{"id":22062,"date":"2023-01-22T12:21:48","date_gmt":"2023-01-22T10:21:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22062"},"modified":"2023-01-22T12:21:48","modified_gmt":"2023-01-22T10:21:48","slug":"tra-stato-e-chiesa-storie-di-fidanzati-procidani-del-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22062","title":{"rendered":"<strong>Tra Stato e Chiesa. Storie di fidanzati procidani del Settecento<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Giovanni Romeo<\/strong><\/em> &#8211; Hanno suscitato viva sorpresa in qualche lettore alcuni aspetti dell\u2019articolo sulle vite disordinate di due chierici selvaggi nella Procida del Seicento, pubblicato domenica 15 gennaio. A meravigliarli non \u00e8 stata tanto la diffusa tolleranza della Chiesa verso ecclesiastici indegni di farne parte: le dolorose vicende dei sacerdoti e dei prelati pedofili fanno purtroppo parte della quotidianit\u00e0 anche oggi.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 sembrata strana, soprattutto, la condiscendenza dei rappresentanti dello Stato, la loro impotenza nei confronti di chi utilizzava con disinvoltura i privilegi del clero per fare i propri comodi, anche in un\u2019isola ben poco disposta ad obbedire alle autorit\u00e0 ecclesiastiche.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che solo nel cuore del Settecento i contraccolpi di una cultura vivace, originale e profondamente laica come quella dell\u2019Illuminismo, cominciarono a farsi sentire prepotentemente in tutta la penisola: la crisi e la scomparsa dei tribunali dell\u2019Inquisizione ne furono solo il frutto pi\u00f9 noto e appariscente.<\/p>\n<p>Queste dinamiche investirono a Procida, come in tutta la diocesi, anche le controversie tra fidanzati, come \u00e8 apparso chiaro nella travagliata vicenda sentimentale del chirurgo toscano ricostruita nelle ultime settimane su \u201cIl Dispari\u201d. Due casi capitati tra il 1771 e il 1772, a pochi mesi di distanza, sono indicativi.<\/p>\n<p>Nel novembre del 1771 un uomo di Stato di primo piano, il ministro dell\u2019Ecclesiastico Carlo De Marco, apriva un\u2019indagine su un ricorso presentato da una vedova di Procida, Angela Rosa Florentino. Nell\u2019istanza la donna aveva lamentato i presunti abusi commessi a suo danno dalla Curia arcivescovile di Napoli.<\/p>\n<p>A suo dire, le autorit\u00e0 diocesane erano pronte a favorire un nuovo matrimonio di Francesco Lubrano Lobianco, il promesso sposo, nonostante che sin dall\u2019estate del 1568 si fosse impegnato a sposare Angela Rosa dinanzi al curato di Procida. A dare forza a quell\u2019atto ufficiale, fondamentale per la Chiesa del tempo, c\u2019erano anche stati precisi accordi economici e una dote non disprezzabile.<\/p>\n<p>Le cose per\u00f2 non erano andate per il verso giusto. Nel breve intervallo che intercorreva tra le pubblicazioni e il matrimonio, Francesco si era invaghito di un\u2019altra vedova, Margherita Mattera. Aveva perci\u00f2 rifiutato di sposare Angela Rosa e si era presentato in Curia arcivescovile per chiedere ufficialmente l\u2019annullamento dell\u2019impegno assunto tre anni prima. Le motivazioni addotte \u2013 secondo lui, la donna aveva falsamente inserito tra i suoi beni dei poderi inesistenti, era \u2018sordastra\u2019 e aveva anche l\u2019alito cattivo (!) \u2013 furono oggetto di un\u2019immediata smentita da parte del legale di Angela Rosa. Francesco per\u00f2 ebbe buon gioco nel dimostrare, con testimoni di comodo, che era proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Di fronte a quella situazione le autorit\u00e0 dello Stato avevano poche possibilit\u00e0 d\u2019intervento, non essendo in discussione, ovviamente, la tutela della verginit\u00e0. Esse si limitarono perci\u00f2 ad invitare la Curia arcivescovile a sospendere temporaneamente le pubblicazioni relative al nuovo matrimonio \u2013 una richiesta inconsueta e priva di solidi appigli legali, che ovviamente le autorit\u00e0 ecclesiastiche ignorarono.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, grazie a quel favorevole insieme di circostanze, il 30 novembre 1771, ad appena due settimane dall\u2019istanza presentata da Angela Rosa, Francesco e Margherita poterono convolare a giuste nozze. Ebbe invece esiti molto diversi un altro scontro tra fidanzati capitato pochi mesi dopo, forse nella primavera del 1772. Anche stavolta un esposto raggiunse da Procida una potente istituzione statale, la Delegazione della Real Giurisdizione, ma la ricorrente, Dianora Sodano, aveva dalla sua parte l\u2019arma, allora ben tutelata dallo Stato, della verginit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggetto della sua istanza era la promessa di matrimonio ricevuta, ma poi disattesa, da un isolano, Antonio Mancino. Da circa tre anni, quando era forse poco pi\u00f9 di un adolescente, il giovane, definito come uno \u2018squietato\u2019 (una testa calda, diremmo oggi), aveva scambiato \u2018atti confidenziali turpi\u2019 con Dianora, illudendola con la prospettiva del matrimonio, non appena avesse raggiunto la maggiore et\u00e0.<\/p>\n<p>La situazione, per\u00f2, si era complicata poco prima dell\u2019esposto. A seguito della denuncia di un\u2019altra ragazza illusa dalle sue promesse, Antonio era stato indagato, forse a piede libero, dalla Corte regia di Procida. A quel punto era stata la Vicaria, il pi\u00f9 influente tribunale penale del regno, a chiedere ai giudici di Stato dell\u2019isola una dettagliata relazione sul caso.<\/p>\n<p>Il nuovo rapporto sentimentale del giovane apparteneva a una tipologia matrimoniale molto comune, soprattutto tra le famiglie pi\u00f9 povere dell\u2019isola, quella del doppio scambio (fratello\/sorella con sorella\/fratello: prassi definita nel dialetto isolano come \u00abch\u00e8ngio e sch\u00e8ngio\u00bb, ancora diffusa a Procida nel primo Novecento).<\/p>\n<p>Malgrado tutto, per\u00f2, la Gran Corte della Vicaria convoc\u00f2 Antonio a Napoli, lo obblig\u00f2 a rispettare l\u2019impegno assunto con Dianora \u2013 la tutela legale della verginit\u00e0 violata rimaneva per lo Stato un obiettivo importante \u2013 e lo rilasci\u00f2 a piede libero. Contemporaneamente dalla Delegazione della Real Giurisdizione arriv\u00f2 un fermo richiamo alla Curia arcivescovile: si guardasse bene dall\u2019autorizzare il matrimonio del giovane con altre donne, se voleva evitare un conflitto giurisdizionale. Quell\u2019avviso minaccioso and\u00f2 forse a segno: del giovane \u2018squietato\u2019 non \u00e8 rimasta traccia nei registri matrimoniali dell\u2019archivio abbaziale di Procida.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Hanno suscitato viva sorpresa in qualche lettore alcuni aspetti dell\u2019articolo sulle vite disordinate di due chierici selvaggi nella Procida del Seicento, pubblicato domenica 15 gennaio. 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