{"id":22128,"date":"2023-03-12T08:51:00","date_gmt":"2023-03-12T06:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22128"},"modified":"2023-03-11T20:55:44","modified_gmt":"2023-03-11T18:55:44","slug":"sessualita-e-confessione-dei-peccati-nellitalia-del-seicento-il-caso-di-procida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22128","title":{"rendered":"<strong>Sessualit\u00e0 e confessione dei peccati nell\u2019Italia del Seicento. Il caso di Procida<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Giovanni Romeo<\/em><\/strong>\u00a0 &#8211; Non fu solo il governo della morte, nei suoi vari aspetti, uno dei nodi pi\u00f9 intricati del cattolicesimo della Controriforma. Se \u00e8 vero che verificare la \u2018pulizia\u2019 della coscienza divent\u00f2 nel Cinque-Seicento un passaggio decisivo per autorizzare la sepoltura di chi moriva all\u2019improvviso, \u00e8 altrettanto certo che il rigore di quelle scelte mirava a ben altri obiettivi. Una riforma profonda del modo di confessarsi fu senz\u2019altro tra quelli cruciali.<\/p>\n<p>Sull\u2019onda delle esperienze maturate dai gesuiti la Chiesa romana cerc\u00f2 di trasformare il sacramento della penitenza, tradizionalmente poco amato dai fedeli, in un punto di riferimento quotidiano. Rassicurante, praticata spesso, pensata soprattutto per le donne, la \u2018nuova\u2019 confessione dei peccati avrebbe dovuto poggiare soprattutto sul ruolo di guida conferito a chi la amministrava: un padre spirituale pi\u00f9 che un giudice severo. Anche un modello cos\u00ec fascinoso aveva per\u00f2 i suoi rischi.<\/p>\n<p>I pi\u00f9 gravi si intravidero gi\u00e0 verso la fine del Cinquecento, quando dalla riconferma dell\u2019obbligo del celibato per gli ecclesiastici e dai controlli accurati che essi furono chiamati ad esercitare in confessionale sulla sessualit\u00e0 femminile scatur\u00ec una miscela esplosiva. Divenne subito inevitabile punire duramente i sacerdoti che adescavano le donne in confessione. Fu cos\u00ec che le tre Inquisizioni attive in et\u00e0 moderna (in Portogallo, Spagna e Italia) dovettero impegnarsi a fondo per stanare i preti che abusavano del sacramento in modo cos\u00ec ignobile ed estesero presto i propri controlli anche all\u2019adescamento dei penitenti di sesso maschile.<\/p>\n<p>Gli strascichi di una situazione cos\u00ec imbarazzante per la Chiesa sono stati avvertiti ancora in tempi recenti. Ricordo bene, ad esempio, tra i risultati di un seminario universitario di una ventina di anni fa, le risposte che i nonni diedero a una ragazza irpina sulle confessioni della lontana giovinezza. Mentre la nonna accenn\u00f2 solo, con immutato disgusto, alle domande che riceveva (per lei semplicemente \u2018schifose\u2019), il nonno rispose infastidito, in riferimento ai confessori: \u2018e si dovevano solo permettere\u2026\u2019 (come dire: se un prete avesse provato solo a mettere il naso nella sua vita sessuale, lo avrebbe aspettato fuori\u2026).<\/p>\n<p>Perci\u00f2, malgrado le difficolt\u00e0 di celebrare processi sgradevoli per la Chiesa e spesso rischiosi per l\u2019incolumit\u00e0 delle donne coinvolte, il Seicento segn\u00f2 in Italia un discreto numero di casi di adescamento e di condanne severe (i sacerdoti colpevoli finivano quasi sempre a remigare sulle galere). N\u00e9 mancarono le false accuse, che costarono sofferenze e amarezze a confessori innocenti.<\/p>\n<p>La situazione di Procida \u00e8 in linea con queste contraddizioni. Risale al 1639 la pi\u00f9 antica denuncia di adescamento in confessione contro un sacerdote locale, don Giovan Tommaso Albano. A segnalarne per la prima volta all\u2019Inquisizione gli abusi fu Giovanna Lubrano, una giovane donna, moglie di un marinaio schiavo in terra ottomana.<\/p>\n<p>A suo dire, per alcuni anni non aveva potuto dire di no a talune sue inconsuete richieste avanzate mentre la confessava (\u2018io mi voglio spaparare con te \u2013 una straordinaria, inconsueta espressione \u2013 questo core mio\u2019, le aveva confidato). Voleva sapere da lei se i doni inviati da tempo a una donna da lui desiderata le erano stati consegnati. Giovanna, che non si era potuta sottrarre a quella sgradevole incombenza, si sent\u00ec rispondere dall\u2019interessata che li aveva ricevuti, ma temeva che lo venissero a sapere i familiari.<\/p>\n<p>Quando lo rifer\u00ec al prete, la sua reazione fu molto negativa: che donna ingrata! Ne aveva avuti tanti, di suoi regali, e ora rispondeva cos\u00ec\u2026 Eppure neanche la morte dell\u2019amata gli fece perdere il vizio, se due anni dopo fu Capuana Lubrano, un\u2019altra giovane isolana, a riferire, obbligata nel corso di un giubileo, che mentre la confessava le chiedeva sempre notizie di una donna sposata di cui si era invaghito.<\/p>\n<p>Don Giovan Tommaso, malgrado un nuovo memoriale che ne segnalava all\u2019Inquisizione la vita disordinata, continu\u00f2 a fare i propri comodi: ebbe altri due \u2018incidenti\u2019 con il foro diocesano, anche se \u2018solo\u2019 per crimini comuni. Forse gli diede una mano la diffidenza verso l\u2019Inquisizione di don Giovanni Antonio de Jorio, lo zelante curato procidano dei suoi anni. In una lettera del 1640, in cui riferiva ai superiori il caso di un isolano che si era servito di rimedi magici a Napoli, si domandava come muoversi, visto che le sole testimoni dell\u2019abuso erano donne locali, \u2018quali senza scandalo non potriano venire in Napoli\u2019\u2026<\/p>\n<p>D\u2019altra parte fu proprio lui, dedicatosi di l\u00ec a poco alle attivit\u00e0 missionarie, a seguire, per volont\u00e0 della Curia arcivescovile, i pochi casi inquisitoriali scaturiti a Procida dall\u2019intensificazione delle missioni e dei connessi giubilei. E in essi fu ancora l\u2019adescamento in confessione, insieme alle pratiche magiche, ad inquietarlo.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 scabroso riguard\u00f2 tra il 1643 e il 1648 fra Bonaventura Porta, un francescano osservante nato nell\u2019isola e abituato a tornarci come predicatore quaresimale, ma di stanza a Napoli in un celebre convento del suo Ordine. Il procedimento prese le mosse proprio a Procida, dopo la Pasqua del 1643, a seguito della denuncia presentata da Caterina Costagliola, una giovane penitente. Ne raccolse la deposizione lo stesso de Jorio, grazie alla delega da lui richiesta al vicario generale, per evitare alla donna un viaggio a Napoli. Gli sviluppi della vicenda furono per\u00f2 molto diversi da quelli da lui sperati. <em>(continua)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo\u00a0 &#8211; Non fu solo il governo della morte, nei suoi vari aspetti, uno dei nodi pi\u00f9 intricati del cattolicesimo della Controriforma. 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