{"id":22170,"date":"2023-04-16T10:50:33","date_gmt":"2023-04-16T08:50:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22170"},"modified":"2023-04-16T10:50:33","modified_gmt":"2023-04-16T08:50:33","slug":"a-procida-tra-otto-e-novecento-avere-a-tutti-i-costi-un-prete-in-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22170","title":{"rendered":"A Procida tra Otto e Novecento: avere a tutti i costi un prete in famiglia"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Giovanni Romeo<\/strong> <\/em>&#8211; La storia del clero nell\u2019Italia moderna e contemporanea attende ancora ricerche accurate. Si sa poco sulla sua identit\u00e0, se si escludono le indagini sul governo delle diocesi e sugli atteggiamenti dei vescovi. Le fonti pi\u00f9 comuni riguardano i cosiddetti chierici selvaggi, i giovani che acquisivano lo status clericale strumentalmente, solo in funzione dei cospicui privilegi di cui godevano tutti gli ecclesiastici. La loro presenza infest\u00f2 in particolare l\u2019Italia meridionale ed \u00e8 un aspetto tra i pi\u00f9 sconcertanti della sua storia.<\/p>\n<p>Restano invece nell\u2019ombra modi, tempi e motivazioni della scelta di diventare prete. Tuttavia, quando un sacerdote chiedeva l\u2019annullamento dell\u2019ordinazione, si aprono squarci di luce sulla questione. \u00c8 il caso delle pressioni esercitate nelle famiglie benestanti per spingere o costringere propri esponenti a una decisione cos\u00ec delicata. Una di queste vicende capit\u00f2 a Procida nel tardo Ottocento ed \u00e8 molto suggestiva. Ne racconta il succo l\u2019interessato (ne ometto i dati precisi per evitare pettegolezzi), nella supplica che gli valse il diritto di vivere da laico.<\/p>\n<p>Si chiamava Gennaro e sin da quando aveva tre anni la madre andava spesso con lui in chiesa. Giunta l\u00ec, lo affidava al sacrestano, che a sua volta lo accompagnava da don Nicola, un vecchio zio del piccolo (un \u2018prete di corte vedute, austerissimo e intransigente\u2019, lo avrebbe poi definito il nipote). \u00a0Il bambino avrebbe dovuto aspettare che il sacerdote finisse di pregare per poter andare con lui verso l\u2019altare. L\u00ec era costretto a restare, inginocchiato sul gelido marmo, fino al momento della benedizione\u2026Tuttavia il cipiglio \u2018imperioso\u2019 dello zio e gli sguardi occhiuti della madre, che rimaneva in chiesa per saggiare le sue reazioni, lo obbligavano a resistere alla prova\u2026<\/p>\n<p>Cominciava cos\u00ec, nell\u2019autunno del 1919, l\u2019accorata istanza con cui don Gennaro, un giovane sacerdote procidano, chiedeva al papa l\u2019annullamento della sua ordinazione. Il motivo che scandiva ogni frase, in un testo appassionato e sofferto, era chiaro: era stato costretto a percorrere una strada, quella del sacerdozio, che non lo aveva mai attirato. L\u2019obbligo di restare a lungo inginocchiato, a tre anni, su un altare gelido, era stato solo il primo di una lunga serie di test volti ad imporgli una decisione cos\u00ec delicata.<\/p>\n<p>Inizialmente Gennaro l\u2019aveva presa bene. Docile e mite, era sembrato pronto ad accettare il ruolo cui la famiglia intendeva destinarlo. La mamma gli aveva addirittura cucito un abitino talare, con tanto di sottana e cotta, quando non aveva ancora indossato il primo paio di calzoni. Era l\u2019unico figlio maschio e aveva anche perso il padre, la sola persona che forse avrebbe potuto aiutarlo, quando era piccolo. Inoltre, ad appena cinque anni era stato costretto a seguire le lezioni di un sacerdote isolano, che tra una frustata e l\u2019altra gli aveva insegnato a leggere e a scrivere. Un altro prete, poi, che \u2013 bont\u00e0 sua \u2013 alternava ai colpi di frusta degli scappellotti, gli aveva dato i primi rudimenti di latino\u2026 Scuola, casa, chiesa e niente contatti con i compagni: ecco la ricetta preparata dalla famiglia per un ragazzino buono e obbediente.<\/p>\n<p>Tuttavia, malgrado il carattere remissivo, mentre i coetanei ogni tanto avevano diritto a svaghi innocenti o a brevi gite, su di lui i controlli erano continui e rigorosi. Una volta lo zio prete, \u2018col veleno ai denti\u2019, dopo averlo sorpreso al porto ad osservare l\u2019arrivo dell\u2019unico piroscafo che raggiungeva ogni giorno Procida da Napoli (!), lo afferr\u00f2 per un orecchio, torcendoglielo con una violenza che ancora ricordava\u2026Arrivarono poi per Gennaro i difficili anni dell\u2019adolescenza. E proprio allora l\u2019inflessibile don Nicola gli parl\u00f2 della necessit\u00e0 di indossare l\u2019abito da chierico: oltre tutto, gli disse, aveva compiuto gli studi necessari per affrontare con ottimi risultati quel percorso.<\/p>\n<p>Era l\u2019inizio del cammino che attendevano da tempo la mamma e la famiglia tutta. Lo zio gli fece anche presente il vantaggio che aveva, in quanto isolano. A Procida, gli spieg\u00f2, vigeva una prassi inveterata: il privilegio, da sempre riconosciuto ai chierici locali, di rimanere in paese, di prepararsi l\u00ec, in vista dell\u2019esame finale. Proprio grazie a quel sistema l\u2019isola continuava ad esprimere un numero enorme di sacerdoti, tra 80 e 100\u2026Si spiegavano anche cos\u00ec gli atteggiamenti delle famiglie pi\u00f9 in vista, tutte ben disposte a favorire i congiunti propensi ad entrare nel clero.<\/p>\n<p>Per la madre di Gennaro, che aspettava con trepidazione l\u2019ingresso in Seminario del figlio, si avvicinavano i giorni sognati da sempre. Era evidente, peraltro, che nel frattempo, anche per i turbamenti caratteristici dell\u2019et\u00e0, la prospettiva clericale, se mai era stata presa in considerazione dall\u2019interessato, lo rendeva sempre pi\u00f9 perplesso. Ad imprimere una svolta alla sua incerta situazione intervenne per\u00f2, in modo del tutto casuale, un provvedimento dell\u2019arcivescovo di Napoli, il card. Prisco. Nel 1898 il prelato decise di abolire il noviziato esterno e di imporre a tutti gli aspiranti al sacerdozio l\u2019obbligo di entrare in Seminario. All\u2019inquieto adolescente, che nel frattempo si era sempre pi\u00f9 attaccato allo studio, era sembrata una liberazione. Poteva finalmente approfittare di quella nuova situazione per arricchire le sue conoscenze\u2026 (<em>continua<\/em>)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; La storia del clero nell\u2019Italia moderna e contemporanea attende ancora ricerche accurate. Si sa poco sulla sua identit\u00e0, se si escludono le indagini sul governo delle diocesi e sugli atteggiamenti dei vescovi. 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