Gino Finelli – Sono molti mesi che attraverso i miei scritti tento di spiegare che è tempo di finirla con le accuse reciproche tra maggioranza e opposizione sulle capacità gestionali, politiche e amministrative degli eletti.

Si ripete oramai da mesi la solita storia, ciascuno ritiene di essere depositario di cultura, capacità, competenze e di avere, rispetto al suo collega avversario, doti e qualità superiori. Spesso leggo articoli improponibili che possono essere pubblicati e diffusi solo attraverso una piattaforma come FB che fa sì che chiunque, purtroppo, oltre ad esprimere una sua personale opinione, possa sentirsi editorialista, commentatore e scrittore.

Ed è proprio su questi social che si assiste al fenomeno dell’infallibilità, di quella capacità, oramai concessa a tutti, di poter dialogare in assenza di un contradditorio, mascherandosi in una situazione virtuale che lascia il commento solo ai suoi sostenitori.

Ciò avviene oramai nella politica nazionale, ma diviene deflagrante nella politica di piccole comunità, dove sarebbe opportuno, dopo l’appuntamento elettorale sempre aspro e poco edificante, sia sotto l’aspetto politico che culturale, riporre l’ascia di guerra a favore di un pensiero teso alla conciliazione e soprattutto  al  bene della collettività che si amministra.

Purtroppo ciò non capita mai e si finisce continuamente con il leggere considerazioni, pensieri ed opinioni spesso offensive, prive di contenuto, anche scritte male e con un pessimo Italiano.

Così i Consigli Comunali finiscono coll’essere una piazza reale dove metter finalmente in mostra tutto quello che si è detto e pensato a livello virtuale. Un pessimo esempio di fare politica, e ancora una volta, la dimostrazione che non si sa fare politica perché probabilmente nessuno ne ha capito il suo significato.

Il traguardo d’immagine che è stato raggiunto con il riconoscimento di Capitale della Cultura 2022, può e deve rappresentare un motivo non solo di riaggregazione tra le parti, ma anche e soprattutto di dialettica costruttiva, lasciando alle spalle i vecchi rancori e imparando ad ascoltare tutti per un progetto sostenibile, comprensibile e accettato dall’intera collettività

Quando si è eletti e si ricopre una carica pubblica, si acquisisce un ruolo istituzionale e si diventa esempio per i cittadini che hanno dato il loro consenso attraverso una scelta. Si deve quindi mantenere un contegno e si  devono pesare le parole, anche e soprattutto quelle sui social. Bisognai costruire un’immagine di progettualità e rappresentare l’intera popolazione, indipendentemente dal credo politico dei singoli cittadini.

In una piccola comunità, come Procida, dove qualunque cosa detta o fatta diviene oggetto di conversazione, a maggior ragione bisogna che tutti, amministratori e sostenitori, imparino ad usare un profilo istituzionale, mantenendo nascoste le loro antipatie personali e evitando quel tifo da stadio che male fa alla politica e al paese. Usare una piazza virtuale non significa avere la libertà di dire qualsiasi cosa, poiché la libertà di espressione e di opinione deve osservare non solo un linguaggio corretto, ma deve sapere   esprimere anche un contenuto che abbia un significato e dia delle indicazioni, non può essere guidata da antipatie, rancori o, peggio ancora, interessi personali.

L’infallibilità, a cui spesso si fa riferimento, può essere sapienziale o pratica. Diviene possibile solo quando entrambe coincidono, ma ciò accade solo quando la conoscenza deriva da una fonte esente da errori. Dunque l’unica possibile concretamente per un uomo è quella pratica, che anche in questo caso, risente sempre delle condizioni in cui si opera e della società a cui si appartiene. Dunque nessuno è infallibile e chi pensa di esserlo inganna chi lo ascolta. Usare le parole è come sempre importante perché esse esprimono in modo chiaro e inequivocabile le caratteristiche culturali, ed etico morali della persona che le usa.

Devo esprimere, in ragione delle considerazioni esposte, un riconoscimento di correttezza al Sindaco per essere riuscito, anche se in parte, a mantenere oltre che una calma invidiabile, un comportamento in linea con la sua carica ed il suo ruolo. E proprio in questo tempo i comportamenti corretti, soprattutto sotto il profilo istituzionale, sono un elemento di qualità di chi ci rappresenta.

L’esempio di Draghi dovrebbe convincere, oramai tutti, che quando si decide di parlare lo si deve fare avendo acquisito tutte le conoscenze necessarie e con quello stile che, oltre che far bene al dialogo, serve anche a creare un percorso collaborativo condivisibile e condiviso da tutti.

La speranza è che qualcuno capisca.

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