{"id":22049,"date":"2023-01-09T16:01:23","date_gmt":"2023-01-09T14:01:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22049"},"modified":"2023-01-09T16:01:23","modified_gmt":"2023-01-09T14:01:23","slug":"la-vita-oltre-il-dolore-la-bellezza-di-essere-imperfetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22049","title":{"rendered":"<strong>LA VITA OLTRE IL DOLORE: LA BELLEZZA DI ESSERE IMPERFETTI<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Eliana De Sanctis<\/strong><\/em> &#8211; \u00abSe a un Dio si deve questo mondo, non ci terrei ad essere quel Dio. L\u2019infelicit\u00e0 che vi regna mi strazierebbe il cuore\u00bb. Cos\u00ec scriveva il celebre filosofo Arthur Schopenhauer in <em>Parerga e Paralipomena <\/em>(1851), raccogliendo forse il sentire di tutti quegli uomini posti di fronte a una sciagura improvvisa e inspiegabile.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 in effetti ai postumi di esperienze tragiche che l\u2019essere umano sembra accorgersi dei paradossi dell\u2019esistenza, tanto da perdersi in una serie infinita di domande che riecheggiano in un unico, disperato afflato: <em>perch\u00e9? <\/em><\/p>\n<p>Si tratta dell\u2019interrogativo in assoluto pi\u00f9 difficile per noi; con i nostri mezzi scientifici sappiamo dire <em>quando <\/em>un fenomeno avviene<em>, dove <\/em>e anche in <em>che maniera<\/em>. Talvolta riusciamo a ricostruirne le cause materiali. Sfugge per\u00f2 la risposta al suo <em>motivo<\/em>, alla ragione recondita e provvidenziale che lo ha voluto come accadimento.<\/p>\n<p>Il <em>perch\u00e9 <\/em>\u00e8 la domanda pi\u00f9 metafisica che abbiamo, quella che muove il mondo; \u00e8 in sua grazia che partono tutte le scienze, gli ammodernamenti, il progresso. Ma \u00e8 anche il mistero che misura la nostra finitezza, che ci riconduce in quel circuito chiuso oltre cui non possiamo guardare: la nostra esistenza.<\/p>\n<p><em>Ex-sistere <\/em>in latino significa \u201cstare fuori da\u201d, presupponendo gi\u00e0 etimologicamente l\u2019idea del distacco: <em>esistiamo<\/em> in virt\u00f9 di un altrove nel quale non <em>siamo <\/em>pi\u00f9 e nel quale (forse) ritorneremo.<\/p>\n<p>Nella sua vita felice l\u2019uomo poco si preoccupa del senso della propria esistenza; se ne ricorda invece in prossimit\u00e0 della morte e vorrebbe in un batter d\u2019occhio trovare tutte le risposte, catalizzare la propria sofferenza in un\u2019inquadratura razionale che possa donarle ordine e senso.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 famoso e spregiudicato intellettuale contemporaneo, F\u00ebdor Dostoevskij, che nei suoi <em>Fratelli Karamazov <\/em>(1880) si domandava quanta giustizia ci fosse nel dolore patito dai bambini, non rappresenta che la punta dell\u2019iceberg di quel tortuoso filone di pensiero che si \u00e8 ribellato al Dio dogmatico della tradizione giudaico-cristiana, di cui bisogna <em>fare la volont\u00e0 <\/em>senza potersi chiedere: <em>perch\u00e9<\/em>?<\/p>\n<p>Gi\u00e0 domandarsi il <em>perch\u00e9 <\/em>\u00e8 allora una ribellione, una mancata accettazione del destino; a partire da esso possiamo intraprendere sentieri, pontificare discorsi, confrontarci con le umane imperfezioni e tentare, per ogni strada imboccata, di arrivare a una piccola soluzione.<\/p>\n<p>L\u2019uomo ha a disposizione uno svariato ventaglio di discipline attraverso cui fare luce e ottenere la propria giustizia, quali la scienza, la giurisprudenza, la politica.<\/p>\n<p>Tuttavia nutrir\u00e0 sempre la sensazione di non essere o fare abbastanza, come se ci fosse qualcosa su cui non riesce ad esercitare un controllo, che gli sfugge continuamente. E se per molti questa incapacit\u00e0 di avere una visione totale resta allo stadio di una fastidiosa inquietudine, il filosofo sa benissimo che nome conferirle: <em>finitudine<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019essere umano si sente vocato da sempre alla grande missione del dominio universale, animato dal piacere ardente di superare i limiti. Ambizione che spesso gli fa dimenticare ci\u00f2 che \u00e8, ossia una creatura finita posta nel <em>qui <\/em>e nell\u2019<em>ora <\/em>(<em>hic et nunc<\/em>, diceva S. Agostino), in un tempo definito che si chiama <em>esistenza<\/em>.<\/p>\n<p>Divorato da un eccessivo protagonismo, ha dimenticato di essere imperfetto. Di non poter stendere la propria ala su tutto il creato, di non poter sottomettere le forze naturali alla propria volont\u00e0 o di impedire l\u2019accadimento di eventi dolorosi e spiacevoli.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 irrompere nella storia con il suo tonante <em>perch\u00e9<\/em>, imparando tuttavia che rispondervi non sar\u00e0 sempre possibile; pu\u00f2 edificare le proprie fragili difese, accettando che potrebbero non bastare a salvarlo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 ripensare alla bellezza della propria imperfezione, al diritto che ha di sbagliare, di ricredersi, di ritentare.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 comprendere che <em>stare al mondo <\/em>significa <em>stare accanto<\/em>, agli altri uomini e alle altre creature.<\/p>\n<p>Una visione lirica che immortala questo ambiguo gioco di contrasti \u00e8 contenuta negli ultimi capitoli del <em>Libro di Giobbe<\/em>, dove al legittimo rancore del protagonista viene contrapposta la grandezza dei piani di Dio, e che Giobbe non aveva compreso perch\u00e9 aveva dimenticato ci\u00f2 che era: un uomo piccolissimo in un universo complesso e immenso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eliana De Sanctis &#8211; \u00abSe a un Dio si deve questo mondo, non ci terrei ad essere quel Dio. 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