{"id":21969,"date":"2022-12-04T13:58:00","date_gmt":"2022-12-04T11:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=21969"},"modified":"2022-12-04T15:18:44","modified_gmt":"2022-12-04T13:18:44","slug":"ancora-sui-procidani-nella-napoli-del-seicento-madama-penta-popa-e-le-fatture-amorose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=21969","title":{"rendered":"Ancora sui procidani nella Napoli del Seicento. <strong>Madama Penta, Popa e le fatture amorose<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Romeo<\/strong> &#8211; La curiosit\u00e0 suscitata in alcuni lettori dalle disavventure amorose di due procidani residenti a Napoli nel primo Seicento, illustrate su \u201cIl Dispari\u201d del 22 novembre scorso, mi ha spinto a rileggere appunti di anni lontani. Di vicende di vita quotidiana altrettanto vivaci, relative ad isolani \u2018emigrati\u2019 nella vicina metropoli in et\u00e0 moderna, ne restano in verit\u00e0 poche. Una per\u00f2, di poco successiva al caso dello sfortunato Santolo Scotto, merita di essere ricordata.<\/p>\n<p>Siamo ancora nel cuore di Napoli, non lontano da Porta Nolana e dall\u2019Annunziata, negli anni Trenta del Seicento, a via Sopramuro. Pene d\u2019amore e ricorso alla magia sono gli ingredienti principali di una storia vibrante, a tratti sanguigna, che matura oltre tutto tra confessori, esorcisti e inquisitori attivi, ma forse stanchi di una citt\u00e0 da sempre \u2018difficile\u2019. In essa, in un vortice di incontri, liti, tradimenti, minacce, hanno un ruolo di primo piano due donne di Procida.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 impegnata \u00e8 la quarantenne Penta d\u2019Alfano, che tutti chiamano madama Penta, moglie di Matteo Izzo, un capomastro isolano. Non \u00e8 da meno, per\u00f2, Porzia detta Popa, la loro figlia diciottenne, da tempo molto addentro nelle pratiche magiche. In quella piccola famiglia di procidani solo il pap\u00e0, come buona parte dei maschi, che ovunque sono, abitualmente, soltanto vittime impaurite dei sortilegi femminili, sembra del tutto estraneo alla fitta rete di pratiche proibite intessuta dalle congiunte.<\/p>\n<p>La protagonista del caso \u00e8 una forestiera nota a tutti come Tolla (a Napoli diminutivo comune di Vittoria). Si tratta di una delle tante donne sfruttate dai mariti, che le spingevano a prostituirsi e vivevano dei loro guadagni (l\u2019Italia moderna ne era piena, e in particolare le citt\u00e0 affollate come Napoli). Anche per sopravvivere a una condizione cos\u00ec umiliante molte di esse si aiutavano con l\u2019uso di un ricco armamentario magico: cercavano in quel modo di tenere a bada sia i mariti, sia i clienti\/innamorati, nelle baruffe quotidiane di rapporti spesso molto complicati.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio di quel tipo la prima delle accuse rivolte a Tolla. Per legare stabilmente a s\u00e9 Francesco, uno scrivano palermitano con cui ha da sei anni una difficile relazione, lo ha affatturato. Lo strumento usato \u00e8 un piccolo catenaccio che tiene immerso in una pentola di acqua salata. A rivelarlo all\u2019Inquisizione \u00e8 un giovane procuratore legale irpino, che abita nello stesso fabbricato dove vivono sia lei, sia Penta e Popa.<\/p>\n<p>Lo fa, dice ai giudici, per scarico di coscienza, ma \u00e8 difficile stabilire se fosse davvero cos\u00ec o se, al contrario, il giovane non volesse solo vendicare l\u2019affronto subito dall\u2019amico. Spesso, infatti, erano confessori zelanti ad obbligare i penitenti pi\u00f9 scrupolosi a segnalare all\u2019Inquisizione delitti contro la fede. Altrettanto frequente, per\u00f2, soprattutto a Napoli, era il caso di chi inventava inesistenti rifiuti di assoluzione sacramentale per rendere pi\u00f9 credibile una falsa denuncia.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019avvocato, due cose sono certe: ha deciso di presentarsi in tribunale soprattutto perch\u00e9 \u00e8 preoccupato per la salute di Francesco e ha avuto gran parte delle informazioni, oltre che da lui, da madama Penta, l\u2019attivissima vicina procidana. Inoltre, per aiutare l\u2019amico, che da tempo si ritrova impotente, accusa forti dolori e avverte come dei chiodi alle tempie, lo ha anche messo in contatto con uno dei pi\u00f9 noti esorcisti napoletani di quegli anni. Grazie ai rimedi del sacerdote le sue sofferenze sono diminuite. L\u2019aiuto pi\u00f9 efficace gli era venuto per\u00f2 da madama Penta.<\/p>\n<p>Era stata proprio lei a confidargli altri dettagli inquietanti delle attivit\u00e0 di Tolla, insieme all\u2019intenzione di denunciarla all\u2019Inquisizione, dopo l\u2019ennesimo litigio di vicinato. Penta, inoltre, si era adoperata, insieme alla figlia, per venire incontro alle richieste dell\u2019uomo, esasperato dai persistenti malesseri. Grazie alla loro mediazione Tolla aveva accettato di \u2018togliergli\u2019 la fattura, dandogli come prova un piccolo catenaccio a forma di cuore, \u2018per tenerlo quieto\u2019.<\/p>\n<p>Quando per\u00f2 Francesco non c\u2019era, si burlava di lui dinanzi alle vicine, facendo al suo indirizzo \u2018li casi cavalli con li gomiti\u2019 (una bellissima, sconosciuta espressione, che forse designa quello che oggi chiamiamo il gesto dell\u2019ombrello). Nessuno, per\u00f2, aveva capito se Tolla, con quel movimento delle braccia, avesse solo scherzosamente preso in giro la paura dell\u2019amico o, al contrario, avesse voluto far capire alle amiche che non gli aveva dato il catenaccio \u2018vero\u2019, carico di forza malefica, e che era forse pronta a preparargli un\u2019altra fattura\u2026<\/p>\n<p>Quella denuncia non ebbe nell\u2019immediato esiti giudiziari di rilievo. Le sole conseguenze pesanti ci furono nel caseggiato in cui vivevano, insieme al denunciante, Tolla e madama Penta. Nei quattro mesi successivi al dettagliato esposto dell\u2019avvocato la presunta fattucchiera fugg\u00ec e non fu possibile trovarla, ma ci furono contraccolpi anche per la famigliola isolana. Quando Penta fu finalmente rintracciata e convocata dal Sant\u2019Ufficio, dichiar\u00f2 di vivere nei paraggi dell\u2019Annunziata, non lontano dalla vecchia casa, ma fu pronta a rivelare altri aspetti della intricata vicenda\u2026 (<em>continua<\/em>).<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; La curiosit\u00e0 suscitata in alcuni lettori dalle disavventure amorose di due procidani residenti a Napoli nel primo Seicento, illustrate su \u201cIl Dispari\u201d del 22 novembre scorso, mi ha spinto a rileggere appunti di anni lontani. 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