{"id":22193,"date":"2023-05-04T08:55:19","date_gmt":"2023-05-04T06:55:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22193"},"modified":"2023-05-04T10:58:25","modified_gmt":"2023-05-04T08:58:25","slug":"ripensando-alla-vita-contadina-a-procida-verso-la-meta-del-novecento-a-proposito-di-un-suggestivo-libro-di-ricordi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22193","title":{"rendered":"Ripensando alla vita contadina a Procida verso la met\u00e0 del Novecento. A proposito di un suggestivo libro di ricordi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Giovanni Romeo<\/em><\/strong> &#8211; Nella nutrita serie di libri dedicati a Procida, in occasione del riconoscimento prestigioso tributato all\u2019isola per il 2022, lo spazio riservato alle sue tradizioni contadine \u00e8 stato indubbiamente modesto, di fatto inesistente. Il mare, con tutte le molteplici articolazioni dei discorsi e delle iniziative che lo riguardano, ha occupato inevitabilmente il centro della scena. Le attivit\u00e0 agricole, che gi\u00e0 hanno subito negli ultimi decenni colpi molto pesanti dall\u2019abusivismo edilizio e dalla crisi del mercato degli agrumi, sono rimaste nell\u2019ombra, quasi come un segmento secondario della vita locale.<\/p>\n<p>Non si \u00e8 andati molto al di l\u00e0 dell\u2019enfasi, scontata, sul profumo e sulla bont\u00e0 dei suoi limoni. Eppure la campagna ha avuto sempre nella vita quotidiana dell\u2019isola un ruolo di primo piano. Basti ricordare che i frutti e i prodotti agricoli di Procida, a cominciare dal vino, erano venduti abitualmente non solo a Napoli e in Campania, ma in buona parte dell\u2019Italia tirrenica, grazie all\u2019efficace sinergia con la professionalit\u00e0 e il dinamismo degli smaliziati imprenditori marittimi locali.<\/p>\n<p>Quanto questo schema sia riduttivo e ingeneroso verso la storia dell\u2019agricoltura procidana ce lo illustra un libro pubblicato un mese fa e, malauguratamente, senza che l\u2019autore, prematuramente scomparso, l\u2019abbia potuto vedere. Mi riferisco a <em>Procida. Tenerezza e ricordi<\/em>, di Antonio Lubrano Lavadera (Leardini, Macerata Feltria, aprile 2023). \u00c8 un testo dominato, ma sotterraneamente, grazie al felice connubio tra riservatezza e sincerit\u00e0 che lo caratterizza, da una forte impronta nostalgica. Vi si raccolgono, arricchiti da suggestivi disegni e schizzi dello stesso autore, i ricordi di un\u2019infanzia e di un\u2019adolescenza trascorse negli anni Sessanta, nel cuore della campagna isolana, a diretto contatto con la terra e con le sue tradizioni.<\/p>\n<p>Era, ad osservarla oggi, dalla prospettiva dei tanti, procidani e non, che hanno assistito, negli ultimi sessanta anni, con un sentimento di impotente riprovazione, alle pesanti ricadute di una modernizzazione disordinata e del tutto incoerente con lo spirito antico dell\u2019isola, una situazione ricca di fascino. Si trattava, a ben vedere, degli ultimi anni in cui la vita quotidiana continuava a scorrere a Procida lungo i binari tradizionali, marginalmente interessata ai contraccolpi negativi di un traffico ancora ridotto e di un turismo ben poco amato. Era certo un mondo carico di asprezze e di difficolt\u00e0, che l\u2019autore ricorda molto bene e non rimpiange in alcun modo. Ne avverte in ogni caso la ricca umanit\u00e0, la capacit\u00e0 di dare valore anche alle piccole cose.<\/p>\n<p>Penso in particolare ai tanti giochi infantili, in parte irrimediabilmente scomparsi, che era insieme necessario e piacevole condividere con gli altri ragazzini del vicinato: da quelli ancora oggi noti (nascondino, gioco della campana) a quelli molto meno conosciuti (come <em>\u2018a mazza e u p\u00eduzo\u2019<\/em>, che richiedeva una certa abilit\u00e0, perch\u00e9 bisognava lanciare il pi\u00f9 lontano possibile, al volo, un piccolo pezzo di legno, il <em>p\u00eduzo<\/em>, colpendolo con un piccolo bastone). E c\u2019erano anche quelli pi\u00f9 crudeli, praticati soprattutto a danno delle povere lucertole, che l\u2019autore ricorda con precisione, pur dolorosamente consapevole del carico di violenza gratuita che vi si condensava.<\/p>\n<p>Le pagine pi\u00f9 suggestive dell\u2019intero libro sono per\u00f2, a mio avviso, quelle dedicate al cibo. La conoscenza dettagliata e piena di tutte le buone cose che la terra offre a chi ne conosce le virt\u00f9 permetteva di gustare bocconi semplici, ma prelibati e curati con grande attenzione, per esaltarne tutte le qualit\u00e0. Da questo punto di vista l\u2019accurato resoconto di come si preparava il pane e pomodoro (<em>u culurciedde r pane e pummarole<\/em>, cio\u00e8 una delle due estremit\u00e0 tipiche dei <em>palatoni<\/em>, le forme di pane grandi e allungate caratteristiche della Campania) \u00e8 uno dei ricordi pi\u00f9 vivaci e intensi del libro.<\/p>\n<p>Molto meno nota oggi, ma non meno gustosa, \u00e8 poi la ricetta relativa a \u2018<em>I cardune re carcioffe ndurete e fritte\u2019<\/em> (i germogli di carciofo indorati e fritti). Anche qui la familiarit\u00e0 con la terra e con i suoi prodotti \u00e8 decisiva. Essa consente di trasformare due volte all\u2019anno i germogli superflui dei carciofi in frittelle saporite e croccanti\u2026 Ancora pi\u00f9 indicativo della capacit\u00e0 di valorizzare anche le risorse minime offerte dalla natura a chi la conosce mi sembra il quadretto di vita contadina relativo alla fine della vendemmia. Dopo l\u2019ultima spremitura rimanevano, solo apparentemente inutili, i piccoli semi e le pellicine dei singoli acini. Anche quei piccoli residui, recuperati attraverso un paziente lavoro col crivello, potevano essere riutilizzati: i conigli ad esempio ne erano ghiotti. \u00c8 questa la Procida che Antonio ha voluto salvare dall\u2019oblio, ed \u00e8 questa la ragione del fascino segreto di molte delle sue pagine.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Nella nutrita serie di libri dedicati a Procida, in occasione del riconoscimento prestigioso tributato all\u2019isola per il 2022, lo spazio riservato alle sue tradizioni contadine \u00e8 stato indubbiamente modesto, di fatto inesistente. 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