{"id":22213,"date":"2023-05-28T12:03:13","date_gmt":"2023-05-28T10:03:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22213"},"modified":"2023-05-28T12:03:13","modified_gmt":"2023-05-28T10:03:13","slug":"preti-e-donne-a-procida-nel-settecento-don-francesco-e-cecilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tgprocida.it\/wordpress\/?p=22213","title":{"rendered":"Preti e donne a Procida nel Settecento: don Francesco e Cecilia"},"content":{"rendered":"\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><em><strong>Giovanni Romeo<\/strong> <\/em>&#8211; La formazione dei futuri sacerdoti \u00e8 stata da sempre per la Chiesa cattolica un problema serio, non solo per la spinosa questione del celibato. Ne \u00e8 una prova lampante l\u2019impegno crescente manifestato al riguardo nel \u2018500, dopo che la fine dell\u2019unit\u00e0 religiosa dell\u2019Europa aveva reso urgente il recupero del terreno perduto. Tuttavia le soluzioni adottate furono insufficienti. Fa testo il caso dei Seminari: la loro istituzione fu a lungo una risposta ben poco efficace alle vite disordinate e violente di tanti ecclesiastici. I dati relativi ai chierici e ai preti macchiatisi in tutta l\u2019Italia moderna di crimini comuni anche gravissimi sono eloquenti. Le molte decine di migliaia di processi penali conservati delineano un quadro desolante, che la giustizia degli antichi Stati italiani pot\u00e9 contrastare adeguatamente solo tardi e a fatica.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il clero di Procida non sfugg\u00ec a queste contraddizioni: come nel resto d\u2019Italia, un segmento non proprio esiguo dei suoi esponenti fu coinvolto in procedimenti di ogni genere (atti di violenza, truffe, abusi sessuali di vario tipo). Un vivace caso capitato nel 1704 ne \u00e8 una buona testimonianza. Nell\u2019aprile di quell\u2019anno Leonardo Mazzella di Stelletto, un giovane marinaio, vedovo con figli piccoli, si present\u00f2 dinanzi al vicario foraneo (il delegato arcivescovile, responsabile spiritualmente dell\u2019isola) per denunciare don Francesco Catarese, un prete locale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Da tempo, sia lui, sia gli altri vicini \u2013 tutti abitanti nelle vicinanze della chiesa abbaziale \u2013 si erano accorti delle attenzioni sospette del sacerdote nei confronti di Cecilia, la cognata poco pi\u00f9 che ventenne che aiutava Leonardo ad allevare i figli della sorella defunta. Perci\u00f2 il giovane aveva pi\u00f9 volte messo in guardia la congiunta, invitandola ad evitare i contatti con l\u2019ecclesiastico e a non andare a casa sua, per non alimentare maldicenze. Pochi giorni prima, per\u00f2, nel buio della sera, aveva sorpreso don Francesco dinanzi alla porta del suo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">vefio<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (il balconcino caratteristico dell\u2019architettura isolana), e senza la tonaca, in giacca da camera. Aveva cercato di bloccarlo, ma l\u2019altro era fuggito e allora Leonardo, oltre ad insultarlo (\u2018becco fottuto\u2019), gli aveva anche lanciato alcune pietre, senza colpirlo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tuttavia, ai vicini subito accorsi, sorpresi dal trambusto, aveva preferito dire che era stato un ragazzino, per evitare pettegolezzi sulla cognata. La bugia serv\u00ec per\u00f2 a poco: cominci\u00f2 subito a circolare \u2018qualche sussurro\u2019 sui rapporti tra Cecilia e l\u2019ecclesiastico. Questi, due giorni dopo, ferm\u00f2 Leonardo e si lament\u00f2 con lui per le voci diffuse sul suo conto. La ferma replica del marinaio \u2013 non era stato lui, da sempre abituato a portare rispetto ai sacerdoti \u2013 serv\u00ec a poco.