{"id":22076,"date":"2023-01-29T13:04:27","date_gmt":"2023-01-29T11:04:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22076"},"modified":"2023-01-29T13:04:27","modified_gmt":"2023-01-29T11:04:27","slug":"una-norma-difficile-in-unisola-difficile-il-precetto-pasquale-a-procida-nel-sei-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22076","title":{"rendered":"Una norma \u2018difficile\u2019 in un\u2019isola \u2018difficile\u2019. Il precetto pasquale a Procida nel Sei-Settecento"},"content":{"rendered":"\n<p>Giovanni Romeo &#8211;  Fu solo nella seconda met\u00e0 del \u2019500 che la Chiesa romana cerc\u00f2 di applicare sistematicamente, soprattutto in Italia, una norma da sempre trascurata, quella che nel 1215 aveva reso obbligatorie per tutti i cristiani la confessione annuale al proprio parroco e la comunione in parrocchia a Pasqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratt\u00f2 di un\u2019impresa ciclopica: i fedeli amavano poco confessarsi, in particolare ai curati, spesso malvisti e sospettati di non rispettare il segreto cui erano inviolabilmente vincolati, come gli altri confessori. Solo i giubilei \u2013 i brevi intervalli di tempo in cui la grazia prevaleva sulla giustizia \u2013 avvicinavano a quel sacramento un po\u2019 tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando per\u00f2 il rispetto di quella regola era largamente disatteso, si passava alle misure forti. Un buon esempio viene da Napoli e dalla sua popolosa diocesi, teatro per almeno 150 anni, tra il primo Seicento e il tardo Settecento, di una doppia sequenza di interventi. Prima si minacciava la scomunica alle persone o alle famiglie inadempienti, anche con manifesti affissi alle porte di casa. Poi, se gli interessati non avessero regolarizzato la propria posizione entro pochi giorni, sarebbero stati interdetti dall\u2019ingresso in chiesa e in caso di morte privati della sepoltura ecclesiastica.<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati di un impegno cos\u00ec deciso furono per\u00f2 piuttosto modesti. Una parte dei destinatari delle punizioni reag\u00ec in modo plateale (a Napoli ad esempio prese piede presto tra le donne una definizione icastica di quelle manovre: non facevano paura a nessuno, erano fuochi di paglia, solo scomuniche di f.); altri scelsero la strada dell\u2019imbroglio (la compravendita di attestati di confessione e comunione di seconda mano, riscritti col proprio nome), altri ancora soluzioni intermedie (era il caso dei conviventi che si separavano per un po\u2019, per poter essere assolti e comunicati, prima di riprendere la coabitazione proibita).<\/p>\n\n\n\n<p>Non mancarono infine \u2013 un segmento stabile, sostanzialmente intoccabile, dei fedeli \u2013 coloro che ignorarono del tutto quelle decisioni. Per queste reazioni sembra esemplare la situazione di Arzano: ancora verso la fine del Settecento i suoi parroci riferiscono con amarezza ai superiori che gli scomunicati \u2018fanno il sordo\u2019 o che \u2018dormono placidamente\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso della Chiesa di Procida fa un po\u2019 storia a s\u00e9. Nel controllo dell\u2019adempimento del precetto pasquale non c\u2019\u00e8 la stessa continuit\u00e0 nel tempo che caratterizza l\u2019impegno della Curia arcivescovile in tutta la diocesi. La limitata attenzione delle autorit\u00e0 ecclesiastiche napoletane per quel problema \u00e8 uno dei tanti riflessi della difficolt\u00e0 di governare spiritualmente l\u2019isola.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli arcivescovi non volevano esasperare una comunit\u00e0 costretta controvoglia ad appartenere a una diocesi. Sapevano bene che Procida aveva goduto fino ai primi del Seicento della notevole libert\u00e0 di comportamento assicurata dalla diretta dipendenza della sua Chiesa da Roma e che i suoi abitanti erano attaccati visceralmente alle proprie tradizioni. Perci\u00f2 controllare il regolare adempimento del precetto pasquale fu un\u2019impresa tentata da pochi curati.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno solo ci prov\u00f2 sul serio, ma ben presto ci rinunci\u00f2. Mi riferisco a don Giovanni Antonio de Jorio, membro di una delle pi\u00f9 note e potenti famiglie isolane, approdato alla carica di curato nel 1632, ad appena 25 anni. Negli undici anni in cui guid\u00f2 la Chiesa isolana si segnal\u00f2 soprattutto per lo zelo inconsueto manifestato nel contrastare gli abusi di ogni genere, dalle convivenze proibite alle pratiche magiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Non gli sfugg\u00ec perci\u00f2 la diffusa inadempienza del precetto pasquale. Un primo mandato della Curia, ovviamente susseguente a una sua nota, fu intimato il 7 luglio 1636 a 13 persone (tra cui tre donne), anche se la notifica fu molto lenta e laboriosa: solo il 24 agosto seguente il notaio del vicariato foraneo pot\u00e9 attestare che si era conclusa.<\/p>\n\n\n\n<p>A questi ostacoli, legati forse sia alla novit\u00e0 dell\u2019iniziativa, sia alla scarsa collaborazione del clero locale, si aggiunsero le difficolt\u00e0 legate al controllo dei marinai e delle loro vite movimentate e agli scrupoli del giovane curato. Egli cercava in tutti i modi di convincere gli inadempienti a rispettare il precetto, per evitare loro le punizioni infamanti previste per chi non si piegava all\u2019obbligo.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, il bilancio di quella battaglia non fu molto lusinghiero, soprattutto fra i maschi. Dei 55 trasgressori raggiunti dall\u2019intimazione obbedirono solo in 36; per gli altri 19 scattarono il divieto di entrare in chiesa e la privazione della sepoltura ecclesiastica. And\u00f2 solo un po\u2019 meglio con le undici donne diffidate: solo tre rifiutarono di osservare il precetto pasquale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 comprensibile perci\u00f2 che dopo quella inutile scaramuccia i curati isolani abbiano evitato accuratamente di sollecitare provvedimenti di quel tipo, che pure continuarono a Napoli e in diocesi fin verso la fine del Settecento, anche se stancamente. Di gatte da pelare a Procida ce n\u2019erano gi\u00e0 abbastanza, come mostr\u00f2 alla fine del Seicento il clamoroso gesto dell\u2019arcivescovo Cantelmo di scomunicare in blocco tutti i conviventi dell\u2019isola. Neppure cos\u00ec, per\u00f2, si raggiunsero risultati di rilievo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci voleva ben altro per evangelizzare quell\u2019isola, come verific\u00f2 nel 1742 un prelato accorto come Giuseppe Spinelli: la sua visita pastorale a Procida si tramut\u00f2 \u2013 per l\u2019unica volta nella diocesi, nella plurisecolare storia di quei controlli \u2013 in un soggiorno continuo, lungo addirittura un mese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Fu solo nella seconda met\u00e0 del \u2019500 che la Chiesa romana cerc\u00f2 di applicare sistematicamente, soprattutto in Italia, una norma da sempre trascurata, quella che nel 1215 aveva reso obbligatorie per tutti i cristiani la confessione annuale al proprio parroco e la comunione in parrocchia a Pasqua. 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