{"id":22089,"date":"2023-02-12T04:32:00","date_gmt":"2023-02-12T02:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22089"},"modified":"2023-02-12T11:50:34","modified_gmt":"2023-02-12T09:50:34","slug":"a-proposito-di-battesimi-durgenza-le-ossessioni-della-controriforma-a-procida-nel-sei-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22089","title":{"rendered":"<strong>A proposito di battesimi d\u2019urgenza. Le ossessioni della Controriforma a Procida nel Sei-Settecento<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Giovanni Romeo<\/strong><\/em> &#8211; Da tempo, per fortuna, la Chiesa cattolica non insiste pi\u00f9 di tanto sull\u2019obbligo di battezzare i neonati non appena vengono alla luce. Resta per\u00f2 confermato il principio che quel sacramento deve essere amministrato anche a chi, come i bambini, non \u00e8 in condizione di comprenderne il senso. Per parecchi secoli, invece, l\u2019obbligo di battezzarli con la massima urgenza \u00e8 stato tassativo e ha provocato \u2013 anche per l\u2019incrocio con una mortalit\u00e0 perinatale molto alta \u2013 sofferenze inaudite agli interessati e ai loro genitori.<\/p>\n<p>La moltiplicazione di chiese dotate del presunto privilegio di garantire resurrezioni temporanee di neonati morti senza battesimo \u00e8 una delle pi\u00f9 tristi conseguenze di questa politica religiosa. I viaggi affannosi di genitori disperati verso quei santuari, diffusi in tanta parte dell\u2019Europa cattolica e nella stessa Italia,\u00a0ma solo nel Centro\u00ad-Nord, ne sono stati tra il Quattrocento e l\u2019inizio dell\u2019Ottocento il frutto pi\u00f9 assurdo.<\/p>\n<p>Le cassette con i corpi dei neonati morti senza il sacramento erano aperte da preti e laici truffaldini, che ne fingevano il miracoloso, provvisorio ritorno alla vita per battezzarli e garantire loro una sepoltura, ovviamente in cambio di consistenti \u2018offerte\u2019 in denaro\u2026 Inoltre, anche dove, come in Italia meridionale, non attecchirono queste orribili speculazioni, la questione del battesimo immediato di tutti i neonati fu per tutta l\u2019et\u00e0 moderna una delle pagine pi\u00f9 dolorose di tante nascite.<\/p>\n<p>Nelle fasi iniziali di quel processo storico successe di tutto. Ne \u00e8 un ottimo esempio un episodio straordinario, per ora unico, capitato a Napoli nell\u2019aprile del 1599. Nel popolare borgo del Lavinaio \u00e8 appena nato un bambino vivo e vegeto. In una casa affollata e in festa, mentre la levatrice \u00e8 ancora indaffarata, la puerpera, dal letto in cui cerca di riposarsi, non dimentica di ordinarle di \u2018ferrare\u2019 il bimbo. La donna cerca di schermirsi, ma sa bene che cosa vuol dire quella richiesta.<\/p>\n<p>Bisogna mimare la crocifissione e poi la resurrezione, far piantare da una donna vergine tre grossi chiodi intorno al neonato nudo e disteso come in croce: due accanto alle mani, uno all\u2019altezza dei piedi. Detto, fatto: la levatrice obbedisce, invita i presenti a dire 3 Pater e 3 Ave, poi fa scavalcare il bimbo \u2018crocifisso\u2019 dagli altri figli della donna, che battono le mani e gridano felici, indicando il fratellino: \u00e8 nato Cristo, \u00e8 nato Cristo!<\/p>\n<p>Il senso dell\u2019iniziativa lo chiar\u00ec la madre di l\u00ec a poco, quando fu incarcerata dall\u2019Inquisizione: era una tecnica appresa nella vicina chiesa del Carmine da alcune sconosciute, colpite dalle sue ansie di donna gravida, che aveva visto morire tre figli in tenera et\u00e0. Il mistero del Cristo crocifisso e risorto si era tradotto nella Napoli di fine Cinquecento in un rituale di compromesso, all\u2019incrocio tra magia e religione, affidato per\u00f2 alle levatrici, non ai sacerdoti.