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È un dovere della politica proteggere la salute

DiRedazione Procida

Feb 8, 2022

Gino Finelli – È ora di smetterla di parlare a vuoto, di esprimere opinioni e fare considerazioni. Di arrogarsi il diritto di una conoscenza falsa e superficiale, di una progettualità senza esperienza e soprattutto non in linea con quanto possibile e necessario.

E parlo dell’Ospedale, di quel presidio sanitario che di tanto in tanto ritorna ad essere al centro di un dibattito, ma che poi si dimentica e lo si lascia nella sua più totale inefficienza.

Ho ripetuto e scritto moltissime volte che non basta avere un ospedale, ma è necessario che esso funzioni e più volte ho fatto appello a tutti affinché si portasse avanti una battaglia finalizzata a dare alla struttura un suo perché e una sua vera funzione che al tempo stesso è la sua ragione di esistere.

Un Ospedale è una macchina complessa che innanzitutto richiede continuità nel lavoro e programmazione. Non ci si può improvvisare dal mattino alla sera e non si può continuare a mentire.

Noi abbiamo una struttura sul territorio con potenzialità reali, sia per lo spazio che per la sua implementazione. Ma implementare non significa dotare la struttura solo ed esclusivamente di macchine, attrezzature e nuove tecnologie, non significa applicare esclusivamente la telemedicina, non significa utilizzare le poche risorse per tenerlo in funzione. Un ospedale ha bisogno di avere una finalità e qual’ è, oggi  quella  del nostro presidio se non essere un centro di smistamento attraverso il quale passano i pazienti, che il più velocemente possibile, devono essere trasferiti? 

Ho da sempre affermato, e continuerò a farlo, che è necessaria una organizzazione che preveda personale dedicato esclusivamente al presidio e non i turnisti che, di volta in volta, si susseguono e che di fatto non hanno alcun interesse ad implementare e far crescere la struttura e dare alla popolazione un riferimento costante. Non è immaginabile di non avere un dirigente sanitario sul posto che gestisca l’organizzazione, il personale, gli acquisti e quant’altro necessario. Non è possibile che non vi siano ambulatori, in particolare quelli di cui la popolazione residente ne ha grande necessità e infine non è possibile immaginare di gestire una emergenza senza le dovute maestranze professionali.

A che servono nuovi ecografi, apparecchiature radiologiche, di laboratorio, letti, incubatrici, barelle ecc. ecc. se non vi è un organico che sa gestire il tutto e se ne assuma la responsabilità?

Mi si dirà la solita cosa che Procida è piccola non vi può essere una struttura realmente funzionante in autonomia, non vi sono i budget   per immaginare un presidio nella sua totale funzionalità ecc. ecc. e potrei dilungarmi all’infinito. Ma la salute non può passare come sempre attraverso l’idea malsana dell’azienda che deve fare profitto.  La nostra è una sanità pubblica e essa comporta delle spese che lo Stato, le Regioni devono sostenere e, tali spese sono primarie e devono superare qualunque altro impegno economico, poiché si tratta della salute della popolazione. Si tratta di dover garantire una assistenza, anche in deficit nel bilancio aziendale, magari imparando a tralasciare quelle spese inutili e, in sanità ve ne sono tante, o a essere più attenti quando si procede agli acquisti. Si tratta in sostanza di finirla con l’idea che dobbiamo far quadrare il bilancio, poiché non è possibile, quando si parla di sanità pubblica e di salute della popolazione.

L’ipocrisia della politica, che di fatto ha colonizzato la sanità con la realizzazione di un Sistema Sanitario Nazionale che fa acqua da tutte le parti e che forse è servito solo alla politica stessa, deve terminare. La pandemia ci ha fatto ampiamente comprendere le disfunzioni della nostra sanità e, ancora oggi in nome del Covid, si interrompono le convenzioni e si chiudono negli ospedali le attività chirurgiche ordinarie. In nome del covid si spendono soldi senza un progetto e come sempre si comprano attrezzature senza avere il personale per farle funzionare.

Quella politica che negli ultimi trent’ anni ha ridotto i posti letto, ha progettato il numero chiuso per le facoltà mediche, dimenticando che tra il 2015 e 2020 tutta la mia generazione sarebbe andata in pensione, ha ridotto gli accessi alle scuole di specializzazione per non pagare le borse di studio, ha tenuto aperti ospedali inutili sui territori senza alcun piano di ristrutturazione e di organizzazione, anche alla luce delle nuove tecnologie è colpevole della nostra attuale situazione. E’ proprio responsabilità della politica la carenza di personale sanitario e parasanitario, di una gestione corretta della medicina territoriale, della fatiscenza delle strutture, e così via.

Entrata a gamba tesa attraverso i suoi adepti, spesso portatori di voti, si è ampiamente dimostrata incapace di saper amministrare un settore così delicato e complesso e, abolendo la meritocrazia e la gestione tecnica, ha di fatto determinato la disfunzione totale della sanità che ha avuto il suo colpo di grazia con la scelta insana di delegare le Regioni al suo funzionamento. La salute è il bene assoluto e primario di ogni popolazione e il dovere, oltre che morale. anche materiale di ogni governo, è provvedere affinché essa sia garantita, poiché senza salute non vi è sviluppo, ne forza lavoro.

E dunque in una comunità isolata dal mare non può che essere presente un ospedale che assolva al suo compito e cioè quello di essere garante dell’assistenza dei cittadini. In particolare poi immaginare il periodo estivo, con l’enorme flusso di visitatori, senza aver provveduto in tempo alla riorganizzazione del presidio ed avere stabilito un organico stabile, è davvero una follia se non addirittura malafede. Il Sindaco, l’Amministrazione Comunale, l’intero Consiglio Comunale hanno i poteri per effettuare la programmazione, il controllo e il giudizio sull’operato del Direttore Generale dell’ASL.

La si smetta di sbandierare soldi spesi per nuove attrezzature o per una rivisitazione della struttura in termini architettonici, ci vuole un piano preciso sul suo funzionamento, sui compiti che deve assolvere in relazione alle esigenze del territorio e della popolazione. Ci vogliono medici ed infermieri e, perché no, un Primario che sappia governare il timone di una nave che allo stato è in balia del mare.

Non ha nessuna importanza quali attrezzature sono presenti o si preveda di comprare, ma chi le farà funzionare e a cosa sono destinate.

Ed allora la nostra comunità ha bisogno di chiarimenti, di sapere quale assistenza è prevista per il territorio, come essa debba funzionare e quali sono le reali intenzioni dei vertici aziendali.

Noi abbiamo come cittadini tutti insieme, senza distinzioni di credo politico o di riferimenti personali, di incidere fortemente con tutti i mezzi che venga rispettato un nostro diritto che è un loro preciso dovere.

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