarroti. La madre, iconicamente giovane nella sua purezza, tiene la testa bassa concentrata in un immenso e struggente dolore che tuttavia, non ne deforma l\u2019immagine in una smorfia spiacevole, ma fa virare l\u2019insieme in un messaggio di dolcissima commiserazione: di Piet\u00e0, appunto. Il corpo esangue di un Cristo adulto e per questo lungo, grande, ingombrante viene sorretto leggermente, e senza apparente sforzo, da una giovanissima Madre che sembra volere ricondurre il Figlio al proprio seno materno. E tuttavia la Forza profusa dalla donna \u00e8 evidente (e il Genio dell\u2019Artista lo sottolinea con le mirabili pieghe del corpo sorretto, visibili nelle pieghe del sudario interposto tra la mano e il corpo stesso). Sono mani Forti e Giovani, che fanno contrasto alle mani del Figlio, che, pure integre, mantengono i fori dei chiodi della Croce. Il messaggio \u00e8 che la Piet\u00e0 \u00e8 la fase di accettazione del dolore, che Ella risolve cullando la vittima tenendola amorevolmente tra le braccia. E che la Donna propone come sacrificio al mondo: ecco L\u2019Agnello di Dio.<br \/>Se vogliamo, quindi, che le vittime di Casamicciola servano a qualcosa impariamo per prima cosa ad averne compassione. Non rimuoviamo lo sgomento cercando giustizia sommaria. Le vittime meritano che questo tempo sia il Tempo del Rispetto e della Piet\u00e0. E, perch\u00e9 no? Delle giuste lacrime.<br \/>Il dito alzato accusatore non pu\u00f2 e non deve essere un anestetico del dolore e della commozione. Individuare un capro espiatorio ci pu\u00f2 fare essere meno commossi verso un bimbo di soli 22 giorni, cui la Vita ha sbattuto in faccia il portone d\u2019ingresso appena dopo averlo socchiuso per farlo entrare? No, il piccolo GiovanGiuseppe possiamo e dobbiamo, tutti, oggi, prenderlo nelle nostre braccia e cullarlo, come la Madonna della Piet\u00e0, stringendolo al nostro corpo. Trasfigurando, volesse il Cielo, quel sacrificio in testimonianza. Come quello dei ragazzi Francesco e MariaTeresa, o di Maurizio, Giovanna e Nikolinka. Oltre a quello della prima vittima individuata, che gi\u00e0 ha fatto versare le prime lacrime: la giovane Eleonora Sirabella. \u00c8 il tempo delle calde lacrime, non degli avvocati d\u2019accusa.<br \/>Piet\u00e0 per le vittime e piena piet\u00e0, senza dubbi o retro pensieri, per tutta l\u2019isola d\u2019Ischia e per i suoi abitanti.<br \/>E chi cerca di volgere lo sguardo altrove, nella semplificazione della colpa (collettiva degli ischitani in genere, addirittura) legata presumibilmente all\u2019abusivismo, riuscirebbe a distoglierci un attimo dal dolore, forse, utilizzando l\u2019artificio dell\u2019odio, ma ci renderebbe meno umani. Temo che la cialtroneria corrente stia convergendo su un\u2019operazione mediatica verso l\u2019isola d\u2019Ischia che ha, oggi, molti contorni di colpevolizzazione, generalizzata per una intera popolazione.<br \/>Si stanno catalizzando tutti i profeti del giorno dopo. Ciascuno, magari, con un pezzo di verit\u00e0 in mano: che viene per\u00f2 brandito come un pugnale.<br \/>Per scavare nelle carni vive della tragedia, utilizzando il bagaglio dell\u2019ideologia, della bieca semplificazione e del radicalismo parolaio. Ischia ha molte colpe e le hanno gli ischitani (ma quale popolo \u00e8 senza peccato?), ma adesso vogliono farle scontare alcune colpe che non sono tali: quella di essere bella, di essere appetibile da tutti, di avere un turismo comunque fiorente e di avere abitanti che hanno scelto di continuare a viverci come NON accade pi\u00f9 in molti luoghi del Sud Italia. Dopo il Tempo della Piet\u00e0, necessario, verr\u00e0 il tempo della Ragione. E l\u00ec varranno le proposte. Che far\u00e0 lo Stato? Avr\u00e0 la forza di fare un Parco Naturale di tutta l\u2019area limitrofa alla frana, abbattendo centinaia di case (e risarcendo i proprietari, naturalmente)? O daremo certificati di agibilit\u00e0 \u201callegri\u201d perch\u00e9 le famiglie dovranno rientrare, senn\u00f2 saranno un costo troppo alto per la collettivit\u00e0? L\u00ec vedremo che posizione prenderanno i Censori di oggi, sempre che non saranno impegnati a sbraitare su altro, inseguendo nuovi fatti di cronaca. Ma questo \u00e8 il \u201csenno del prima\u201d, forse altrettanto sbagliato del colpevole \u201csenno del poi\u201d che, invece, \u00e8 quello straripante in questo momento.<br \/>Oggi, pi\u00f9 correttamente, va ribadito, \u00e8 il tempo della Piet\u00e0. Il che, a parte il necessario percorso dei sentimenti e delle nostre sensibilit\u00e0, anche civicamente ha un suo significato. Certo, qualcuno ha ricordato il grido di dolore del presidente Pertini nel 1980, per l\u2019Irpinia, durante il disastro. Ma fu un intervento diretto a sollecitare una macchina di soccorsi pi\u00f9 efficiente. E da quella \u201cstrigliata\u201d nacque il capolavoro della Protezione Civile Italiana. Oggi dalle spocchiose semplificazioni ed accuse di presidenti, esperti, giornalisti e giornalai, sgorgano soprattutto pillole di odio. Rispetto ad un dramma che deve rimanere, per la sua comprensione e per la sua soluzione futura, un dramma di un popolo.<br \/>Umano, troppo umano.<\/p>\n<p><strong><em>Sebastiano Cultrera<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ischia\u00a0 &#8211; L\u2019orrore, la paura, la morte che incombe e sovrasta ogni ragionamento imporrebbero pi\u00f9 silenzio o, almeno voci pi\u00f9 basse. Invece prevale la rabbia e prevale il vociare di coloro che la rabbia sanno attizzarla. Il dito puntato vince in queste ore sulle mani giunte. 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