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Procida 2022. Fili d’ombra, fili di luce. Un ponte tra il passato e il presente

DiRedazione Procida

Giu 28, 2022

Procida – Un viaggio emozionale attraverso la storia recente dell’isola di Arturo, percorrendo una sottile linea rossa rappresentata dai tessuti di lino, che i carcerati di Palazzo d’Avalos, complesso simbolo dell’isola, lavoravano durante la detenzione e le donne isolane trasformavano con cura in capi di corredo destinati al mercato di tutta Italia.

Giovedì scorso tantissima gente ha presenziato alla straordinaria mostra temporanea “Fili d’ombra, fili di luce”, inserita nel programma culturale di Procida Capitale Italiana della Cultura 2022 e allestita negli spazi di Palazzo d’Avalos a terra murata.

La mostra, che resterà visitabile fino al 31 dicembre a cura di Tommaso Delvecchio e organizzata dall’associazione “Chiaiolella-Borgo Marinaro” e dall’associazione “Minerva”, in collaborazione con il Dipartimento di  Architettura e Disegno industriale dell’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, e della sartoria Palingen, legata alla Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli, ha abbracciato prodotti finiti, parte della vita domestica e ripercorso, intrecciandola con le vicende dell’isola, la storia del lino, le fasi della sua trasformazione, l’applicazione che ne veniva fatta in passato e quella che più attiene alla contemporaneità.

“Uno dei luoghi simbolo dell’isola è sempre più un polo culturale che contiene, storia, memoria, linguaggi ed estetiche”, ha sottolineato Agostino Riitano, direttore di Procida 2022. “Ancora una volta il percorso di Procida Capitale si nutre dell’apporto fondamentale del mondo dell’associazionismo”, ha detto il sindaco Dino Ambrosino.

“Un progetto frutto anche della collaborazione tra il Dipartimento e la Palingen, la sartoria sociale del carcere di Pozzuoli, affinché i lavori, una volta in commercio, possano sostenere le donne recluse che attendono una seconda opportunità, una ricucitura con la vita”, ha sottolineato Ornella Cirillo, docente di Architettura e Disegno Industriale all’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli. “Con questa mostra intendiamo lanciare un messaggio di speranza” ha detto Maria Luisa Palma, direttrice della Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli.

“È straordinario il percorso di questi mesi che ci ha portato dalla elaborazione del progetto fino alla esposizione di oggi. Voler rappresentare il legame che da sempre ha tenuto vivo il rapporto tra le donne di Procida, il lino e il carcere. Abbiamo imparato molto da questa esperienza” ha detto Maria Iovine dell’associazione Chiaiolella Borgo Marinaro.

Dello stesso tono Rachele Lubrano dell’associazione Minerva: “Bellissima esperienza dove non bastano i ringraziamenti per chi si è prodigato per la buona riuscita di questa mostra. E’ emozionante pensare che quello che avevamo in mente si sia poi potuto realizzare e mostrare a tutti”

Entusiasmo tra i visitatori e chi ha preso parte al progetto:

Aquilina di Maio: «Il lavoro è stato tantissimo perché assieme all’associazione borgo marinaro e all’associazione minerva abbiamo dovuto recuperare tutto il lino contattando le famiglie che si sono rilevate molto ma molto disponibili, abbiamo altresì raccolto tantissimi centrini per farne una grande vela assieme a tantissime persone non di Procida che hanno contribuito inviandoci centrini da tutta Italia.

Patrizia Barone: «Sono emozionata perché ho partecipato anche io a questo splendido lavoro coordinando un po’ le signore nella cucitura dei vari oggetti e a vederlo poi realizzato è molto bello e anche la mostra è molto interessante assieme ai lavori dei ragazzi dell’università e del carcere di Pozzuoli che sono davvero belli e notevoli. Venite tutti a vederla”

Silvana Ventrice: «Sono rimasta letteralmente esterrefatta, una mostra bellissima. Sono tutti elementi che fanno parte della mia cultura perché io sono una procidana DOC e proprio procidana di terra murata ho vissuto in prima persona tutto quanto vedo perché spesso venivo con mia madre per comprare cose che poi ho ancora nel corredo quindi per me è stata una emozione immenso e soprattutto mi sono resa conto del lavoro immane che hanno fatto queste signore ed è bello davvero”.

Maria Cuccurullo : “Il nostro lavoro è stato quello di mettere in risalto la storia delle donne procidane, esponendo il loro artigianato. Un lavoro bellissimo, certosino che ci ha fatto conoscere quanto sia stato importante nei secoli questo legame”

 

 

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