{"id":22152,"date":"2023-04-02T13:19:00","date_gmt":"2023-04-02T11:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22152"},"modified":"2023-04-01T14:21:21","modified_gmt":"2023-04-01T12:21:21","slug":"locca-et-scema-di-cervello-la-dolorosa-storia-di-una-giovane-procidana-del-seicento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22152","title":{"rendered":"\u2018Locca et scema di cervello\u2019: la dolorosa storia di una giovane procidana del Seicento"},"content":{"rendered":"\n\n\n<p><em><strong>Giovanni Romeo<\/strong><\/em> &#8211; Sono davvero sconcertanti le dinamiche della causa avviata nel 1676 dal bottaio procidano Andrea Piro per ottenere l\u2019annullamento di un matrimonio celebrato nel 1668. Il procedimento con cui l\u2019artigiano cerc\u00f2 di riconquistare lo stato libero ruotava tutto attorno al grave disagio psichico della moglie, Beatrice Scotto di Perta, e alle losche manovre di Porzia, la suocera, nonch\u00e9 ex amante di Andrea, inviperita dall\u2019abbandono e abilissima nell\u2019architettare contro lui trappole particolarmente insidiose.<\/p>\n<p>Eppure i giudici ecclesiastici non ritennero opportuno convocare neppure la sola madre della ragazza (quanto a quest\u2019ultima, era stato forse il clero locale ad assicurarli della inutilit\u00e0 di coinvolgerla, per il suo precario stato mentale). Malgrado tutto, per\u00f2, \u00e8 la loro presenza, pur molto diversa (silenziosa e passiva quella di Beatrice, invadente, se non tentacolare, quella di Porzia), a dominare la scena, nei ricchi resoconti resi dai testimoni nel dicembre del 1676.<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 D\u2019altra parte, nel giugno precedente, era stato lo stesso Andrea, nell\u2019unica sua deposizione, a segnalare la freddezza e la malizia con cui l\u2019ex amante si era accanita su di lui, dopo la carcerazione, pur di costringerlo a sposare la figlia. Egli era apparso allora come un uomo fiducioso, convinto delle sue ragioni e sicuro dell\u2019annullamento del matrimonio. Le tante angherie subite dalla donna gli facevano credere che i giudici ne avrebbero smascherato agevolmente le manovre. Ne \u00e8 una prova la singolare offerta con cui era cominciata la sua iniziativa legale: si era dichiarato pronto a rifondere a Beatrice tutte le spese della causa, pur di riacquistare rapidamente lo stato libero e chiudere per sempre i conti con quella brutta storia.<\/p>\n<p>Eppure gli sviluppi della detenzione gli avevano fatto capire che la sua posizione era quanto mai fragile. Finito in prigione con l\u2019accusa di stupro, si era subito dato da fare per uscirne. Tuttavia all\u2019istanza di scarcerazione si era opposta Porzia. Si era dichiarata disponibile, come querelante, ad acconsentire alla sua liberazione solo se avesse sposato la figlia.<\/p>\n<p>Di fronte a quella mossa Andrea, consigliatosi con persone fidate, ne aveva avuto un suggerimento audace, adeguato alla malizia della donna. Secondo gli amici, avrebbe fatto bene a ripagarla con la stessa moneta, a dichiararsi pronto al matrimonio con Beatrice e ad andare in chiesa con lei. Tuttavia, nel momento cruciale, alla domanda del parroco sulla sua volont\u00e0 di sposare la donna, avrebbe dovuto rispondere di no e dichiararsi rifugiato, protetto dal diritto d\u2019asilo riconosciuto ad ogni luogo sacro\u2026<\/p>\n<p>Quella proposta sospetta non era stata accettata. Una donna smaliziata come Porzia non poteva accontentarsi di una dichiarazione d\u2019intenti priva di garanzie. Pretese perci\u00f2 da Andrea, in cambio della remissione di querela, una cauzione di 300 ducati \u2013 una somma alta, poi forse dimezzata \u2013 e l\u2019impegno a sposare la figlia entro tre mesi. Solo a quelle condizioni il giovane aveva potuto riconquistare la libert\u00e0, anche grazie all\u2019aiuto di un fratello, che si era fatto garante del mantenimento della parola data. Il suo umore rimaneva per\u00f2 pessimo, al solo pensiero che si era impegnato a contrarre un matrimonio assurdo, inconcepibile.<\/p>\n<p>Un giorno per\u00f2 \u2013 si avvicinava la scadenza concordata \u2013 era venuto suo fratello e senza altre formalit\u00e0 lo aveva accompagnato nella chiesa abbaziale. L\u00ec c\u2019era Beatrice con la madre, ma anche \u2018molte altre genti\u2019 a lui sconosciute, forse i congiunti e gli amici di Porzia. Il coadiutore del curato, fedele interprete delle disposizioni del vicario generale, condusse i promessi sposi in sacrestia e l\u00ec celebr\u00f2 una cerimonia triste e ben poco rispettosa delle regole e dello spirito del sacramento: Beatrice infatti, anzich\u00e9 rispondere alla domanda cruciale del sacerdote (\u2018Vuoi tu sposare\u2026\u2019), scoppi\u00f2 a piangere \u2018perch\u00e9 era locca e scema di cervello\u2019, osserv\u00f2 indispettito Andrea. Malgrado tutto, per\u00f2, il matrimonio fu ritenuto valido.<\/p>\n<p>I primi giorni di vita in comune dovettero essere terribili per la sventurata ragazza. Noncurante della sua fragilit\u00e0 e intenzionato a far pagare a lei colpe non sue, l\u2019artigiano inizi\u00f2 la convivenza nel modo pi\u00f9 sprezzante. Obblig\u00f2 infatti Beatrice a dormire su una cassa, non nel letto in cui riposava lui, ed evit\u00f2 accuratamente di avere rapporti sessuali con lei, per precostituire cos\u00ec le prove per una futura azione legale. A quel punto la madre fu costretta a riprenderla, ovviamente vergine, come dichiar\u00f2 soddisfatto ai giudici lo stesso Andrea (\u2018Porzia se la port\u00f2 in sua casa zita, conforme io l\u2019hebbe\u2019).<\/p>\n<p>In un quadro cos\u00ec fosco ci fu forse un solo segno di attenzione per la sfortunata ragazza. La madre di Andrea la tenne con s\u00e9 per qualche tempo, forse per stemperare rapporti tempestosi, forse per sincera partecipazione nei confronti di una persona maltrattata e usata in modo ignobile. Neppure quel gesto affettuoso pot\u00e9 per\u00f2 impedire che qualcuno approfittasse di lei e la ingravidasse.<\/p>\n<p>Beatrice aveva dato cos\u00ec alla luce un maschietto, regolarmente battezzato, ma senza il nome del padre. Ovviamente il piccolo era stato subito trasferito a Napoli, alla Santa Casa dell\u2019Annunziata, come tutti i neonati abbandonati. Anche per quella brutta storia Porzia si era data da fare: se qualcuno aveva abusato della figlia, doveva risponderne alla giustizia. Cos\u00ec, forse grazie all\u2019appoggio del capitano, era finito sotto processo addirittura un notaio\u2026 (<em>continua<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Sono davvero sconcertanti le dinamiche della causa avviata nel 1676 dal bottaio procidano Andrea Piro per ottenere l\u2019annullamento di un matrimonio celebrato nel 1668. 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