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo una decina di giorni don Francesco torn\u00f2 alla carica, stavolta con toni minacciosi e volgari. All\u2019interno di una bottega, in un angolo dove nessuno poteva ascoltarli, lo accus\u00f2 con termini offensivi (ancora \u2018becco fottuto\u2019) di averlo screditato a destra e a manca. Il marinaio a quel punto gli rispose a muso duro e gli rinfacci\u00f2 senza peli sulla lingua che i suoi comportamenti erano noti a tutti e che continuava ad immischiarsi in cose proibite a un sacerdote. Stavolta per\u00f2 \u2013 aggiunse \u2013 il rispetto per il suo ruolo non gli avrebbe impedito di segnalarne gli eccessi ai superiori.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fu cos\u00ec che dopo qualche giorno Leonardo rivel\u00f2 l\u2019accaduto al vicario foraneo, ma non senza chiedergli cautela, per le possibili conseguenze negative dell\u2019iniziativa. Quegli eccessi non dovevano essere divulgati in alcun modo attraverso un\u2019indagine vera e propria: c\u2019era il rischio fondato che la cognata Cecilia non si potesse pi\u00f9 sposare, se si veniva a sapere qualcosa dei ripetuti contatti con lei cercati dal prete\u2026<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Di fronte al perentorio invito il vicario, che pure gli domand\u00f2 se sporgeva querela per l\u2019accaduto e ne ebbe la conferma, pens\u00f2 bene di non procedere a verifiche. La decisione calm\u00f2 le acque per un po\u2019, ma non fu risolutiva. All\u2019improvviso, sei mesi dopo, don Francesco, infastidito dai pettegolezzi che continuavano a circolare sul suo conto, pens\u00f2 bene di dare una lezione a Leonardo. Era una sera di ottobre, e il giovane, rientrato a casa, trovata la candela spenta, fu costretto, per riaccenderla, ad uscire di nuovo per chiedere del fuoco a qualche vicino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando per\u00f2 apr\u00ec la porta della \u2018gradiata\u2019 della sua abitazione per raggiungere la strada, don Francesco lo colp\u00ec con una mazza vicino all\u2019occhio e si diede alla fuga. Riavutosi subito, il giovane cominci\u00f2 ad inseguirlo, lo raggiunse e riusc\u00ec anche a togliergli il soprabito, ma non pot\u00e9 evitare di ricevere un altro colpo al braccio, prima che l\u2019altro si desse alla fuga. Leonardo lo querel\u00f2 immediatamente e stavolta la giustizia sembr\u00f2 pi\u00f9 sollecita. Due chirurghi accertarono i danni da lui subiti, per sua fortuna modesti, mentre don Francesco fu obbligato dalla Curia arcivescovile a trattenersi a Napoli, per evitare che la sua permanenza sull\u2019isola provocasse reazioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A sorpresa, per\u00f2, fu proprio il giovane marinaio a discolparlo, per motivi ignoti, ma forse ancora una volta per evitare che la vicenda si ritorcesse contro la cognata e ne pregiudicasse l\u2019onore e le possibilit\u00e0 di matrimonio. Nel giro di pochi giorni don Francesco, accampando il bisogno di assistere una sorella, sola e malata, pot\u00e9 tornare a Procida. Da allora le sue tracce si perdono. Forse soltanto la morte precoce, intervenuta nel 1716, quando aveva appena 55 anni, liber\u00f2 per sempre dall\u2019incubo Leonardo e Cecilia.<\/span><\/p>\n<p><br \/><br \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Romeo &#8211; La formazione dei futuri sacerdoti \u00e8 stata da sempre per la Chiesa cattolica un problema serio, non solo per la spinosa questione del celibato. Ne \u00e8 una prova lampante l\u2019impegno crescente manifestato al riguardo nel \u2018500, dopo che la fine dell\u2019unit\u00e0 religiosa dell\u2019Europa aveva reso urgente il recupero del terreno perduto. 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