Sebastiano Cultrera  – Chi di voi ha letto “Cent’anni di solitudine”? Credo in molti, ma per i pochi che non lo hanno fatto, dico che nel capolavoro del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez si tratta di un paesino che diventa teatro di conflitti, permanenti, durati per SEI generazioni; tra due famiglie-fazioni e con relativi amici e parenti.

Temo che la nostra isoletta si stia avviando a diventare qualcosa del genere. Altro che Guelfi e Ghibellini! Che pure rimandano ad una tradizione di “contrapposizione” frontale, ma con un “nobile” significato politico.

Il “salto di qualità” dello scontro in corso nella politica procidana ha, appunto, fatto registrare la definitiva scomparsa della parola “nobile”. Fino agli ultimi atti della schermaglia che sono sicuramente IGNOBILI e che, nella loro macabra sconcezza, offendono la intera comunità.

Ma se atti del genere sono decisamente esecrabili, rimane politicamente aperto un vulnus: la mancata legittimazione della vittoria altrui. Forse, in fondo, è solo una soluzione indolore per esorcizzare una sconfitta. Scatenando reazioni e dispute (nei tifosi e nei “nemici”) sempre nella dimensione dell’oggi, senza domani.

Si tratta dello stesso “continuo presente” che incombe nel libro di Garcia Marquez, in una sorta di dinamica circolare (nietzschiana) del tempo: L’Eterno Ritorno dell’Uguale.

Con ovviamente l’eterno presente delle “tifoserie” esacerbate di quelli di adesso (che sono, oramai, diventati …un po’ di prima) contro quelli di prima (che sono, oramai, …un po’ più passati). E viceversa, in una gara al ribasso nello stile (della serie Lui è Peggio di me).

E i nomi sulle Bare sono peggio di tutto (ma anche i nomi scritti sulla carta igienica non erano cose carine…).

Nelle sedi proprie ho sottolineato come il grande servigio che Draghi può rendere all’Italia (al di là del compito precipuo sulle emergenze della Salute e dell’Economia) sia proprio quello di recuperare uno Spirito Repubblicano: che punti soprattutto a ritornare alla LEGITTIMAZIONE dell’avversario politico, indipendentemente dai ruoli di maggioranza o opposizione. Ciò che è, in pratica, mancato in tutta la seconda repubblica perché l’opposizione di turno ha sempre puntato a DELEGITTIMARE il Governo protempore. Con Berlusconi o con Prodi o con altri, e a parti alterne, sono sempre stati trovati motivi (morali, politici, elettorali, etc.) per un MANCATO RICONOSCIMENTO, all’avversario, del diritto di governare.

Il quadro nazionale non aveva, fino ad oggi, infatti, aiutato le realtà locali a recuperare un clima di concordia e i nostri politici locali non si sono sottratti alla lotta, senza esclusione di colpi. Fino al cadere nel baratro attuale. E al rischio di un CONTINUO PRESENTE.

Eppure una grande prospettiva per ANDARE AVANTI era stata, da noi, finalmente marcata, con l’unico colpo (ma da maestro) di Dino Ambrosino. Investendo (idee, risorse, energie) sul progetto di Procida Capitale della Cultura.

E vincendo clamorosamente la scommessa! Ma questo evento, che dovrebbe, ragionevolmente, mettere le ali ai piedi allo sviluppo e alla crescita (nelle direzioni giuste e compatibili) della comunità procidana viene ancora vissuto (almeno in parte) come elemento di divisione.

C’è un sottile distinguo politico che va fatto, a questo punto e necessita un attimo di approfondimento.

Il successo del Sindaco e della sua Amministrazione è indubbio e senza precedenti. Hanno fatto tutto bene (definito i temi giusti, coinvolto le professionalità giuste, costruito le sinergie giuste) ma non hanno ancora l’unanime consenso della popolazione su questo avvenimento: che, tuttavia, del coinvolgimento della popolazione necessita come il pane. A mio avviso la tendenza a indugiare, spesso, nel sottolineare i meriti “di parte” della squadra vincente (anzi, ancor di più, la sconfitta delle previsioni negative DEGLI ALTRI) in questo importantissimo successo, può affievolirne la portata. Più passa, invece, il concetto che “Ha Vinto TUTTA l’Isola” più il progetto può decollare positivamente: e a questo punto il successo del Sindaco e della amministrazione sarà completo (e, in definitiva, maggiore).

Questo assunto sembra semplice ma è complesso, anche perché è contrastato (alla base) da un atteggiamento “di chiusura” sul tema manifestato dalla opposizione: chiusura esibita fin dal primo momento di presentazione al pubblico del progetto (con inutile platealità). E le piazzate, le liti, le ignobili sceneggiate (da qualunque parte vengano) tendono a rendere difficile un percorso agevole di QUELLA IDEA (pur vincente) nel grosso corpaccione dell’opinione pubblica isolana.

Secondo me il Sindaco e l’amministrazione (che hanno il pallino in mano) potrebbero fare qualcosa in più per fare sbiadire la fastidiosa impressione che si amministri cercando solo la sintonia con gli amici (recuperando un afflato più ampio, dal punto di vista politico, economico e umano).

Anche perché l’isola non può perdere (in queste dinamiche) l’occasione di utilizzare proprio questo potente strumento (Procida Capitale 2022) per guardare avanti, lanciando un progetto sostenibile e compatibile che ne risolva le intrinseche fragilità e riesca a valorizzarne la forte identità.

Serve anche la visione politica, per lanciare, nel contempo, DA QUESTA ISOLA (come appartiene ad una Capitale) una serie di messaggi, idee, progetti, per il RILANCIO di una nuova stagione per l’intera nazione italiana. Per esempio sul tema della CENTRALITA’ DELLA CULTURA nel processo di RILANCIO e di SVILUPPO del Sistema Italia.

Insomma, superiamo di slancio la viscosità dell’eterno presente, anche per non fare la fine del paesino di Macondo, che alla fine dei cento anni (di solitudine e di solitudini incrociate) venne spazzato via. E veleggiamo lontano.

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