{"id":22046,"date":"2023-01-08T12:53:38","date_gmt":"2023-01-08T10:53:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22046"},"modified":"2023-01-08T12:53:38","modified_gmt":"2023-01-08T10:53:38","slug":"1752-forestieri-non-toccate-le-donne-di-procida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22046","title":{"rendered":"<strong>1752: forestieri, non toccate le donne di Procida<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Romeo<\/strong> &#8211; Non ebbe una conclusione la movimentata causa matrimoniale che sto illustrando da alcune settimane. Avviata nel febbraio del 1752 dinanzi ai giudici diocesani di Napoli da Lucia, una ragazza diciannovenne di Procida, contro Andrea Mainardi, un giovane e apprezzato chirurgo toscano, si aren\u00f2 definitivamente il 7 settembre seguente.<\/p>\n<p>Capitava non di rado, nell\u2019enorme contenzioso diocesano riguardante i fidanzamenti e i matrimoni. L\u2019esistenza di battaglie legali non escludeva affatto che i contatti privati tra le controparti continuassero e che finissero per aprire la strada a un accordo. Non fu questo, per\u00f2, il caso di Andrea e Lucia. La vertenza avviata dinanzi ai giudici diocesani fu abbandonata per motivi completamente diversi.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 durante le prime schermaglie, quando il fronte dei falsi testimoni raffazzonato dai familiari della ragazza si era sfaldato, questi ultimi avevano deciso di affiancare al processo di impedimento una iniziativa legale di tutt\u2019altra natura. A dirlo ai giudici ecclesiastici era stata proprio Narda, una delle donne che avevano dichiarato falsamente di aver assistito allo scambio della promessa di matrimonio da parte dei due giovani.<\/p>\n<p>Si era pentita anche lei, che pure rimaneva fermamente convinta della necessit\u00e0 per le isolane di mostrarsi guardinghe nei confronti dei forestieri. Preoccupata forse per la sua coscienza e per l\u2019adempimento del precetto pasquale, intendeva rivelare al confessore il suo errore. A dissuaderla per\u00f2 era stata Cecilia, la madre di Lucia.<\/p>\n<p>L\u2019aveva pregata di pazientare, ma solo per poco, per darle il tempo che una nuova denuncia, presentata a Napoli, nella Vicaria criminale, il pi\u00f9 autorevole tribunale penale del Viceregno, producesse i primi effetti. L\u2019obiettivo era semplice: utilizzare un\u2019arma molto pi\u00f9 potente, quella dell\u2019accusa di stupro (che peraltro in antico regime era legata alla verginit\u00e0 della donna, non alla violenza) e di procurato aborto. Grazie ad essa sarebbe stato semplice ottenere dai giudici di Stato la carcerazione di Andrea.<\/p>\n<p>Una volta che fosse finito dietro le sbarre con quella pesante imputazione, difficilmente il giovane chirurgo sarebbe tornato in libert\u00e0, se non avesse sposato la ragazza da lui \u2018disonorata\u2019. Fino al raggiungimento di quel risultato, per\u00f2, la causa di impedimento matrimoniale avviata nella Curia arcivescovile sarebbe stata regolarmente coltivata: non si poteva escludere, ovviamente, che la nuova iniziativa fallisse.<\/p>\n<p>Oltre tutto, mantenerla viva avrebbe garantito a Lucia e alla sua famiglia una tutela ben precisa. Grazie ad essa Andrea, libero o detenuto, non poteva giocare brutti scherzi, quantomeno a Procida e nella diocesi di Napoli: nessun parroco, in base all\u2019istanza di impedimento e al decreto di urgenza della Curia che l\u2019aveva recepita, avrebbe mai potuto unire in matrimonio il giovane con qualsiasi altra donna.<\/p>\n<p>Inoltre, nello stesso giorno in cui interrogarono Narda, il 21 agosto 1752, i giudici diocesani ebbero una seconda e pi\u00f9 dettagliata conferma delle manovre in corso in Vicaria. Ascoltarono la deposizione di Anna Maria, un\u2019altra delle false testimoni, pi\u00f9 giovane e ancor pi\u00f9 preoccupata dell\u2019amica per le conseguenze del suo errore. Sapeva di trovarsi tra l\u2019incudine e il martello. Mentre alcuni conoscenti, al corrente dell\u2019imbroglio e forse decisi ad aiutare Andrea, le chiedevano con insistenza se si era confessata o no, la madre della ragazza aveva gi\u00e0 provveduto a minacciare e a far picchiare dal marito una delle donne che aveva ritrattato\u2026<\/p>\n<p>Anna Maria, allora, non contenta dell\u2019assoluzione rimediata a fatica a Procida, che pure le era valsa la possibilit\u00e0 di comunicarsi a Pasqua, aveva deciso di consultare un confessore napoletano. Questi per\u00f2 le aveva suggerito di non scherzare col fuoco con le false deposizioni: avrebbe rischiato di compiere un vero e proprio sacrilegio. A quel punto lei, preoccupata, decise di vuotare il sacco, rivelando ai giudici di aver detto il falso sulla inesistente promessa di matrimonio anche nella seconda causa, quella avviata in Vicaria.<\/p>\n<p>Sfortunatamente gli atti del processo di stupro intentato al giovane toscano non si sono conservati, ma \u00e8 verosimile che egli fosse finito in carcere poco dopo il 7 settembre del 1752, data cui risale l\u2019ultimo atto della procedura avviata nel foro arcivescovile.<\/p>\n<p>Sappiamo per\u00f2 con precisione come e quando il caso si sblocc\u00f2 definitivamente. Passarono parecchi mesi. Il 23 maggio del 1753, nella cappella delle carceri della Vicaria, fu il parroco competente per territorio, quella di S. Tommaso a Capuana, a unire in matrimonio il detenuto Andrea Mainardi e la giovanissima Lucia Mazzella. L\u2019attestato fu trasmesso al curato di Procida, che lo trascrisse nel registro dei matrimoni.<\/p>\n<p>Da allora la vita della nuova coppia, costituitasi in modo cos\u00ec rocambolesco, si snod\u00f2 nell\u2019isola. Ne conosciamo solo i pochi dati ricavabili dai registri parrocchiali: essenzialmente le nascite dei figli \u2013 tanti, come era abituale nell\u2019Europa di quei secoli \u2013 e le date di morte dei genitori. Allo sfortunato Andrea l\u2019esperienza isolana non fu propizia: se lo port\u00f2 a via a 52 anni nel dicembre del 1772 \u2018un accidente improviso\u2019, che gli imped\u00ec di ricevere i sacramenti (150 anni prima ci sarebbero stati anche problemi per seppellirlo). Lucia invece mor\u00ec a 80 anni nel maggio del 1815, ben assistita spiritualmente. Sembra anche che qualcuno dei loro eredi viva tuttora nell\u2019isola.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Non ebbe una conclusione la movimentata causa matrimoniale che sto illustrando da alcune settimane. Avviata nel febbraio del 1752 dinanzi ai giudici diocesani di Napoli da Lucia, una ragazza diciannovenne di Procida, contro Andrea Mainardi, un giovane e apprezzato chirurgo toscano, si aren\u00f2 definitivamente il 7 settembre seguente. 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