<\/p>\n<p>Non fu quello il percorso dei battesimi a Procida, che tra l\u2019altro proprio ai primi del Seicento perse l\u2019autonomia della sua Chiesa e fin\u00ec sotto il governo degli arcivescovi di Napoli. Una delle prime conseguenze del nuovo assetto ecclesiastico interess\u00f2 proprio le nascite a rischio: per alcuni anni i corpi dei neonati morti senza battesimo furono lasciati insepolti, alla merc\u00e9 degli animali e delle intemperie.<\/p>\n<p>Quando nel 1606 qualcuno rifer\u00ec all\u2019arcivescovo Ottavio Acquaviva d\u2019Aragona, nel corso della visita pastorale, quella prassi recente, il prelato diede subito ordine di predisporre uno spazio idoneo dove seppellire in futuro i neonati deceduti senza battesimo e forse chiar\u00ec ai sacerdoti che era opportuno istruire adeguatamente le ostetriche, nel caso di future emergenze.<\/p>\n<p>Si apr\u00ec allora una fase nuova. Ci fu subito un aumento consistente dei battesimi d\u2019urgenza affidati alle levatrici. Era il riflesso scontato delle paure di genitori terrorizzati dalla prospettiva di dover contrattare con il clero una sepoltura qualsiasi, nella sfortunata ipotesi che i neonati messi al mondo non superassero le prime giornate di vita.<\/p>\n<p>Quell\u2019assetto ebbe per\u00f2 bisogno di correttivi. Verso la met\u00e0 del Seicento, poco prima che la peste del 1656 colpisse anche Procida, si chiar\u00ec che l\u2019amministrazione del sacramento da parte delle levatrici non era sufficiente, da sola, a garantire il pieno ingresso dei neonati nella comunit\u00e0 dei credenti.<\/p>\n<p>Ogni battesimo d\u2019urgenza, per essere valido, doveva essere seguito a ruota dall\u2019intervento di un sacerdote. Soltanto cos\u00ec, grazie alla catechesi e all\u2019esorcismo, che ovviamente le mammane non erano autorizzate a praticare, quei piccoli nuovi cristiani potevano entrare a pieno titolo nella comunit\u00e0 ecclesiale. \u00c8 lecito per\u00f2 domandarsi come mai, in casi tanto gravi, non fosse possibile convocare un prete qualsiasi a casa del neonato in crisi, per evitarne rischiosi spostamenti.<\/p>\n<p>Non fu cos\u00ec, purtroppo, e una parte di essi mor\u00ec tra le braccia delle levatrici, durante l\u2019affannosa ricerca di un sacerdote che \u2018regolarizzasse\u2019 l\u2019amministrazione del sacramento. Il 1669, ad esempio, cominci\u00f2 malissimo: nel giorno di Capodanno e due settimane dopo se ne andarono in quel modo all\u2019altro mondo un maschietto e una femminuccia.<\/p>\n<p>Fu anche grazie a quelle tragedie silenziose che quando nel 1742 l\u2019arcivescovo Spinelli, evidentemente scontento della distanza eccessiva che continuava ad esserci a Procida tra nascita e battesimo, ordin\u00f2 di ridurla drasticamente, i risultati non mancarono: i neonati divennero in stragrande maggioranza cristiani in poche ore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Da tempo, per fortuna, la Chiesa cattolica non insiste pi\u00f9 di tanto sull\u2019obbligo di battezzare i neonati non appena vengono alla luce. Resta per\u00f2 confermato il principio che quel sacramento deve essere amministrato anche a chi, come i bambini, non \u00e8 in condizione di comprenderne il senso. 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