{"id":22197,"date":"2023-05-07T13:00:00","date_gmt":"2023-05-07T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22197"},"modified":"2023-05-07T17:11:54","modified_gmt":"2023-05-07T15:11:54","slug":"dal-1919-al-1931-il-lungo-incubo-di-gennaro-il-procidano-costretto-a-farsi-prete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22197","title":{"rendered":"Dal 1919 al 1931.\u00a0 Il lungo incubo di Gennaro, il procidano costretto a farsi prete"},"content":{"rendered":"\n<p>Giovanni Romeo &#8211; <span style=\"font-weight: 400;\">Di pazienza allo sfortunato Gennaro ce ne volle davvero tanta. A dire il vero, le autorit\u00e0 centrali della Chiesa si erano convinte sin dal 1925 della necessit\u00e0 di dare una risposta rapida alle ripetute, dolenti istanze di un ex prete sfiduciato e stanco. Il Prefetto della Congregazione dei Sacramenti aveva scritto nell\u2019agosto di quell\u2019anno una lettera ferma e precisa all\u2019arcivescovo di Napoli, Alessio Ascalesi. In essa si faceva presente la necessit\u00e0 di affrontare subito la spinosa questione, in piena adesione alle istruzioni diramate dal suo dicastero svariati anni prima.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche il card. Ascalesi aveva mostrato inizialmente sincera sollecitudine verso il caso. In un paio di settimane aveva dato incarico a un ufficiale della Curia arcivescovile di interessarsi del processo e nominato il Difensore del vincolo (l\u2019equivalente, nei tribunali ecclesiastici, del Pubblico Ministero nella giustizia italiana di oggi). Aveva inoltre scelto i due scrivani destinati a curare la redazione dei verbali. Sottobanco, per\u00f2, tra le pi\u00f9 alte autorit\u00e0 diocesane qualcuno remava contro, probabilmente all\u2019insaputa dello stesso arcivescovo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Passarono cos\u00ec altri quattro anni senza che si muovesse foglia. Sicch\u00e9 fu ancora Gennaro, nella primavera del 1929, in un estremo, disperato ricorso, a segnalare alle autorit\u00e0 romane l\u2019intollerabile stallo della sua causa. Tutto dipendeva, secondo lui, dall\u2019atteggiamento ostile di una Curia decisa a fargli pagare la limpidezza della sua iniziativa o forse anche la vita sentimentale sinceramente confessata \u2013 certo sconveniente per un ecclesiastico, ma non per un laico costretto a farsi prete\u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Stavolta per\u00f2 fu la Congregazione dei Sacramenti, spazientita dall\u2019incresciosa situazione, ad affidare al sottosegretario, non al Prefetto \u2013 forse una scelta non casuale, un modo per far sentire la propria irritazione al card. Ascalesi \u2013 il compito di segnalare l\u2019urgenza di quel caso. Il funzionario, forse adeguatamente istruito, entr\u00f2 anche nel merito della causa, con una evidente forzatura. Ricord\u00f2 infatti con puntiglio all\u2019influente prelato che gi\u00e0 dal 15 luglio 1920, da oltre cinque anni, era nota alla sua Curia una dichiarazione resa da un anziano sacerdote isolano, amico del terribile zio prete di Gennaro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019ecclesiastico aveva saputo dall\u2019ingombrante confratello che la responsabilit\u00e0 della situazione ricadeva sulla madre del giovane, ossessionata dalla voglia di mettere le mani sui ricchi beni promessi dal fratello sacerdote al primo nipote che si facesse prete. A quella secca annotazione l\u2019ufficiale vaticano aggiungeva, come a rincarare la dose, dettagliate indicazioni: un vero e proprio avvertimento, un modo per sottintendere che la Congregazione era pronta ad avocare a s\u00e9 ogni decisione. Gli ordinava infatti di convocare quanto prima l\u2019anziano sacerdote, la madre di Gennaro, oltre a qualche altro teste isolano. Avrebbe eseguito cos\u00ec \u2013 aggiungeva con una chiusa velenosa \u2013 quanto gli era stato gi\u00e0 ordinato nel febbraio del 1925.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"> Era l\u20198 giugno 1929 ed erano passati quasi dieci anni dalla prima supplica di Gennaro. I toni aspri delle autorit\u00e0 vaticane \u2013 un vero e proprio ultimatum \u2013 furono efficaci. Nel giro di meno di due mesi fu avviata la procedura. Il 5 agosto fu ascoltato lui e conferm\u00f2 per filo e per segno, anche nei dettagli pi\u00f9 intimi, sia le violenze subite in famiglia, sia le relazioni sentimentali intrecciate, sia le conseguenze di quella pi\u00f9 delicata (era stato querelato dai genitori della ragazza per corruzione di minorenne, ma era stato prosciolto). Ci vollero per\u00f2 altri due lunghi interrogatori, nei giorni successivi, per esaurire i tanti aspetti oscuri del caso. Ma l\u2019uomo tenne testa a domande anche puntigliose e \u2018cattive\u2019.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra le sue risposte l\u2019indicazione pi\u00f9 importante, fino a quel momento mai emersa, venne da un episodio sconosciuto, relativo a un sacerdote isolano che era al corrente, come tanti isolani, della dolorosa situazione del giovane, allora suddiacono. Gennaro gli aveva domandato \u2013 giustamente \u2013 perch\u00e9 avesse taciuto al severo zio prete \u2018la sua caduta con una giovane\u2019. L\u2019altro per\u00f2 gli aveva risposto con franchezza: \u2018Me lo avrei fatto nemico per tutta la vita, dato il suo temperamento\u2019\u2026 Gli equilibri interni del clero isolano avevano sempre avuto il sopravvento su una verit\u00e0 scomoda, nota anche a molti fedeli.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Altrettanto sincera fu la risposta di Gennaro, nell\u2019ultimo interrogatorio, a una domanda non meno importante: se l\u2019implacabile mamma avesse mai potuto appurare o constatare, negli anni in cui frequentava il Seminario, le sue ripetute violazioni della castit\u00e0. Ne aveva prove precise, replic\u00f2. Gli era capitato, nella sua disordinata vita di chierico, di incappare in una malattia venerea (la blenorragia), che lasciava tracce nella biancheria intima. Se n\u2019era accorta ovviamente anche la madre, che lo aveva prontamente aiutato a curare l\u2019infezione, senza dare alcun peso alla circostanza. La sua ferma intenzione di volerlo prete si era imposta anche su un\u2019altra prova evidente della convinta laicit\u00e0 del figlio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La causa \u2013 troppo complicata per renderne conto in questa sede \u2013 impegn\u00f2 il tribunale nell\u2019autunno, anche se mancarono due protagonisti della torbida vicenda, la madre e lo zio prete, morti da tempo. Gennaro alla fine ebbe ragione, ma ancora nel luglio del 1631 tocc\u00f2 alla Segreteria del prelato che pi\u00f9 si era speso per lui sollecitare la Congregazione dei Sacramenti a chiudere per sempre quella brutta storia con la sentenza.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; Di pazienza allo sfortunato Gennaro ce ne volle davvero tanta. 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