Procida – E’ sbarcato ieri, accompagnato dai rappresentanti napoletani, il Presidente Nazionale di Federconsumatori, Emilio Viafora. Impegnato in una vasta campagna per rilanciare la presenza dell’associazione dei consumatori sui territori per garantire diritti e combattere diseguaglianze nonché essere vicini ai più deboli, il Presidente Nazionale ha scelto Procida come tappa fondamentale del suo tour a Napoli.

Un’isola simbolo non solo per la recente proclamazione a Capitale della Cultura 2022 ma anche per la vittoria dello scorso anno di una grande e storica battaglia di civiltà a favore dei disabili che utilizzano i mezzi navali.

A Procida, Viafora, accolto dalla rappresentante locale dell’associazione Avv. Daniela Ambrosino, ha incontrato presso la sala del Consiglio comunale la stampa locale, l’assessore Lucia Mameli, l’associazione “L’isola che non isola”, alcuni dirigenti dell’EAV bus e alcuni cittadini tra cui il rappresentante giovanile di Forza Italia, Andrea Potere.

L’occasione è servita per constatare come l’isola si prepara al 2022 nel rispetto dei diritti dei più deboli e dei diversamente abili, a cominciare dal traporto pubblico via terra e via mare.

«Un’isola capitale deve aprirsi in modo convincente e con le dovute azioni amministrative ad un turismo accessibile a tutti – ha detto Viafora – pronta ad accogliere quelli che vorranno visitarla, nessuno escluso, da ogni parte del mondo, con servizi adeguati e strutture fruibili».

L’assessore al ramo Lucia Mameli, da sempre attenta alle problematiche legate ai diversamente abili ha elencato tutte le criticità raccolte in questi anni con le soluzioni che sono state apportate ed ha evidenziato il giusto spirito di collaborazione che deve esserci  tra gli enti.

La visita ha rimarcato anche la volontà di rilanciare la battaglia aperta con la Caremar che, ad uno anno dalla storica sentenza, non ha ancora adeguato completamente i propri mezzi navali quali aliscafi e catamarani in servizio.

Ricordiamo che l’associazione di consumatori campana aveva portato davanti ai giudici del Tribunale di Napoli la compagnia di navigazione accusandola di non garantire il diritto alla mobilità delle persone disabili negli spostamenti da e per l’isola di Procida. Dopo due anni, il 27 marzo 2021, la sentenza di condanna della compagnia Caremar ad adeguare entro 12 mesi la propria flotta così da consentire anche ai cittadini disabili di utilizzare i mezzi navali della società sovvenzionata giacché, anche se qualche nave era abilitata, la stragrande maggioranza non era minimamente attrezzata.

Tra i protagonisti isolani la signora Milena Aurelio, supportata dai legali Felice Petillo e Mara Di Carluccio della Federconsumatori Campania, diventata simbolo dei tanti abitanti delle tre isole campane (Capri, Ischia e Procida) quotidianamente impossibilitati a raggiungere la terraferma. «Eravamo impossibilitati, e per certi aspetti lo siamo ancora – dice Milena – a lavorare a Napoli, ad affrontare visite mediche e quant’altro e ci veniva tolto il diritto alla mobilità e a vivere. Spesso ci impedivano l’accesso a bordo perché le navi sono prive di ascensori. Talvolta qualche comandante si assumeva la responsabilità e potevamo viaggiare come passeggeri e cittadini di serie b, insieme alle macchine con tutto lo smog. Una cosa indegna per una società moderna».

Viafora poi con la stampa ha anche risposto ad altre domande:

«Il sud, e buona parte della sua società civile, sta dando risposte chiare ed è esempio di una reattività unica nel fronteggiare la crisi Covid, nonostante le mille difficoltà. In questa fase pandemica ai mali atavici di questo straordinario pezzo d’Italia si è sommata una crisi che ha acuito il divario territoriale e aggravato non solo la condizione del tessuto economico e sociale della Campania, ma ha impattato fortemente sulla qualità della vita. Per questo è assolutamente necessario rilanciare la nostra presenza come associazione di consumatori, con funzione di agente sociale, e lo abbiamo fatto in questi giorni partendo da Napoli e provincia”.

 «Il Covid ha allargato la forbice delle disuguaglianze. Chiusure come quelle della scuola hanno impattato fortemente in tal senso, creando un gap non solo territoriale ma anche all’interno delle stesse città. Si pensi solo a quante donne e quanti giovani hanno vissuto la stessa pandemia e le stesse chiusure in modo totalmente diverso, a seconda delle disponibilità economiche. È mancata una regia comune e una visione ampia, ma sono convinto che proprio dal modo in cui Napoli, la sua provincia e la sua gente abbia gettato il cuore oltre l’ostacolo che possiamo ripartire».

 

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